ATTI DEL IE ADUNANZE mV I. E, ISTITUTO VKETO 1)1 SEIENZE, LETTEKE ED ARTI. ' -i.J-V.4. ATTI HELLE ADUNANZE DELL'l. It. ISTITUTO VENETO D I S C 1 E W Z E ., LETTERS ED A R T I u\i. novembre 1846 all'ottorre "1 847. ■■■■■' VENEZIA, PRESSO LA SEGRETERIA DELL 3 ISTITUTO N K I. P \ I. A Z 7. o n r C A I. F . 1847, CO HIM Dl PIETRO NARATOTICH. ATTI IIELLE iMMMG DELI/ 1, R. ISTITLTO VFJEI DI SCIENZE, LETTERE EU ARTI. ADUNAIVZA DEL GIORNO 29 INOYEMBRF, 1846. U Segretario legge 1' atto verbale della prece- dente adunanza del g agosfo, ch'e approvato. Si annunziano i seguenti doni fatti all I. R. I- slituto. i . DalP I. R. Istituto Lombardo. Giornale delVI. R Istituto Lombardo e Bibliotera Italiana. Fascicoli 59 al 42. a. DalFAccademia Reale di Agricoltura di Torino. Volume IV dc' suoi Annali. Dispensa 2. a 3. Dalla Societa Medico-Chirurgica di Bologna. Bullettino delle scienze mediche. Fascic. di febbraio c marzo 4846. 4- Dall'Aleneo di Brescia. Comtnentarii delVAttneo di Brescia per V anno 1844. Brescia, 1845. In vol. in 8. 5. Dal menibro effeltivo cav. Sanlini. Posizioni inedie delle stelle fisse ridotte al principio dell' anno I8i0. ec. ( Estr. dal vol. VI dei Niwvi Saggi dell* I. II. Accademia ili Padova). 6. Dal membro effettivo doll. Biauchelti. Delia sdenza, Saggi coW aggiunta di alcnni discorsi. Venezia, 1846. In vol. in 8. -. Dal membro effettivo prof. Conli. Confronto Ira It 7/ue considerazioni riguardanli uno scritto sulla fdosofia delta fisica del do//. Ambrogio Fust- nicri, c le sue difese. Padova, 1 8 if!, di pag. GO in 8. 8. Dal membro effettivo prof. Zantedeschi. Espen'enze su nuove linee nere e luminose dello spet- tro solare (Estr. dal fasc. 8 della Raccolta fisico - chimi- ca italiana ). Raccoll a fisico- chimica italiana. Eascicoli 8 al 10. Delle leggi dell' intensita della polarizzazione delta luce neW atmosfera (Estr. dal fasc. 9. della Raccolta sudd.). Lettera 1.", s?tl magnelo-telluro-eleitrico in Italia, di- rriia al .si;/. Walker di Londra ( Estr. dal fasc. 10 della Raccolta suddetta ). • I. Dal membro effeltivo nob. (i. Freschi. / numeri 20 at 54 del Giornale intilolalo : L/Anii- co del Contadino. io. Dal membro effettivo dolt. Namias. Giornale per serv/re ai progress/ delta Patologia e delta Terapeutica. Fasc. cl i luglio, agosto e settembre 184(>. j i. Dal membro efFetlivo e segretario L. Pasini. Atti delta settima adunanza deg/i Scienziati Ita/ia/ii. Parte I." Napoli 1-S46" in i. i 2. Dal socio corrispondente cav. G. Tommasini di Parma. Sidle affezioni periodiche intermittent! febbrili e non febbrili ec. Parma, 1845. Un vol. in 8. i 3. Dal socio corrispondente dott. Carlo Kreil Di- reltore dell'Osservaforio astronouiico di Praga. Magnetische und metearoiogische heohaehlungen zu Prag. Anno 6.'° Praga, 1846 in 4. Magnetische und geographische Ortsbestimmungen in Bbhmen in den Jahren 4843-1845. Praga, 1840 in 4. i 4- Dal socio corrispondente march. L. Pareto di Ge- nova. Cenni gcologici sulla Liguria marittima. Genova, •1846 con una carta geologica in 8. i ft. Dal socio corrispondente cav. Michele Tenore di Napoli. — 8 — Hicercke sull'arancio setifero. frfodena, 1843, di pag. 10 in 4. cd una lav. Essai sur la Orographic physique et botaniqut du lioyaume de Naples. Napoli, 1827. Un vol. in 8. con tavolc. Delia Pol/a, ntyovo genere dellc Tridee, di pag. 6 in 4. cd una tavola. .hi Ho nn \eapolitande Syllogem, Appendix V. Na- poli, 1842. 1 6. Dal socio corrispondente Carlo L. Bonaparte, Principe di Canino, in Honia. Caialoyo metodico dei pesci europei. Napoli, 1810, di pag. 100 in i. i -. Dal socio corrispondente march. Selvalico-Estense. SuyV insegnamenti archiieUonici e sidle rijbn/a di cui abbisognano. IMilano, i 846, di pag. 44 in 8. i 8. Dal socio corrispondente dolt. L. P. Fario e dal dott. Ad. Benvenuti. Memoriale delta Medicine contemporanea. Fasc. di maggio, giugno, luglio, agoslo e sctteinbre -1846. 19. Dal socio corrispondente cons. Antonio Quadri. Descrizione topografica di Venezia* Venezia, iS'16, fa- scicoli 17, 18. no. Dal sig. cay. Antonio Diedo di Venezia. — 9 — Fabbriche e disegni di Antonio Diedo. Fascicoli 7, 8 e9. 21. Dal sig. cav. B. de Beroaldi di Vienna. DelFarmonia universale, poetna didascalico in sesla rhna. Vienna, 4846, un volume in 8. 2,2,. Dal sig. Coinni. Alessandro Cialdi di Roma. Belle barche a vapore, e della navigazione del Tevc- re. Roma, 1845. Un vol. in 8. con tavole. 23. Dal cav. Luigi Poletti di Roma. Geometria applicata alle Arti belle cd alle Art! men- caniche. Roma, 1846. Un vol. di testo ed uno di tavole. 24. Dal capilano sig. Secondo Bordi di Sinigaglia. Porto-Canale di Sinigaglia, sua situazione , lavori ideati, eseguiti, ecc. Progetto. Sinigaglia, 1 845. Un vol. in 8 , con tavole. 25. Dal sig. dott. Achille Desiderio di Venezia. Sulla spina bifida. Venezia, di pag. 8, in 8. La febbre tifoidea cd il solfato di chinina, di pag. 8 in 8. 26. Dal sig. Sebastiano Venzo farmacista di Belluno. Delle sorgenli del calorico. Belluno, 1846, di pag. 54 in 8. 27. Dal sig. Giacomo Zanardi di Venezia. I numeri 35 al 47 del Giomale inlitolato: L'Arliere. VI 2 — 10 — 1/ Eccelsa Presidenza dell I. R. Governo con di- spaccio 29 settembre trasmette un esemplare del- P opera del sig. Alcide d' Orbigoy relativa ai fossili microscopici da lui chiamati Foramini/eres, scoperti nei dintorni di Vienna dal sig. Vice-Presidente della Camera Aulica Giuseppe Hauer. Di quest'opera S. M. I. R. ne ha fatto acquistare alcuni esemplari, ed uno si e graziosamente compiaciuta di destinarlo all' I. R. Istituto. La Presidenza dell' I. R. Governo col dispaccio 26 oltobre trasmette da parte dell'Eccelsa I. R. Ca- mera Aulica generale un esemplare delle Tabellesup- pletorie dimostranli i cambiamenti avvenutidal 1887 al i8/|2 nelle shade della Boemia. LI. H. Governo coi dispacci 20 agoslo e 17 nov. munda iu dono la 3. a e la l\? od ultima dislribu- zione degli Atti della pubblica Esposizione dlndustria della Monareliia Austriaca seguita a Vienna nel 1 84 5. II sig.Coinmeudatore Vincenzo Antinori Direltore dell I. R. Museo di Fisica e di Storia naturale di Fi- renze ha trasmesso in nome di S. A. I. R. il Granduca di Toseana 1" opera intilolala : Memorie sul bonlfica- mento delle Maremme Toscane, Firenze, i838, un volume in foglio, in conlrassegno del sovrano aggradi- — II — mento pei due volumi delle Memorie dell' I. R. Isli- luto mandati alia Biblioleca Granducale. II Segrelario partecipa la mancanza a' vivi avve- nuta recentemenle del socio corrispondenle dell' I. R. Istiluto, Commendatore Giuseppe Venturoli, presi- dent del consiglio d'arle pe' lavori nazionali d'acquc e slrade dello Stato Pontificio, gia professore di ma- tematica applicata nell'LJniversita di Bologna. Egli ap- parteneva qual Membro ordinario all'Islituto Italiano, Sezione di Bologna. Si comunica il seguente Programmadi un Premio proposto nel Congresso scieotifico di Geneva per una Monograjla delle zone nummulitiche delT Europa meridionale e principalmente dell Italia^ giusla una proposizione del Generate Alberto della Marmora. « Sara dato un premio di 700 franchi, ofTerti 500 dal sig. Generate Delia Marmora e 200 dal nob. sig. de Zigno, a clii determinera con precisione quante sieno nell' Europa meridionale, e principalmente in Italia, le zone nummuliti- che, e quale sia il Ioro rapporto geologico colle formazioni cretacee e terziarie. Saranno descritte, ovc occorra, e figu- rate le specie di nummuliti caratteristiche delle varie zone. Le Memorie dovranno essere mandate alia Presidenza del Congresso scientifico di Venezia non piu tardi del i5 set- tembre (847. Se il premio non potesse essere conferito in quel Congresso, il concorso Sara rimesso al Congresso del- 1'anno 1848. » — 12 — Da parte delta Segreteria generale del Ministero di pubblica economia ed istruzione del Ducalo di Mo- denasi reca a nolizia die luronoproposli col Program- ma i.° seltembre iNj(> due preruii a chi sciogliera meglio i due seguenti tcmi concernenti il governo de fiumi di quel Ducalo. I. Presa in matura considcrazionc 1'indolc rispettiva dei fiumi Panaro e Secchia, e I' andamento dei medesimi par- tendo dalla loro origine, come pure I s alluale condizione dellc loro arg'mature, proporre i provvcdimenti chc si rav- viscranno i piii convenieoti per la migliorc sistemazione dei fiumi slessi a salvezza dclle adiaccnti campagne del territo- rio Estcnse; non ommcttendo di esaminare distintamente i metodi che ora si pralicano |>er la difesa di dctte arginatu- re, cioe di semplici scarichi e ritiri d'argini, di scarichi d'argini con opere di fascinaggio al picde, d' argini con di- verse scarpc fino al quattro di base per uno di altezza, di tagli e raddrizzamenti di alvco ccc. ; e, indicando i vantaggi e svantaggi derivanti da tali metodi, dimostrare coll'appog- gio occorrendo di opportune mappe e calcoli, quali siano a preferenza adottabili anche pel successivo impegno dclla manutenzione, o quali altri si potessero sostituire avuto ri- gnardo alle localita c circostanze diverse dei ripctuti fiumi. Si avverte intendersi die i Progetti abbiano ad essere conciliati con quella prudente economia rclativa chc li ren- da di convenientc pratica applicazione. II. Indicare i niczzi die si crcderanno piii facili c sicuri, ed in pari tempo di convenientc economia in confronto dei vantaggi che si ottcrrebbero 3 per aumentarc Ic acque d' ir- rigazione e macinazione in estate a comodo delta pianura dclle due Provincie di Modena e di lleggio, e segnatamenle — 43 - quelle cue vanno ad aliraentare il Naviglio Modcncse. Si esige che i Progetti vengano giustificati da un corredo di allegati e calcoli positivi applicati ai casi concreli della pia- nura delle indicate due Provincie e del Naviglio sudJetto. Si deducono in pari tempo a nptizia di chiunque potra avervi interesse i seguenti avvertimenti in proposito : i. Le memorie relative, ossia le risposte agli indicati quesiti, dovranno esserc mandate in Modena: Al Ministero di pubblica Economia ed Istruzione degli Stall Eslcnsi, pel giorno 4 settembre 4847. 2. II nome dell' autore sara occulto, ed ogni me- moria dovra essere contrassegnata da un motto, ed ac- compagnata da un biglietto sigillato, nell'esterno del quale sara ripetuto il motto stesso, e nell'interno dovra poi esse- re notato il nome, cognome e patria dell'autore. 3. Tutte le memorie che perverranno cntro il prescrit- to termine di tempo saranno assoggettate all' esame di una Commissione , per quest' oggetto espressamente istituita presso il prefato Ministero; in seguito del quale verranno aperti i soli biglietti annessi alle due memorie che avranno in maniera soddisfacente esaurito ciascheduno dei due pro- posti argomenti e saranno in confronto delle altre le piu meritevoli. Tutti gli altri biglietti saranno formalmcn- te abbruciali, e le memorie relative passate all'Archivio Ministcriale per ivi conservarle, salva poi sempre la facolta a quclli che giustificassero di esserne gli autori di ritirarne una copia a tutte loro spese. 4. Finalmente, quanto alle due memorie giudicate me- ritevoli e preterite, saranno dessestampate a spese del Mini- stero, c gli autori delle medesime,oltre di averne un conve- niente numcro di esemplari in dono, otterrannodalla Sovra- na Munificenza, quanto alia memoria sulprimo tenia un pre- - u — mio <1' italianc L. 2800, c riguardo a quclla sul sccondo Io- nia l' allro premio di simili L. -1500. II membro efletlivo prof. Bizio comunica i se- guenti Cenni sopra il colone esplosivo e speciale modo d apparecchiarlo. u La scopcrta, onde il chimico giunse a conferire al cotone la facolta csplosiva, attrasse 1'attcnzionc universale, e molti dicdero mano ad apparecchiarne. Io mctleva atten- zione alia qualita dc' processi suggcriti, e in ognnno Iro- vava T avvertiincnto di procacciarsi I' acido nitrico in istato delta massima concentrazione , ma non che giovasse per qucsto uso tecnico separare 1' acido nitroso che lo ac- compagna. \'ero e che questa avvertenza puo csscrc sottintesa; ma io scorgeva altrc pratiche, le quali anzi m'in- diiccvano a credere che non fossero ad altro fine consigliate che al producimento dell'acido nitroso. In fatti, giusta I'o- pinione de' chimici, e l'acido nitrico quello che opera la mirabile tramutazione del cotone ordinario in esplosivo, e 1' acido solforico non possede per nulla tale prerogative. A che fine adunque, io diccva, mescolare a volumi eguali l'aci- do nitrico il piu concentrato coll' acido solforico pure con- ccntrato ? Taluno disse, per concentrare vie piu I' acido ni- trico. Ma ognun sa che, quando 1' acido nitrico e dchita- mente concentrato, se vogliamo concentrarlo vie piu, torna il medesimo come a togliervi 1' acqua necessaria alia sua esistenza, e quindilo scomponiamo in acido nitroso; percio neir aggiunta dell' acido solforico io non sapeva scorgere altro fine che il producimento di una maggiore o minor e quantita d' acido nitroso. Fatte queste considerazioni, diccva ancora a me me- — 15 — desimo : taluno adopera, o puo adoperare 1' acido nitrico puro e bene concentrate Allora mi correva alia mente la somma facility onde I' acido nitrico si scompone. Basta la luce diffusa e basta il contatlo di una materia organica; sic- che il solo immergervi il cotone miadditava la scomposizio- ne dell' acido, e il producimento dell'altro a un grado mi- nore di ossidazione : talche, scorgendo da per tutto I'acido nitroso, mi venne dubbio non forse a quest'acido fosse do- vuta la facolta esplosiva del cotone. Venuto in questa dubitazione, ed avendo alia mano un recipiente, in cui eravi acido nitrico concentratissimo, e zeppo cosi di vapori nitrosi che Delia vuota capacita mi da- va un' atmosfera di colore arancio carico, vi sospesi entro una piccola quantita di cotone, e, collocata ogni cosa in una stufa serbata alia temperatura di circa 40 centigradi, vi la- sciai il cotone per dodici ore; d'onde lo ebbi, dopo averlo lavato bene e seccato. efficacemente esplosivo. Aggiungero die il cotone puo essere lasciato a contatto de 3 vapori acidi anche un tempo doppio, senzache ne torni nocumento, co- me addiviene allorche si lascia immerso nell' acido troppo alia lunga : quivi perde totalmente la facolta esplosiva. II modo accennato teste per appareccbiare il cotone esplosivo ne limita troppo la quantita, e percio ordinai a questi di un piccolo congegno di latta per aver agio d' ap- parecchiarne a piacimento ; ma, oltreche rinvenni la lalla esser troppo efficacemente corrosa dai vapori acidi, il con- gegno fu escguito tanto grossolanamente che si presta male al fine inteso. E difficile impedire che porzione del va- pore non esca per Ie commettiture; talche, per apparec- chiaroe abbondevolmente mediante i vapori acidi, dovro procacciarmi un piu acconcio apparato. Nel modo indicato si prepara ottimanicnte il cntone — \6 - esplosivo, ma (jucsto fatto nulla dice circa la mia dubita- cione; ond'io, non ostantc il riuscimento, posso cgualmcntc crrarc ncl mio giudizio, dacche ivi sono vapori nitrici c ni- trosi, c nonsappiamo qnindi a quale in proprio spctti I'azio- ne ; talche la sola cosa che puo forsc avcre qualche im- portanza, e il sapcre chc il cotonc esplosivo puo cssere ap- pareccluato mediante i vapori nitrici, il chc oflre una grande ccononiia nella prcparazione. L'esperienza solo potra decidere se l'azione sia dovuta o no all'acido nitroso, e forse a quest' ora ci avrei messo mano, se incomodi di salute non avessero intcrrotta l'opera. » II menibro effeltivo co: Scopoli, da parte degli credi del prof. Zaaiboni, presenta una Nola sui mi- dioramenti introdotti dal defunto fisico nel suo Elel- o troscopio dinamico per renderlo ancora piu sensibile. E noto ai fisici questo istrumento, la cui squisitez- za in fatto segnatameute di correnti idro-elellriche, magneto-elettriche , ed induzione magneto -elettri- ca e tale da vincere ogni altro ; ne questo e il solo od il maggiore suo pregio : perocche il poter noi ac- crescere in lui a lutto nostro piacere la forza del rna- gnetismOj vanlaggio grande in codesti strumenli, cui forza e rinunziare in quegli ad aghi astatici, e il poter noi sperimentare con barre magnetiche stando a con- tatto dello strumento, per essere in lui fisso il siste- raa niagnclico, ed il prestarsi da se solo senza accop- j)iarlo ad altro, come avca d' uopo il Dujardiu con quello del Nobili nella bella sperienza delle correnti — 17 — d' induzione, lo debbouo reudere ai fisici slrumenlo prezioso. Cio nullaostante ii prof. Zamboni, il cui iDgeguo era in modo singolare fecondo e pronto ncl setnplifi- care gli apparecchi, pensava del come render vieppiu semplice il suo struinento, e in uno liberarlo dal lie- ve difetlo inereute a quella foggia di costruzione, l'ur- tar, cioe, dell'anello moltiplicatore nelle calamile, do- po varcato l'indice circa 60 gradi d'ambo i Jail dello zero; e venne pienamente a capo del suo desiderio nel modo seguente. Fermo verticale co' piedi in su volti un forte raa- gazzino magnetico di cinque barre a ferro di cavallo, i cui piedi distano fra loro circa un pollice e mezzo. Colloco fra essi un anello moltiplicatore di sessauta giri di filo di rame soltilissimo, vestito di seta, di tal diametro da non toccar colle spire i piedi della cala- mita, pcsto col suo piano parallelo ad essi piedi, ed in questi pur tutto immerso, munito superiormente del- 1' indice usato. L' anello per 1' un de'capi del filo me- tallico di cui consta e tenuto sospeso ad un sottilissi- mo ed assai flessibile filo o laminetta metallica, lunga circa dodici pollici, cui sta saldato; equesto filo e con- giunto ad un fulcro metallico, al cui piede conlinua fun de' reofori. All' altro capo dell' anello discende egual filo o laminetta metallica, pari alia superio- re, flessibile e sot tile, che, abbasso cadendo e ri- VI. 3 — d8 — piegandosi per maggiore mobilita, tormina nel secon- do reoforo. Una laminelta di rame accoppiata con una di zin- co ai reofori di qucsto apparccchio, larghe ambeduc non piu che una linea, immerse in acqua di fonte naluralc per la profondita pur di una linea, ue fanno divergere 1' indice di gradi novauta. Le oscillazioni dell' anello a reofori insieme con- giunti scemanodi due terzi da quelle a reofori aperti; prova cospicua esemplice delfinduzione di Dujardin. II prof. Zauiboni mori prima di far conoscere ai fisici queste importauti correzioni falte al suo istro- mento. Poscia il membro effettivo Cav. Santini presenta le Osservazioni fatte nelV i. r. Specola di Padova in- torno al miovo Pianeta scoperlo nello scorso settem- bre la merce degli studi del sig. Le Verrier sulla teo- ria di Urauo. « La scopcrta di questo Pianeta dovuta alle indagini fatte dal sig. Le Verrier intorno alle anomalie da lungo tem- po notate nei niovimenti di Urano, e divenuta troppo cele- bre pcrche io debba ritesserne la storia d' altronde mol- to interessante, e non avrei che a ripetere quanto fu gia annunziato c proclamato da quasi tutli i giornali della colta Europa. Laondc mi limitcro a riferirvi che, ricevuta appena la notizia di si brillante scoperta dalla Circolare inviata agli Astronomi dal sig. cons. Schumacher di Altona, in data 29 — 10 — settembre 1840, tosto lo riccrcai ail'Osscrvatorio di Pado- va, e, riconosciutolo a primo aspetto nel suo passaggio al meridiano al nostro bel circolo, nc feci la prima osservazio- ne nel giorno -10 ottobre, continuando ad osservarlo nelle sere consecutive fino al giorno 25 novembre, ogniqualvolta non mel vietarono lo stato atmosferico od altre occupazioni. Esso presentavasi come una Stella brillante di 7. a grandez- za, sostenendo benissimo una illuminazione die lasciava ve- dere i sottilissimi fdi di ragno, tesi nel foco dell' obbiettivo del cannocchiale ; quindi le distanze zenitali venivano pre- se ponendo il pianeta in contatto col fdo orizzontale solito ad usarsi per determinare la declinazione degli astri piu brillanti e visibili a campo bene illuminato. Io lo riccrcai eziandio alcune sere alia macchina equatoriale di questo Os- servatorio, colla quale pure vedeasi distintamente, e soste- neva una sufficiente illuminazione; tuttavia, dopo che pel cbiarore diurno non si pote piu vedere al meridiano, non bo stimato conveniente continuarne a questa macchina le osservazioni, perche in forza della sua minor dimen- sione non avrebbero potuto aspirare all' esattezza che ottengono quelle fatte ai grandi equatoriali di Vienna, Berlino , Pulkowa , Londra , ec. , e quindi non avreb- bero offerto grande interesse. Avendo pertanto limitato le osservazioni al solo meridiano, si ottennero esse nel mo- do che soglio adoperare per le stelle ; le AR cioe sono de- dotte, applicando al tempo del passaggio osservato nell'oro- logio la sua deviazione dal tempo siderale, determinata dalle osservazioni di molte stelle fondamentali, delle quali pren- donsi le posizioni apparenti nelle esattissime Effemeridi di Berlino, calcolate con insuperabile precisione a cura del sig. cav. Encke; le declinazioni sono del pari ottenute mediante la posizione del polo instrumcntale del circolo, dedotta dal- — 20 — 1c osscrvazioni della polarc c dcllc stelle fondamcnlali, con- l'rontate alio loro declinazioni apparenti presc dalle stcsse Ellemcridi, faeendo inoltre uso delle Tavolc di rifrazioDe del sig.cav. Carlioi. Nella riduzionc delle osscrvazioni non si e a- vuto riguardo ne alia parallassc, neall'abcrrazionedcllalucc. In tal guisa si sono ottenute le seguenti posizioni osscrvate. 1816 T. medio in Padova AH. apparente del pianeta Declinazione apparente ■ On. 10 8. h 36'. I",0 328°. I r .41",10 - 13°. 30'. 23" ,0 118.32. 0,7 '328. 0.48,90 — 1 3 . 30 . 38 , I ID 8 0. 11,1 '327. 55. 12 , 75 — 13 . 32 . 31 3 Nov. 4 6 56. 55 ,9.327. 50. 2,10 -v 13 .34 . 31 , 6 declinaz inc. 6 6. 49. 3 , 6 327.49. 55 , 50 — 13 . 34 . 16 > 5 11 [6. 29. 25 , 4 J327. 50. 14 , 25 — 13 . 34 . 8 ,1 12 6.25. 30 ,0 327. 50. 2 1 , 30 — 13 .34 . 5 ,^ 14 6.17.41 ,8 327. 50. 4G , 05 — 1 3 . 33 . 5i ,2 16 6. 9. 50 ,4 327. 51. 22 , 05 — 13 . 33 . 40 ,0 25 5. 34. 44 , 1 327. 55. 35 , 55 — 13 . 32 . 8 1 8 Oltre le precedenti osscrvazioni falte nella nostra Spccola di Padova credo bene di riportare eziandio le prime osscrvazioni fattc in Bcrlino, in Amburgo ed Altona riferite dal sig. Schumacher nella sopra citata circolarc, alle cpiali non si e fatto allro cambiamcnlo die di ridurrc i tempi di Altona cd Amburgo al mcridiano di Bcrlino, cd oltre a cio si e preso il medio delle due osscrvazioni di Altona cd Am- burgo fattc ncl giorno 28 scttembrc, le cpiali erano fr'a loro molto concordanti, giacche di qneste ho fatto uso per alcu- nc riccrclie intorno all' orbila circolarc del pianeta, die to- sto passcro ad csporrc. — 21 Tempo medio in Derlino AR. apparente osseivata Declin. osserv. Sett. 23 12. u 0'. 14", 6 328°. 19'. 16", —13°. 24'. 8". 2 24 8 . 54 . 40 ,9 328 . 18 .14 ,3 — 1 3 . 24 . 29 , 7 25 9 . 41 .45 , 32S . 10 . 59 ,8 —13. 24. 55 ,4 28 9. 37 .41 ,3 328 . 13 . 37 ,4 — 1 3 . 26 . 1 5 ,6 Per confrontarc quesfc osservazioni cogli dementi teo- rici,che per I'incognito pianeta il sig. Lc Yerricr dedusse con tanta felicita dalle anomalie di Urano, io ho tradotto dili- gentemente Ie precedent! osservazioni al piano dell'ecclit- tica , facendo uso della obbliquita desunta dalle sopra citate Eficmeridi di Berlino, e delle posizioni del sole calcolate dietro Ie stessc Eflemeridi. La tabella segucn- te contienc il risultato di queste mie ricerche; in essa per maggiore uniformity ho ridotto i tempi in giorni e par- ti di giorno, contati dal principio dell'anno, e dal meridia- no di Berlino; le longitudini sono numerate dall' equinozio vero, come Ie presenta il calcolo e Ie osservazioni. I/ultima colonna porge la diflerenza fra Ie longitudini osservate e quelle calcolate dietro i sopra citati elementi ellittici del sig. Le Verrier, che qui riportiamo togliendoli dal sunto che e- gli ha fin qui pubblicato dell' ingente suo lavoro, di cui con impazienza si attende 1'intera stampa. Semiasse maggiore dell'orbita = 36, 454 Ecccntricita .....= 0, -10764 Longitudine del perielio. . — 284°. 45' Longitudinc media del piaue- ta al 4." gennaio 4847 . — 318°. 47' (dai maid, di Fane) Massa del pianeta . . . . = 4/9300. 3> O CO < o r m ^ ^ j, j, _^ to to to to Ut C5 ^^ 1- -* 3! >p> t£ ■* X i — GO M -■ -. GO 1 - i j to to to to co cc H to O 00 © on o CO to *• GO CO 03 g to GO GO vj oc tC GO 0" © o © © to GO © GO CD GO © GT» o © «j GO tc *o — ^ *0 to te ■* *J IsJ to IJ to to Q © © CO to >p< to o CO GO -* 00 on - 1 to to GO 0) t- 1 OT ■* o o to O CO to CI to GO GO a era *■ on >P> On -X to © -»■ r © © On 00 GO GO VJ © ~ CO •O] ^ CO o CJT to to GO «o GO to CO vj © © © © o © © c © tf> © © © to © © © © — n o — 00 Go - © © © to C5 H o to © On © — GO to to © o to -' en o !C "^ o UJ w GO GO Go GO GO GO GO to to to to to G-t on On G"> Gn Gn on On On Cn On O a* o to to to Go *• on On On CT3 CO ►«=• GO to to to to rt» © O "*■ -3 On GO GO *■ GO *» to »P» >P- a CM V to >f» co to to On *° *• n pa ft O o *■ O CO •O co GO to © V C S C 3! c — - C to © on 1 o 1 O 4 CU t- oo oo GO GO GO GO GO IK GO GO GO GO GO GO •S s a, *» *» *• *• on On On on On a CO to GO © © co *■ GO O oo GO ro •O GO _». On •J *• GO © trt *" on o 00 ■ i © •o : o c ' 1 lO on © © + ■+■ -1- ■¥ o o © © © s n O o on m y V On on On On On on S 5 o o 3 O O o © to GO >*» *" 5' GO GO _1 to *> _». to GO a- to o O GO on © GO © vl On co © © a 03 CfO to to © -*- GO to CO co .fc- © *» © © /"mc?/;?7pcrvennenonsoload indovinare laesistenza di un pianeta perturbatore di Urano, ma eziandio a deter- minarne la posizione tanto prossimamente, che la dilTercnza fra il suo luogo vero ed il congetturato non diflerisce di un grado; lo che puo riguardarsi come la scoperta piu lu- minosa della nostra eta, che onora lo spirito umano, e rac- comanda il nome dell' abilissimo calcolatore alia piu tarda posterita. Dalla lenta c progressiva diminuzione delle superiori correzioni e facile argomentare, che la distanza del pianeta dal sole deve ricevere una sensibile correzione. La lentezza del suo raovimento permette che si possa per un tempo non molto grande considerare la sua orbita come circolare. In epiesta ipotesi e facile vedere che due sole osservazioni so- no sufficienti a determinare gli elementi. In fatti supponia- mo che nella prima osservazionc sia la longitudine geocen- trica del pianeta =r /'; la longitudine della terra, che e uguale a quella del sole diminuita di i80° sia = L; la di- stanza del pianeta dal sole proieltata nell' ecclittica = r; quella della terra dal sole=rR; la distanza del pianeta dal- la terra proiettata nell 5 ecclittica sia = r ; la longitudine eliocentrica del pianeta suU'ccclittica = I; ed in grazia del- la piccolezza della latitudine geocentrica, riguardiamo in una prima approssimazione ii pianeta siccome mosso nel pia- no dell' ecclittica; o, cio che torna lo stesso , consideriamo — L'i — come circolarc 1' orbita proiettata in questo piano medesi- mo. Egli e palese die oella prima osservazione avrcmo Ic segucnti equazioni r< cos. /' =: ;• cos. / — R cos. L. / sen. ( =. r sen. / — R sen. L. dalle quali si deduce tostorsen. (I — /')— Rscn.(L — /') .. . ( I) Se ora fingiamo una scconda osservazione la quale disti dal- la precedente per un nuniero t di giorni, per la quale L si cangi in V ', R in W, c la longitudioe geocentrica osservata sia = I", egli e palese che, rimanendo rinalterato per con* dizione, / sara cangiato in ... / -f- R"K ;• 3 ' 2 / +0", 1576 l — I + y.t essendo log R"K = 5,5300060, ed il terminc 0", -1576./ rapprcsentando il movimento rctrogrado dell'e- quinozio durante il sopposto nuniero t di giorni. Dictro cio avrenio per la seconda osservazione ... r sen. (/ -+- y-l — I") = R' sen. {11 - I") ... (2) Da queste due equazioni con pochi leutalivi riesce somma- mente facile determinare i valori di / c di r, che ad esse sod- disfanno; dopo di che sara facile di ottenere la distanza del pianeta dalla terra, e di dedurne per Ie due assuntc osser- vazioni 1c latitudini eliocentriclie dalle geocenlriclic osscr- vale, non che la posizionc del piano dell' orbita, e 1' epoca dci moti medii. Per fare un'applicazionc di queste formule, io ho sccl- to le due osservazioni cstremc corrispondenti ai giorni 25 settembre e 25 novembrc , cd ho oltenuto i risultati se- guenti : raggio dell' orbita . . . r = 29,2274 longiludine cliocentrica del piane- ta ai 25 settembre, 0'' .(Y a Ber- lino ncll' ecclittica ....=: 526°. 59'. 38",9 ovvcro ridoltaal piano dell'orbita — 527". . -10, 3 — 52S — inclinazione Jol piano dell' orbita all' ccclittica = 2". 0'. 8" longitudine del nodo ascendcnte =± 432". 2'. 50" La lentezza del movimento del piancta, cd il piccolo angolo eliocentrico da csso trascorso in questo intervallo rcndono alquanto incerta la posizione del piano dell'orbita: cosi pure la distanza del pianeta dal sole, supposta costantc, potra subire una qualche ulteriore modificazione, la quale non potrebbe essere molto forte , venendo Ie osscrvazioni sufficientcmente bene rappresentate dai precedcnli elemcnti. Risultando la distanza del pianeta dal sole nella ellisse del sig. Le Yerrier = 53,07, apparisce dal calcolo superiore ch' essa non potrebbe essere al presente molto lontana dal numero 50, ritenendo scmpre ad unita la distanza media del sole dalla terra. Se assumiamo la parallasse media solare —&" ,5776, co- me risulto al sig. cav. Encke dalla sua discussione intorno ai passaggi di Yenere sul disco solare, si ha la distanza del sole dalla terra uguale a 24046 raggi terrestri. Quindi la distanza del pianeta dalla terra, che potra divenire per la eccentricita dell' orbita molto maggiore, trovasi al presente circa 721380 raggi terrestri, corrispondenti a 2483 milio- ni delle nostre miglia comuni. Secondo le osscrvazioni fatte al grande equatoriale di Berlino, il diametro apparente del pianeta era circa 5" ; vale a dire poco minore di quanto lo avcva congetturato lo stesso Le Terrier dietro la massa che risultava dalle sue ricerche. Da cio si deduce, che il rag- gio del pianeta equivale all'incirca a 3 \ raggi terrestri, ed in conseguenza il suo volume sara U4 volte piii grande di qucllo dclla terra. » II segrelario Pasini comunica i risultamenti geo- Vi. 4 — 26 — logiei finora ottenuti dalla perforazione artesiana in- trapresa in \ enezia ncl campo di Santa Maria Formosa. L'ingegnere Degousee, die e alia testa dell'impresa, ne affido la direzione all' ingegnere Ayraud, distinto suo allievo, che condussc altrove somiglianli lavori 3 e l'u specialuiente incaricato delle indagini fatte nella provincia di Orano e ne' contorni di Algeri di acque zampillanti e scorrenti presso la superficie del suolo. A lui devonsi i dali contenuti in questa notizia. La perforazione fn coininciata il i ,° agosto e toc- ca oggi i 72 m di profondita. II primo tubo che giun- ge fino a 45 m ,5o ha internamente 4° centinietri di diametro: il secondo tubo col quale si prosegue il la- voro e di 35 centimetri. Finora non si ha attraversato che strati di sab- bia alternanti sette od otto volte con istrati di argilla. Le sabbie e le argille inferiori sono affalto simili a quelle superiori, che s' incontrano per tulta la la- guua, quando se ne scavi il londo per pochi metri. Una particolarita merita di essere notata. A aT m ,5o di profondita si ha trovato sotto la sabbia uno slrato di j '",70 di argilla torbacea, ed a 3i m tin altro stralerello di 0*^5 con distinte impronte vegetabili. A 40'" in mezzo all' argilla, e sotto un banco di sab- bia potente 1 1 '",70, un altro strato di argilla torba- cea assai piu leggiera della precedente, di a metri circa di spessore, ed altre tracce di lorba alia profondita di 53 e di 57'". La perforazione si proscgue adesso in uno slralo di sabbia ch'e gia potente 1 1 metri. Da tutlo cio si deduce che finora colla perfora- zione si ha attraversato soltanlo deposizioni marine e fluviatili affatto simili a quelle che si formano presen- temente alle foci dei fiumi. E si deduce che un tem- po la laguna, o per dir meglio il mare, nel punto ove ora sta Venezia, avea una profondita ben maggiore di 72 metri j la qual profondita nell'Adriatico non si tro- va piu che a molle miglia di distanza da Venezia. S'incontro acqua dolce a varie profondita. Non tenendo conto di quella trovata a i n ',4° e ^ a 4 il^ ch'e dovula manifestamente alle infiltrazioni delle ac- que piovane, si ebbe acqua dolce risorgente da uno strato di sabbia posto a 42™ di profondita, e quest'ac- qua giunse fino a mezzo metro sotto la superficie del suolo. Un secondo velo di acqua si scontro a 55 metri, che risali fmo a 5o centimetri sotto I'orlo del pozzo; ambeduesgorgarono dalle sabbie interposte alleargille. Finalmente sotto f ultimo banco di argilla attra- versata colla perforazione, e dal banco di sabbia che incomincia a 60 metri si ebbe acqua zampillanteso- pra il suolo alfaltezza per lo meno di i m ,5o. II getto e finora di circa 80 lilri per minulo o di metri cubici 4 is per ora. Del resto coi soli tubi che servono alia perforazione non e possibile determinare esattamente — 28 — nc la quantifa di acqua, ne l'altezza cui giungerebbe il zampillo quaado nel pozzo fosse posla la cauna. L' acqua, procedendo da deposili argillosi e tor- bacei, non puo esscre a dirittura di buona qualita; aggiungasi che, durante la perforazione, si ebbcro fre- quenti emanazioni di gas idrogeno, la cui mescolanza e alia bonla dell' acqua assai nocevolej ma, oltrcche all aria libera molti de'suoi difetti svanirebbero, e ta- le, come, potrebbe gia servire a parecchi usi, si dee notare clie non e di questa acqua che si va in cerca eolla perforazione, bensi di quella assai tnigliore e piu pura che scorre in mezzo alle ghiaie della pianu- ra venela, e vi penetra pura e linipida dai torrenti al- pini \ di quelfacqua che, a mezzo il suo corso sotter- raneo, e prima di perdersi aflat lo sot to le argille del- la pianura inferiore, risorge qua e la, e da origine a molti fiumi, noti per 1'eccellenza e la limpidezza delle loro acque, come il Sile, il Meolo, il Musestre, ecc. I risullamenti avuli finora colla intrapresa per- forazione debbonsi dunque soltanlo riguardare come eccellenli preludii, od indizii del buon successo che ora piu che mai si ha dirilto di altendere dal prose- guimento dell'opera. E gia dimoslrato che i veli d'ac- qua dolce, soggiacenti alia laguna, sono compresi uei terreni di alluvione format! alternativamente di strati permeabili di sabbia e di strati imperineabili di argil- la j che quesli strati si prolungano senza interruzione — 29 - per molle iniglia enlro terra, e devono ivi risalire col- le loro testate verso la superficie del suolo, per imbe- versi di acque dolci e condurle fin sotto Venezia af- fatto isolate dalle acque salse; che ogni nuovo velo di acqua clie s' inconlrasse colla perforazione, provenen- do da sito piu lontano, dovra zampillare in maggior copia ed a maggiore altezza. E danque necessario che la perforazione sia ^pinta Gno ad incontrare le ghiaie od i terreni ad esse sottoposti, cosicche si possa ave- re 1 acqua eccellcnte delle montagne, filtrala attra- verso le ghiaie o le grosse sabbie, e zampillante a tale altezza da poter essere fornita a tulti i piani delle a- bitazioui. II Presidentc S. E. co. Cittadella Vigodarzere prelude con brevi cenni ai lavori del nuovo anno ac- cademico, ed invita i membri a fare comunicazioni e Ietture. Poscia il membro effeltivo dottor Bianchetti leg- ge un discorso intitolato, Delia forza umana. L' autore imprende a considerare la forza sollo i tre aspetli in cui si manifesta nell' uomo unicamenle Ira tulte le cose create, e pero intitolail suo discorso della forza umana. Qaesti tre aspetti, che si possono chiamare anche tre forze, sono la forza fisica, la forza della mente e quella dell'animo. Oguuua di esse e al- — 30 — 1 uomo cgualmente necessaria, c quindi tutte e Iro si trovano, ad un certo grado, c dovono trovarsi in ogni uomo ; ma niuno le ha possedulc, Iepossedc o le puo posscdere al massimo grado in cui ci e dato di concc- pirle. Oude a voler formarsi, dice Pa u tore, la vera idea della forza umana e mestieri di considerarla in piu uomiui ad un tempo, c meglio ancora in uno di quegli aggregali di furze umane cni dianio il nome di nazioni. Discende poscia a parlare parlicolarmente della forza fisiea. Essa e oggi tenuta in qualche pregio negli individui quando apparisca nei vari modi dell' indu- stria, ed auco lalvolla sotto fjuella forma chc chiamia- mo bellezza ; ma prendendola nel suo piii rigoroso si~ gnificato, come forza meccanica e muscolare, noi non le altribuiamo alcun merito, perche, ne' mulati modi della nostra civilla, non la repnliamo, e non e in falto capace di produrre alcun nolabile efletto. Osservando- la pero in quelle riunioni duomini die si chiamano popoli, essa liene nel giudizio de' savi e dee tenere un alto grado tra i vari aspelti della forza umana, per- che genera, conserva, accresce in molli la forza del- 1 animo, e quella allresidel pensiero, perche e l'islru- mento unico con cui gli uomini valgono ad operare sopra la nalura, e perche e sollanto merce la forza fi- siea che si e diffusa e si puo diflbnderc largamenle la civilla. Le quali cose sono discorse dalP autore con copia di ragionamenli e di fatti. — 31 — Toceato poscia della for/a del pensiero e di quella dell' animo considerate nel complesso di un popolo, ed accennalo come la prima valga anch'cssa ad impri- mere una certa nazionalita, e come dalla seconda ne possa provenire lo svilupparsi, il mantenersi, 1' accre- scersi od il rimettersi della forza fisica in un popolo ; trapassa 1' autorea teuere discorso della forza dell'ani- mo e di quella del pensiero, osservandole singolar- mente neglindividui ; ne' quali osservate sono pure, a differenza della forza fisica, tanlo efficaci, e tanto slimabili anch' oggi, come gia furono in tutti i tempi e saranno sempre. Le considera da prima cospiranti ad un solo fine ; quindi reciprocamente sostenentisi 1' una l 1 altra \ poi le pone in riscontro , e da ultimo fa un cenno delle varie forme sotto le quali ciascuna di esse si manifesta , illustrando tutti i suoi ragiona- menti con analoghi esempi. Risale poscia alia generalila del suo argomento e dimostra che la forza umana si sviluppa, si mantie- ne, s' invigorisce mediante i conlrasti, molti dei quali le provengono dal di fuori, e molti dall' intimo di se medesima, e quesli si effettuano non solo tra i vari aspelti solto i quali essa forza si dispiega, ma altresi Ira le varie forme che puo preudere ciascuno de'suoi aspelli medesimi. Onde, a darsi lo spetlacolo di con- templare in tulla la sua pienezza la forza umana, e mestieri, dice faulore, di audarne ad acquislar fidea ncllo studio di tutta quanta la storia : studio die po- trebbe bastare io questo proposito, ma alia curiosita dell intelietto dell' uomo nou basta. Esso vorrebbe sa- pere quello clic ibsse la forza umana prima della sto- ria ; vorrebbe invesligare quello elie polra essere al di la della storia. L'aulore e ben lungi dal biasimar que- ste coraggiose ricerche, die occupano taula parte degli esercizii scientifici : ei cbiude anzi il suo discorso di- cbiarandosi d' accordo con Lessing, il quale diceva : « cbe se Dio tenesse in una mano una verila e nel- l'allra la poteuza del cercarla, e meltesse in suo arbi- Irio di pregarlo a coucedergli la verila o la potenza del cercarla, saria di quest' ultima cli' ei lo preglie- rebbe. ■» Poscia il meuibro effeltivo conte Scopoli legge ;ilcune Considerazioni intorno al teatro greco. Divisando l'autore di farsi a indagare ne'teatri anliclii e moderni gl 1 indizi delle opinioui religiose e delle costumauze civili in vigore presso i vari popoli, comincia dal teatro greco. Moslra questo, per quanto non ce ne invidiarono i tempi, il maucato rispetlo alia religione degli avi, c succeduta alia severita del vivcre primitiva la piu deplorabile corrutlela. La tendenza alia salira ead eccitare la plebea ila- rita non deve far credere privi di qualche sentimento religioso i drammi anteriori ad Escliilo. Ma nobilila- — 53 — tosi il drarnma in appresso quantoalle forme, ed esclu- se le allusioni bacchicbe, venne peraltra parte a man- care la riverenza agli anlichi dettami religiosi, e co- minciaronsi a derivare dalle scuole di Anassimandro e di Anassagora idee poco a quelli conforrai. Fu chi suppose aver sempre avuto Atene due religioni, 1 una generale, l'altra particolare del teatro, e questa di sover- chio indulgente, per non dir peggio. Ma siffatla sup- posizione e mancaute di solido fondamento, e non vi ha cosa che ne induca ragionevolinente a pensare che fosse punto alterato prima dell' invasione persiana il culto degli Dei omerici. Disseminali troviamo per tut- ta l'Ellade e per le citta greche dell' Asia gli oracoli; e fu voce d' oracolo che consiglio gli Ateniesi , lasciata la patria, a chiudersi nelle navi donde uscirono vitto- riosi. Crebbe in poco d 1 anni la Grecia a maravigliosa floridezza, tra per le ricchezzecheinessaaffluirono do- po 1' insigne vittoria e per le ampliate relazioni d'ogni maniera coll'estere genti. La guerra persiana avea fat- to cessare le intestine dissensioni e congiunti in sacra lega i piccioli stati. Ma riedificati ai Numi gli altari e dotati di ricchezze maggiori di quelle che loro erano state rapite dai barbari, e di cui leggiamo i lamenti nei Persiani d'Eschilo, il sentimento religioso anziche auruentarsi s'aflievoli. Di che fanno fede molti passi dello stesso Eschilo \ di quell' Eschilo, che, fosse o no per senteuze sparse nelle tragedie, cerlo e che VI. 5 a cansare 1 accusa d'empieta c il conseguente ga- stiiro abbisonno dei meriti mililari del fratello muti- lato a Salamina. Sofocle, die vuolsi discepolo d Eschi- lo, assai piu stoico si mostra che religiose, e nulla poteva dirsi piu ingiurioso agli Dei della taccia che vien loro data nel Filottete : di aver cura de maha- ei d'ogni maniera affinche non periscano, e ritraen- doli dalle vie dAverno precipitant invece igiusti cd i buoni. Lo slesso poeta cantando, come nell 1 Aja- ce, che avido d oro e tut to il gregge de profeti, e non avervi mente presaga dell avvemre se prima non vede, pone nel massimo discredito gli oracoli.Epiu acremente li scredito Euripide nell IJigenia e nel- \' Elena, cliiauiando la genia de' rati trista e boriosa, ed essere jollia I atlendere alia Jlamma che si leva dalf are o alV augurar degli uccelli, nessun utile po- tendo da cio venire a mortali. Per tal modo separa- ronsi citladini da sacerdoti, a non parlar de soldati che ne sono separati ordiuarianiente: e soldati furo- no Eschilo e Sofocle. Quindi reazione de sacerdoti, perseguitati Eschilo ed Anassagora, Socratecondanna- to. La guerra aperta tra la filosofia e la religione rup- pe la concordia delle menli cui era dovuta la liberta della Grecia. La Sloa, piu dell oro di Filippo, rese vana 1' eloquenza di Demostene. Nei comici 1 irreli- gione e piu manifesta che nei tragici. Dopo che fu per- messo chiamar Giove il principal parassito, che beeva e mangiava con poveri e ricchi scnza pagar mai la sua parte, qual maraviglia che sorgesse Luciano a schernirc la greca milologia tuttaquanta ? E non per qucsto e da credere che le menti iutravedessero il dogma dell' unico Dio ; se non svelatamente predicato, adombralo per lo meno da Socrate e da Platone: nulla che cio ne conforti a credere per esaniinare che attentamente si faccia il greco teatro. Cio quanto a religione. Passando al costume, non vuolsi soscrivere alia sentenza del Boileau che concede ad esperlo pennello la maravigliosa virtu di tramutare in amabile qualsia- sia oggello piu schil'o. Le deformita, e qui s' intenda delle moral i, tali pur sempre sono per qual piu si vo- glia bellezza di forma esteriore. E di tal fatta si avran- no l'incesto di Edipo e il parricidio d Oreste. Ne me- no e da credere con Lucrezio che ne dilelti la vista degli altrui mali in quanto noi di questi siam privi. Siamo da Datura inchinati ad appropriarci gli altrui do- lori, e i nostri tempi non patirebbero Medea ed A- gave. Bensi potevano rappresentarsi ori'idezze ed es- sere tollerate quando ad una con esse facevasi sacrifl- zio di vittime umane, come fa delto de' Greci anche dopo la fuga del figlio di Dario, e quando indubitata- mente scannavasi il toro presenli gli spettatori, e se ne raccoglieva il sangue iu una fossa evocando gli eroi morti in batlaglia. Devono certo le tragedie ritrarre magnanimi fatli, risvegliare sentimenli gagliardi ; e — oG — corra se vuolsi I' eccedente truculenza per quelle die spirano amor di patria c coraggio nelle svenlure : ma q ual pro dalla Fedra? Meglio lacere 1'indebito amore, e dove siano lodati coslumi nonsi saprebbe ascoltarlo - , come disgustosa piu sempre si va facendo la Mirra alfierana, e rado, se mai, si vien recitaodo a' nostri giorni. Ma poclii esempi Iroviamo in Euripide di mo- rale rilassatezza e d'irriverenza filiale •, ne vi ha proca- cila che non ceda alia Lisistrata d'Aristofane rappre- sentata ne'piu bei giorni di Atene. A Pericle massi- mameote e dovuto che fosse tolto ogni freno j la cui Aspasia facevasi educalrice di cortigiane, e morlo il marito famoso, sposava il beccajo. Ben paragono Pla- tone gli Ateniesi quando a vecchi sopravvissuti a'loro sensi, quando a bestie feroci da non essere aecostate senza pericolo. Quattrocentomila schiavi in un popolo qual T Ateniese dovean farlo ambizioso e lirannico \ quanlo d'umanifa e di giustizia in lui fosse rimasto, sanguinosi decreti, di cui taluno 1' esito di Egospota- nios fortunatamente impedichesieflelluasse, celomo- slrauo a sufficienza. Ne la squisitezza dell' arti prova conlro. il biasimevol costume : non e nuovo 1' esempio di eccellenza arlislica accompagnata con morale depra- vazione. E la corrultela apparecchio ad Atene il ser- vaqgio da cui la franco fugaceniente Pausania, e a cui soggiacque a Cheronea senza speranza di risorgimento. Si avvero per tal modo anche in questo caso il — 37 - principle ch' ove manchi il rispello alia religione de' padri non surrogandovene una migliore, e la rigidezza de' costumi anteriori si risolva in licenza ( circostanze ambedue falle aperte dall' esame del greco teatro), forza e conchiudere lo stato declinare irreparabilmen- te alia propria rovina. Finita questa lettura l'lstituto si riduce in adu- nanza segrela per trattare di affari interni. Si fa la nomina di alcune Commissioni. Si determina che le adunanze ordinarie del nuo- vo anno accademico, oltre l'odierna e quella di do- mani 3o Novembre, abbiano a tenersi nei giorni 27 e 28 Dicembre. 30 e 31 Gennaro 4847. 21 e 22 Febbrajo. 28 e 29 Marzo. \1 e 18 Aprile. 29 e 30 Maggio (adunanza solenne). 27 e 28 Giugno. \ 1 e 42 Luglio. 7 ed 8 A^osto. ADDX.VNZE DEL GIORNO 30 NOVEMBRE 1846. Nelle adunanze segrete di questo giorno I 1 1. R. Istituto procede alia nomina delle Commission! an- nualio triennali prescritte dagli articoli, 28, i38, 146, i5ij i6ij 162 e i63 degli Statuti interni. Si dispensa la tabella delle adunanze ordinarie per I' anno accademico 1 846-1 847. Si fa una nuova proposizione pel posto di Mem- bro efFettivo rimasto vacante, e sono eletti a Socii cor- rispondenti dell 1 !. R. Istituto, i signori LOCATELLI DOTT. TOMASO, di Fenezia. vallntinelli ab. Giuseppe, Bibliotccario della Marciana. ZAKBRA dott. Bernardino, professore di Fisica nell'l. R. Licco di Udi/ie. — 40 — II membro effettivo ing. Casoni e confcrmato Am- minislratore, secondo larlicolo ig del Regolamenlo Organico, pel biennio 1847-184 8. Si fa la nomina di altre Conmiissioni. Nell' adunanza con letture, tenuta di mezzo alle adunanze segrele, si legge l'atto verbale dell'adunanza 1 o agosto ch' e approvalo. Si armunziaao i seguenli doni lalli all' I. R. Isti- tuto. 1 . Dal sig. cap. Oreste Brizzi di Arezzo. // Lanificio militare di Arezzo. Firenzc 1845, di pag. 20 in 8. 2. Dal sig. Federico Schweitzer di Trieste. Brevi cenni storici chc conducono alia illustrazione di una medaglia di Ugone III, Re di Cipro e GerusalcM- ine. Trieste 184G, di pag. 4G in 8. 3. Dal sig. prof. Lorenzo Cantu di Torino. Sunto di alcuni risullali oltenuti dal prof. Cant it in- torno alia riccrca dclT lodio, del Bromo ecc. ( Estrat. dal Giorn. dclle Scienze Mcdiche). Una breve Nofa sullo stesso arc/omento. 4- Dal sig. Antonio Apollonio d' Istria. N/iovo Tratlaio li Mnemonic, 1. Venezhi I84G. Fasci- coli 4 e 5. — 41 — 5. Dal sig. dott. Carlo Andrea Selenati di Udine. JSuove osservazioni intorno al mttodo di educare le apt del sicj. di Manzano. Padova 484G di pag. 48 in 8 cd una tavola. II merabro effetlivo dott. Namias in appendice alle sue osservazioni sopra F efficacia dell' agopuntu- ra a provocare V obliterazione delle arterie, riferisce che il sig. Malgaigne presento il i 2 agoslo alia Societa Chirurgica di Parigi un individuo guarito di due pic- coli aneurismi di un ramo dell' arteria teirtporale colla sola introduzione di aghi ne' tumori aneurismalici senza elettricita. Gli aghi furono lasciali in sito dodici giorni e dopo la guarigione le piccole arterie pulsava- no ancora al di sopra de' punti in cui quelli vennero infilti. II membro effettivo conte Contarini partecipa che il io oltobre passato fu preso per la prima volta a Tamai nella Provincia del Friuli un uccello assai ra- ro, la Fringilla incerta descritta prima di ogni altro dal Risso nella sua Histoire naturelle de t Europe meridionale. II prof. Savi la chiama Verdone bastardo, e qui percio dovrebbe distinguersi col nome di Ceranlo bastardo. E uuo degli uccelli piu rari deHEuropa, e fino al 182,9 q ll attro soli individui n^ erano stati esa- VI. G — 42 — minali. 11 Temminck nel suo Manuel dfOrnithologie confessa di non avcrla veduta mai. II Principe di Ca- nino, il quale ne descrive e figura ambedue i sessi uella sua Iconografia dclla Fauna Italica, la distin- gue col nomc di Chlorospiza inccrta, e 1' annovera egli pure fra le piu rare specie di uccelli che vanti l'Europa. Anche il marchese Carlo Durazzo nel Cala- logo degli uccelli della Liguria, ch' e compreso uella Descrizione di Genova e del Genovesato donata agli Scienzialiaccorsiall'ottavoCongresso, la dice assai rara, e ne diede appnnto per qucslo una figura si dell' in- dividuo giovane che dell' adulto. II co. Conlarini la conserva viva, e spera percio di poter dare in seguito qualche uotizia sopra i suoi costumi che sono finora affatto isnoti. 'n' Da parte del socio corrispondente prof. Gaspare Mainardi di Pavia, si presenla una memoria Sul cal- colo approssimato degf integrali finiti delle Junzioni algebraiche Jrazionarie , c di alcune irrazionali e trascendend\ e se ne legge fintroduzione. Poscia il membro elfettivo prof. Cutullo legge le seguenli osservazioni: — 43 — Sopra uno serif to del nob. de Zigno intorno alia non promiscuita de'fossili tra il biancone e la calcaria ammonitica dclle Alpi Venete^ lotto nelt adunanza del 2,0 luglio 1846. Del prof. T. A. Calullo. Prima di compiere un'opera, che dee forse racchiude- rc tutti i risultamenti de' miei studii, I10 voluto pubblicar- nc de'brani nei giornali di scienze naturali di Bologna e di Vcnczia, colla intenzionc di saggiare i giudizii che dati ne fossero da'geologi non prcvenuti dall' amore di parte ; ma I'intcndimcnto mio non venne coronato da quel buon esito, che pur nutriva speranza di conseguirc. Appena usciti i Cenni (I), ne' quali imprendo a mostrare la cognazione immediata del biancone con la calcaria rossa ammonitica (2), il sig. de Zigno, fattosi forte dell'opinione consentita da al- cuni geologi circa il posto da assegnarsi all'ultima di dette rocce, tolse ad impugnare il concetto ch'io mi sono creato sulla sua gcognosia, senza pero farsi carico di risalire alle vere cagioni per le quali proposi anni sono di toglierla al terreno jurese, a cui io 1' aveva prima d'ogni altro associa- ta, per riporla nel terreno cretaceo. Non e di questo luogo porre in campo le ragioni pu- (1) Ceimi sopra il sistema cretaceo delle Alpi Venele e descrizione di alcunc specie di cefalopodi trovate nclla calcaria ammoniiica e nel biancone con 7 tavole. Venezia. (■2) Nello stabilirc 1' eta d' una roccia non ho mai dato alcun peso ai caratteri mineralogici, come si vonebbe far credere ; ma , se per avventura fossi incorso in questo abbaglio, prego i Ietlori ad ascriverlo ad un errore di penna. Lascio die altri pongano a calcolo la molta eompattezza delta calca- ria ammonitica di Lavazzo per giudicare della maggiore sua antichita sopra le rocce congener! del Vicenliao. — 44 - ramcnte zoologichc che mi dcterminarono ad abbraceiare una classilkazionc non mai conlrastata da vcrun gcologo italiano prima del 18ii. Solo diro che 1c anomalic negate con grandc assevcranza dal sig. do Zigno, c verifier lc lc tan- tc volte da me, sono appunto quelle che piu particolarraea- tc riehiamarono la mia attenzione, quelle che mi hanno con- dotto al discoprimento di alcuni fatti degnissimi di osserva- zione. Per esse, e col sussidio delle opcre, non gia d' urio solo, ma di molti paleonlologi, giunsi a conosccre la prcva- lenza in numcro delle specie cretacce nclla calcaria ammo- nitica sopra le specie della slcssa roccia reputate juresi ; il che da chiaramente a vederc quanto larga licenza si concc- derehhe a chi volcssc distaccarla dal hiancone con cui ha comunc la piu gran parte della sua fauna. Noto ancora che i poco numerosi fossili della calcaria rossa crcduti jure- si, non si sono finora trovati in quelle rocce che nel Ve- ncto rapprescntano lc vere Alpi jurassichc, come a dire nel lias, nolle dolomie c nelle ooliti supcriori, che pur sono in qualche luogo ricchissimc di spoglie marine. Comcchc quc- stc osscrvazioni sieno piu che mai valevoli a corrohorare il mio assunto , pure nell' alternativa in cui versano alcuni geologi di ammettere o la classificazione del cav. Collegno, o quclla che considcra come rocce infracrelacce la calcaria amraonilica cd il hiancone , dichiaro di non essere io cosi pertinaccmente attaccato alia scconda delle delte classifica- zioni quanto da altri si e volulo far credere. Anzi penso che, senza punto nuoccre al piano dc'miei lavori paleonto- logici, e cocrcntcmente al fondamento della promiscuita dci fossili toccato piu sopra, posso appellarc sopra-jurassico il terreno delle accennate due rocce, a quel modo p. c. che al- tri proposcro di chiamarc sopra-crctacea la calcaria mioce- na do' tcrrcni tcrziarii. — 45 — Cio posto, vcngo immantinente ai punti principali del- la critica fatta ai Ccnni, e, per occasione, ad altri punti che senza cssere principali, pure meritano vi si faccia sopra qual- che breve osservazionc. Lo scritto del sig. de Zigno e diviso in due parti : la prima tratta dell' indipendenza del biancone con la calca- ria ammonitica ; la scconda verte sopra i fossili che anni- dano nelle dette due rocce. Nelle prime due facce V autore pose in opera ogni cura, perche gli sia fatta buona la pro- posta separazione del biancone dalla calcaria rossa. Inutile sarebbc clie mi afTaccendassi a dimostrare 1' inconvenienza di questo distacco, e tanto piu inutile in quanto che niuno credera per certo altrimenti di quello ch' io credo. Di fatto due rocce, i cui strati alternano talvolta fra loro, non istan- no bene disgiunte, e voglionsi anco dai seguaci del barone di Buch considerare congenite, o come si usa dire deposita- te da un mare in grembo al quale bazzicavano presso a po- co le stesse razze di animali. I fatti contro i quali il sig. de Zigno si mostra singolarmente avverso, onde le mie osser- vazioni presso di lui meritano fede assai poca, sono appun- to le alternative degli strati del biancone con gli strati del- la calcaria ammonitica , che si veggono in varii luoghi del Vcneto, e principalmente ne'Sette Comuni, nel monte Ave- na presso Fonzaso, a S. Maria di Paninsacco tra Valdagno e Recoaro, ed in altre contrade probabilmente non ancora esaminate dal sig. de Zigno. La questione, come ognuno vede, sta nel puro e sem- plice fatto, non gia nelle deduzioni; imperciocche il rileva- re se una roccia alterni o non alterni con un 5 altra e affare d' occhi non gia di raziocinio. II de Zigno, non avendo visi- tato que' luoghi, crcde che il biancone si trovi ovunque su- pcriore, ne mai alterni con la calcaria rossa ; ed ove altri — 46 — avessero vcJuto diversamcntc, cgli supponc chc sien caduti ncl grave crrorc di prendere per biancone la calcaria jure- se. Intorno a qucsta sentenza non occorrc die per me si spenda tempo a confutarla, benche cgli crcJa d 5 avcre as- sai chiarito il suoassunto col dire chc il Pasini fino dal 1852 poncva la calcaria ammonitica ncl piano inferiorc del sistc- ma crctacco, senza pero aggiungcrc chc in altro luogo della stcssa memoria il Pasini parla dell'altcrnanza dc'banchi della detta calcaria co' banchi del biancone (Mezza Selva al sud di Asiago) (-1). Per amore di brcvita, non scgnitero ilsig.de Zigno nellc sue intcrpretazioni ad un brano di lettera del sig. Cu- rioni; giacche a stringer tutto in poco, Curioni non convic- (i) Piu spesso il biancone riposa sopra banchi di marne cineree oscure, chc ricoprono la calcaria ammonitica, le quali sono piu o nicno ricche di fossili (Zoologia fbssile pag. 242 e scg). In qualche luogo esse marne alter- nano con ist rati di lignite che conticne essa stcssa vaiie specie di conchiglie {Vaio del Paradiso nel Veronese). Conchigliacee sono del pari le marne chc allc sponde del Cregal (pressoBelluno) soggiacciono alia creta, men t re quel- le che stanno ai lali del liume Piave {Capo di I'onte) sono quasi all'atto pii- ve di conchiglie. Nella Bona crctacea che sla appie delle Alpi juresi (nord- ovest di Belluno) le marne di cui si ragiona hanno un grado notevole di so- lidita c compattezza. Si assomigliano per piu rispetti alia calcaria marnosa Gtolitica di Rotzo c contengono guSci conscrvatissimi di Mitili e di Melca- grinc (Sospirolo, Oregne, Vallc Dumarana ec). Ho trovato queste marne nclle valli che mcttono nel Cordevole, ma non da per tutto esse sono visibi- li, essendo spessc volte celate da rocce terziarie. E appunto in queste valli che il mare depositb la glauconia terziaria ed il Molasse glauconiano; anzi posso dire non esscrvi da questo verso delle Alpi nessuna grande squarcia- turn, la quale non appaia ostruita flail' una o dall'altra di det.te rocce. Pel contrario le valli del versatile nord-nord-est della catena che si eleva al sud-sud-est di Belluno non contengono traccia alcana di formazioni terziarie (Caltnada, Valilart, Favcrghera, s. Boldo). Queste rocce ricompariscono tan- go la base delta china opposta che guarda il Trivigiano, dove si veggono tat- volta ricopcrtc dal terreno plioccno recente di Lyell [Ann. delle Scienze rial. Bologna i843). • • f — .47 - ne die il solo bianconc possa figurare come base dclla for- mazione cretacea, ne consente la calcaria ammonitica formi parte del terrcno jurese. Ne tampoco mi fermero sulle sue dottrine circa le cause probabili che possono aver prodotta la promiscuity delle specie, giacche non farei se non ripete- re cio che io stesso ho pubblicato nclla Zoologia fossile e negli Annali delle science naturali di Bologna. Osservero finalmente che anche all'idea di scparare il bianconc dalla calcaria ammonitica manca il pregio della novita, avendola io adottata vent' anni addietro nella Zoo- logia fossile. L' ardore che muove il sig. de Zigno ad an- nunziare al pubblico li suoi trovati gl'impedisce soventi vol- te di assicurarsi se altri lo abbiano per avventura prevcnu- to nelle ricerche stesse di cui si sta occupando. In due pun- tate del Bollettino della Society geologica di Francia (marzo e giugno 4845) egli si dichiara scopritore del lias nelle Al- pi venete, non che de'Pentacriniti nel terreno mioceno del Veronese. Del lias io parlo per incidenza nella Biblioteca I- taliana, ma piu distesamente negli Annali delle Scienze na- turali di Bologna (1845) ; e de'Pentacriniti (Encrmus caput Medusae) che ho distaccati dalla calcaria grossolana di No- vare, diedi la descrizione nel Giornale di Brugnatelli per 1' anno \ 823, che fu poscia riprodotta nel Giornale di Padova dello stesso anno; laonde il sig. de Zigno avrebbe annun- ziato come proprie le scoperte altrui, tirandole a maggiore ingrandimento assai di quello ch'esse sieno realmente. Toc- chero altra volta 1' argomento delle nummuliti cretacee cir- coscritte dal de Zigno entro certi determinati confini , e suppliro al silenzio che ho creduto di osservare ne' Cenni. Le qnali cose io tocco rapidamente, c tanto che basti appe- na per la intelligenza di chi ha qualche familiarity con que- sti studii. — 48 — Eccoei ora alia parte paleontologica. In questa in non poteva trovare un avversario mcglio agguerrito del sig. de Zigno, anche per I' opportunity ch' egli ebbe di vedere piu volte prcsso ili me i ccfalopodi crctacci in (jucstionc. Egli comincia la sua disamina sulIa specie chc ho rifcrita all' Ammonites Beudanti e trova riflessibili It difference chc passano Ira gli esemplari deposti nel Gabinctto dell' 1. B. University 1 1' originate dcscritlo innanzi tuiti da Bro/t- gniart. A questa osscrvazione rispondo, che uno solo degli esemplari suddetti si conforma benissimo alia descrizionc cd aile figure date dall' Orbigny dcWAmm. Beudanti, mentre gli altri piu si assomigliano al disegno esibito da Brongniart, che ad altre figure {Envir. de Paris. Tav. VII , fig. 2). (I) E troppo patentc 1' crrore, pcrchc l'osservazionc possa formare materia di controversia. Per non so quale de- stino crncl disegno riusci infedele, ne il sig. de Zigno igno- rava I 5 intendimento mio di raddrizzarne qucgli sconci col rifare la tavola. Cio in fine non costituisce che una mancan- za di csatlezza, a cui ho gia riparato. E nel vero i giri piu interni della spira appaiono distinti nella figura , laddove nell' originale sono afTatlo svaniti ; e vedesi invece un aflbs- samento circolarc chc separa per lo spazio di due centime- tri un anfratto dall'altro. La specie non ha quindi spira ab- bracciante , carattere a cui ccrto non accennava il sig. de Zigno quando riconobbe ncll' individuo del Gabinetto i ca- (i) lo duhilo grandemente che it disegnatore adoperato da Drongniart pon abbia run fedelta rilratto I' Amm. Beudanti, c chc Orbigny siasi valso piuttosto dell' origiqale che della Bguia , allorche si occupb degli in.lividui per lui cpnguagliati a questa specie. La figure di Broagniart, nonche (jnelle di niolti altri autori chc verrb citando nell' opera, sono iguote al sig. dc Zigno, avendo ommesso il sig D'Qrbigny di riprodarle nella sua Paleonto- logia Frapcese. — 49 — ratttri distintid delV Ammonites tatricus dclla formazione juri-se. E giacche I'argomcnto naturalmente ne porta a ra- gionare $e\VA. tatricus chc vuolsi ovvio nella calcaria cine- rea di Fontana Fredda negli Euganei, credo prezzo dcll'o- pcra l'avvertire, die ne! settembrc decorso mi sono recato sul luogo in compagnia del dottor Rossi assistente alia cal- teilra di Storia Naturale delhi Univcrsita di Padova, senza avere avuto la ventura di trovarlo. Li tre villiei che ci han- no seguiti , non eccettuato quello stesso che servi di guida al sig. de Zigno, ruppero invano le punte ed un martello; solamcnte osservammo in quella roccia, piu che mai roodifi- cata, un Ammonite ed i Belemniti che il de Zigno non vide sul sito, ma sibbene nel masso taglialo fuori dallo scultore Gradenigo di Padova, i quali sono in tale stato di conserva- zione da poterli facilmente determinare. Che se la calcaria cincrca di Castclletto scarseggia di Ammoniti , non si pud dire altrettanto della calcaria rossa d' aspctto ghiandoloso che le sta sopra. In uno strato di quest' ultima roccia abbiamo rinvenuto quattro Ammoniti , che non sono ne il tatricus ne Vannulatus, e de'quali daro quando che sia le descrizioni. Passando il sig. de Zigno a considcrare la parte de- scrittiva d'altre specie, non si ferma che assai poco sulle nuove, benchc ncll'estimazione degli oggetti alia storia na- turale appartenenti sia d' uopo riguardare ove il piu del merito propenda, non gia ove a pezza ne sia meno riievan- te. Rispelto all' Ammonites fascicularis tutti i suoi sforzi consislono nell' osscrvare che la specie e piu prossima all 5 A in >n. variabilis che al fascicularis. Sventero questo suo sospclto. Yuolsi innauzi tutto sapei'e che V Ammonite di cui si VI 7 — 50 — parla e stato da me rinvcnuto nclla calcaria rossa di montc Salta, ora creduta jarese, c die importava sparge re sa di essa molte dubbiezze, essendo, come dice il sig. de Zi- gno, decisatnente veocomiano. II disegnatore, di questa specie nc sbag/io la figura , distruggendo persino la somiglianza che realmente esiste tra V esemplare del prof. Catul/o c /'Ainm. fascicularis d Orbigny a cui e sta- lo ragguagliato. Questa somiglianza, continua il dc Zigno, mi aveva da bel principio indotlo ad ammettere la deter- winazione data dal professore ; ma ■ avendo poscia avuto l' opportunity di csaminar megliu V esemplare, i)ii avvidi di notabili difference nclla strutt/ira del dorso, le f/uali, unitamtntt ai caratleri desunti dai lobi, m' inducono a rilenerlo apparlencntc ad una specie divcrsa e pinttoslo affmr all' Ammonites variabilis, posto daW Orbigny ncl lias superiorc. Qnanto all' accusa data al disegnatore, essa non pud rifcrirsi che al numero delle coste espresso nella figura, le quali sono binarie in tutta la circonvoluzionc del- la spira, mentrc nell' originale si puo a stento rilevarne tre; lo che identifica vieppiii il mio esemplare con la specie di- segnata da Orbigny. Aggiiingasi che i fascetti composti di tre costc si mostrano nell' originale in un solo punto della spira, non gia su tutta la faccia de' lati, dove in generate non se ne veggono che due per ogni fascctto. Ma il caratle- re principale della specie, stando al dettato di Orbigny {Terr. Crifac. torn. I, pag. 117) non consiste nel numero, neppurc a&connalo nella (Vase specifica, bensi nella inler- ruzione dellc cosic sul dorso, la quale riesce cosi manifesta nol mio TosmIo, che non saprei conccpire a qual line il sig. de Zigno abbia additato questa parte per dimostrare gli errori della mia classificazionc. Medesimaraenle, il giudi- zio che porta de' lobi tiene del singolare anzi die no, ed — 51 — ccconc la prova. 1/ esemplare su cui versa la critica con- serva alcuni indizii di lobi Sulla faccia d' uno degli anfratti, ma cosi smarriti che non seppi sceverare ne I 5 andamento ne il numero dollc frastagliature. Posto il caso pero che le digitazioni o pari o dispari delle tramezze apparissero nel mio Ammonite discernibili, come poteva egli asscrire die i caratteri de'lobi lo allontanano dalla specie dell'Orbigny, se questo autore dichiara non avervi scorto alcurta rimanenza di tramezze nell' individuo da lui illustrato? Le frastagliature de' lobi sieno o no visibili, mai do- vrebbero figurare come carattere di primo valore nella de- terminazione della specie, ma sibbene In quella delle fami- glie ; ed Haan si valse della presenza o mancanza di esse per crearc li suoi Ccratili e li suoi Gomatiti. I geologi sen- tirono tntta I' importanza di quesla distinzione, traveduta prima d'ogni altro da Elia di Beaumont, e poscia dal mio amico il prof. Bronn di Eidelberga {Mem. della Soc. Ital. di Modena, tomo XXIV). Parimente oscurissimo n' e I' andamento e le suddivi- sioni delle tramezze che si scorgono nell' Ammonites bi- curvatus, e per cio medesimo dichiarai che soltanto in qual- che punto della spira mi sembrava vedere le digitazioni im- parl de' lobi. Biguardo sXYAmm. Melius il sig. de Zigno si conten- ta afTermarc esscre facile ad ognv.no riconoscere sugli e- semplari stessi la differenza ch' csso presenla in confron- ts dtW 4mm. Helius figurato dalV Qrbigny , ma non dice in che consista questa differenza ; quindi ognuno, diro an- ch' io, puo rigettare un asscrto cui manca il neccssario corredo di prove. Dello stesso tenore sono le osservazioni critiche ch'egli fa agli Ammonites simplus e Buchardia- nus, parlando dc'quali mai discende a quell' esame rigo- — 52 — roso che ilcvcsi usare ncllo studio ilollo spoglie tbssili, ri- chiamando al con Iron to lc descrizioni c le figure, e indi- caodo lc ragioni per lc quali trovava di non potcr accor- darc a ncssnno de' miei fossili, ch' egli riguarda come ju- resi, quel sull'ragio die largamenle concede alio altrc specie. Comienc il de Zigno die gli Ammonites quadrisul- catus cJuilleli<\c\ biancone abbiano tutta la congruenza con le figure c le descrizioni dell'Orbigny, ma degni non credo dellostessofavoregliesemplari della calcaria ammonilica die stanno a lato de'primi, che anzi li dichiara inform! ed in- determinabili. Dissi anch' io die quelle spoglie non sono in tale grado di conscrvazionc da poterle con sicurezza de- terminare ; ma, bene guardando col magistcro della lente la spira di ognuna, tosto si rilcva non esserc elleno cosi malconcie come aflerma il de Zigno. Quanto piu affranlo c irrcconoscibilc non apparisce il fossile cbe pure servi per crcare una nuova specie del gencre Crioccras, e fu poscia definito con una frase assai lesta nel Bollettino della So- cieta geologica di Parigi! (21 aprile 1K45) Lascio agli intelligent! di Paleontologia il far ragione imparziale delle critiche mosse alia mia classificazione. Mi si chiedcra forse ulteriori scbiarimenti intorno i molivi pe' <]uali il sig. de Zigno ristrinse la sua censura alle sole spe- cie crctacee dell' Orbigny che trovai nella calcaria ammoni- lica, accordando invecc picna accoglienza alle altre cbe vo- glionsi caratteristiehe del tcrrcno neocomiano. A tale in- chicsta cbe ha stretto rapporto con la llaccolta di fossili e- sislenti nel Seminario di Padova, c formats dal defunto ab. Carignato di Enego, mi riscrbo rispondere in quella parte della Valconioloyia Vencta che conccrne le specie fossili del Yicenlino. — .)<> — Poscia il mcmbro effettivo prof. Bellavilis leg- ge il seguente scritto : Dimostrazione col meiodo delle equipollenze di alcuni teoremi in parte considerati dai sig. Bellati e Ridolfi Del prof. G. Bellavitis. II sig. Gaetano Bellati comunico al Congresso scienti- fico tcnuto in Milano alcuni curiosi teorerai geometrici cho porsero argomento ad una memoria letta dai march. Luigi Ridolfi al Congresso tenuto in Napoli. II mctodo delle equipollenze, che e, a mio credere, il piu opportuno per ri- durre a calcolo tutto intcro l'oggetto della Geometria, vale a dire grandezza e figura, si presta spontaneamente al- ia dimostrazione di quei teoremi, e mostra come si pos- sano gcneralizzare : cio forma il soggetto della presente Nota. Le considerazioni dei centri di gravita di un certo nu- mero di punii, delle relte che possono rappresentare un sistema di furze a risultante nulla, dei momenti d* iner^ zia ec. appartongono alia pura Geometria , e dalla Mec^ canica non prendono che il linguaggio. Sarebbc forse op- portuno non usare quesle frasi estranee alia Geometria, ed il centro di gravita dei punti potrebbe dirsi senza piii il loro centro : le relte rappresentanti un sistema di forze a risultante nulla, rettc che sono equipollent! (eguali, paral- lel e dirette per lo stesso verso) ai Iati di un poligono chiuso, sono da me chiamate rctte a composla-equipollente nulla. — 54 — Se in un piano si abbia un poligono qualunquc ABCD, c sia il G il ccnlro dei suoi vcrtici, sara G V + GB + GC + 6D + GEa^Os inoltre si ha AB 4- BC + CD -+- DE + EA & 0. AL BM CN DP EQ Orase si abbia- * -■<* _ * - a _, AL la preccdcnte equipollenza moltiplicata per — dara AL 4- BM + CN + DP + EQ £a 0, e qucsta sommata termine a tcrmine colla prima da GL 4- GM -4- GN -+- GP +• GQ ^ 0, vale a dire G e il centro anchc dci punti L, M, N, P, Q. AL BM Lc equipollenze — — =rz; ec. indicano che non so- AL BM lamcnte sono uguali i rapporti — - = -- cc. , ma che c- AB b(j ziandio sono uguali gli angoli BAL, CBM, ec. Ne viene: Teorema I. Se sui lati AB, BC, CD ec. di un poligono piano si costruiscano i Iriangoli simili-dritti ABL, BCM , CDN ec, i vertici L, M, N ec. di questi Iriangoli avranno lo stcsso centro (di gravita) dei vertici del poligono. La dimostrazione liberata dall' algoritmo del meloJo delle equipollenze consiste nel considerare, che hanno la composta-cquipollenle nulla, i lati AB, BC, EA ed an- chc le rette AL, BM, EQ, che dilTeriscono da quelle so- lamcnte per un costantc rapporto e per una costante incli- nazionej c quest' ultimo rette composte alia maniera delle forze colle rette GA , GB, GE, che hanno la composta- equipollente nulla, danno le rette GL, GM, GQ, che per conseguenza hanno esse pure lacomposta-equipollente nulla. Qucsto teorema rclativo al triangolo fu dato per un — 55 — caso particolnrc dal Bellati , c dimostrato in generalc dal Ridolfi. Ncl caso di un triangc-Io ABC, invece di costruirc i triungoli simili-drilli ABP, BCM, CAN, si possono condurre dai vertici A, B, C dellc rctte AM, BIN, CP che abbiano coi lati opposti un dato rapporto ed una data inclinazione , e AM BN CP precisamente in guisa che sia — — — — — , ed anche BC (jA Ad in qucsto caso i punti M, N, P avranno Io stesso centro dei verlici A, B, C. Le stesse considerazioni valgono a dimostra- re con tutla facilita un teorema, di cui il precedente non e clie un caso particolare, e die esposto in tutta la sua genc- ralita pud dirsi per sc stesso evidentc. Tcor. II. Dati nello spazio n punti A, B.... il Io- ro centro G sara pure il centro degli estremi L, M, ... delle rette AL, BM rispettivamente equipollenti agli n lati di un poligono piano o gobbo ed afTatto arbitrario. Siccome le aree delle facce di un qualunque polie- dro sono tali che le rette rispettivamente perpendicolari a tali facce e proporzionali alle loro aree hanno la com- posta-equi pollen te nulla , ossia sono eguali e parallele ai lati di un poligono chiuso (veggasi una Memoria del prof. Bordoni da me citala in una lettera pubblicata negli An- nali delle Scicnze del R. Lomb. Yen. pel d85^); cosi nel precedente teorema le rette AL, BM — possono invece condursi rispettivamente perpendicolari alle facce di un qualunque policdro e proporzionali alle loro aree. Cor. i.° Se dai vertici di un tetraedro ABCD si gui- dino delle rette perpendicolari alle facce opposte, e che abbiano colle aree un dato rapporto, gli estremi di que- ste rette avranno lo stesso centro dei vertici del tetrae- dro. — 56 - Cor. 2." Sussiste la stcssa conclusione se le rcttc pcr- pendicokiri c proporzionali allc faccc sieno condottc clai ccntri dci vcrlici delle faccc slcsse. Problemn. Dati in un piano i quallro punti A , B, C, M, dcterminare gli altri due N, P, in guisa chc il cen- tro dei tre A, B, C coincida con quello dci tre M, IV, P, cd inoltrc le rctte AM, BN, CP concorrano insicmc in un punto X. La prima condizione e cspressa da GA -4- GB -f- GC sGs GM -+- GN + GP *a ossia da AM 4- BN -f- CP ^ 0, vale a dire le BN, CP deggiono averc per com post a-equi- pollcnte la MA; sicche scelto ad arbitrio sulla AM il pun- to X sara facile prendere sulle rettc XB, XC le rette BN, CP, chc soddisfacciano a quella condizione. Ma per me- glio conoscere la dipcndenza fra i due triangoli ABC , MiN'P, poniamo CM d± m. CA 4- n. CB CN ^ s. CA 4- r. CB quindi Mm{?n-i)CtL 4 ra.CB, BN^*.CAH-(r-i) CB cd il punto X intersezione dellc AM, BN si trovera dato da l—r—s CX £H CA 4- -, AM \ — vi — r -+- mr—ns A CB + — ~ BM i — m — r 4- wr — 1IS s (\— m—tt) CA + n (l—r—s) CB 4- — ■m- — r 4- mr — ns e perche il punto X ca la sulla CP ^ - AM — BN t± (i— m— s) CA + (I— n— r) CB dovra cssere (non tencndo conto del caso die le AM, BN, CP sicno parallele) *= n, ondc la soluzionc del problema e espressa dalle - 57 — CM !Si m, CA -+- n. CB, CN £j «, CA -+- r. CB dove r rimane arbitraria. Viene da cio clic se dal dato punto M si tiri la MU parallela alia CA fino ad incontrare la CB in U, poscia il lato CA si tagli in V nella stcssa proporzione con cui il lato CB e tagliato in U (vale a dire sia UV parallela alia BA), c finalmente si tiri la VN parallela alia CB ; scelto ad arbitrio sulla VN il punto N, e determinate) il punto P mediants la CP £* MA 4- NB, i due triangoli ABC, MNP soddisfaranno ad ambedue le condizioni del problema. Quando i due punti M, N sono rispettivamente situati sulle rette HM, IN, che dimezzano perpendicolarmente i la- ti CB, CA, la similitudine dei triangoli reltangoli MHN, NIV dimostra che le HM, IM sono proporzionali ai lati CB, CA, e che percio i triangoli BCM, CAN sono isosceli e simili ; sic- che pel teorema i.° ne viene: Teor. III. Se sui lati di un triangolo ABC sieno costrui- ti i triangoli isosceli e simili-dritti BCM, CAN, ABP, il cen- tro dei tre vertici M, N, P coincide con quello dei tre A, B, C, e le rette AM, BN, CP si tagliano in un medesimo punto X. Questo teorema fu dato dal Bidolfi ; egli osserva che al variare dei triangoli isosceli-simili il punto X descrive una sezione conica. Cio puo dimostrarsi senza alcun calcolo mc- diante i fecondissimi principii dello Steiner. (Potrebbe ve- dcrsi il saggio di Geometria derivata, da me pubblicato nel vol. IV degli Atti dell' Accademia di Padova). Le successive posizioni corrispondenti dei punti M, N formano due rette (Gerade) simili, percio i raggi AM, BN formano colle loro successive posizioni corrispondenti due stelle {ebc?ie Strait/' bicschel) collineari, e quindi V intersezione X di tali raggi descrive una sezione conica, la quale passa pei punti A, B. Se non si voglia profittarc del calcolo, nemmeno per provare VI. s - 58 — die anche la CP passa pel punto X, lo si dimostrera osser- vando chc la predetta sezione conica passa anche pel punto C, giacdie quando AIM cade sulla AC. si vedc facilmcnte die, per la condizione del teorema, BN cade sulla BC. lnol- tie, quando M cade in II ed N in I, X si trova nel ccntro G dei vertici A, B, C. Finalmenle, sc M vada a distanza in- linila sulla I HI perpendicolare al lato BC, lo stcsso avvicne del punto N sulla IN perpendicolare al lato AC; percio allo- ra il punto X coincide col punto Z conuine alle tre altezze del triangolo ABC. Ota la sezione conica die per le stesse ra- gioni sara descritta dal punto d' intersezione delle AM, CP dovra passare pei medesimi cinque punti A, B, C, G, Z, c percio essa sara la stessa di prima, vale a dire, le tre rcttc AM, BN, CP s'incontrano in un medesimo punto. Sono piu elcganti i due teoremi segucnti dovuli al Bcllati. Teor. IV. Se sui lati di qualunque triangolo ABC si co- struiscano tre triangoli equilateri, i loro centri M, N, P for- niano senipre un triangolo equilatero. Abbassando dai centri M, N, P dei triangoli equilateri le MH, NI, PK perpendicolari sui lati BC, CA, AB sara Mil :£*: m\S . BC, dove m e il rapporto \ : 1^12 tra la per- pendicolare abbassata dal centro ed il lato di un triangolo equilatero, ed il moltiplicatore )/ esprime chc la Mil e per- pendicolare alia BC; poscia III ^h \ BA, ed IN ^ m-V* ' . AC: sicche MN ^ f BA 4- m\S. (BC -+- AC). Precisamente nello stesso modo si trova INP^iCB-r-^^. (CA+BA), PM^fAC-H^. (AB-+-CB) La condizione die il triangolo MNP sia equilatero e com- presa tutta intcra nell' equipollenza MP : MN si MN : PN, poicbe questa esprime die gli angoli NMP, PNM sono egua- li, c die il lato MN e medio proporzionale fra gli altri due: - 59 — sostitucndovi le prccedcnti cspressioni di MN, NP, PM (a- vendo prima riilottc tuttc Ic rette alle due CA, CB) avremo (CA — ' CB) 2 — 4?^ 2 (CA + CB) 2 -f- kniS. (CB 2 — CA°") £s — CA . CB — 4™ 2 (5 CA . CB — 2 cT — 2 ~CB 2 ) -+- %mV^. (2 CB" — 2 CA"), equipollenza identica quando m* = tV Imitilmente cercai qualche teorema analogo al precedente e relativo al tetraedro oppure all'angoloide trie- dro. Teor. V. — Sc sui lati di un quadrilatero piano ABCD si costruiscano quattro quadrati, le rette LN, MP die uni- scono i ccntri dei quadrati opposti saranno eguali e perpen- dicolari. Sieno LH, MK le perpendicolari abbassate dai centri di due quadrati sui lore- lati AB, CD; sari LH ^ - \S . AB. HK ^ \ AB + BC 4- | CD.. KN £a — m\S . CD*; percio 2 LN ^ AB -h 2 BC -f- CD + ^. (AB — CD) ^ AD -h BC + j/. (AB— CD) Similmente 2 MP sb CD 4- BA -+■ |/. (BC -+- AD); dunque MP *± \S . LN, vale a dire MP e uguale e perpendi- colare ad LN. Questo teorema, che a prima giunta sembra moltosin- golare, si riducc in sostanza a cio, che se due triangoli han- no due lati rispettivamente eguali e perpendicolari (ed op- portunamente diretti) lo stesso e dei loro terzi lati. ADIWANZA DEL GIORNO 27 DICEMBRE i846. IlSegretario legge l'atlo verbale deU'adunanza 29 novembre, ch'e approvato. Si anuunziauo i seguenti doui fatti all' I. R. Isli- tuto. 1. Dal membra eflettivo prof. ab. Zantedeschi. Tlaccolta fisico-chimica italiana. Fascicolo \\. 2. Dal membra effellivo nob. G. Freschi. I nmneri 35 al 38 del Giomale intitolato.- L'Ami- co del Contadino. 3. Dai sigg. cav. Adriano Balbi membro eflettivo del- 1' I. R. Istituto Lombardo ? ed Eugenio Balbi figlio. Miscellanea italiana, Ragionajnenti di Geografia c Statistica patria, un vol. in 8., Milaoo 4845. — 02 — \. Dal sig. dolt. Emilio Kralziuann tli Marienbad. Die Lehre row Somen do- Pfianzen dargestellt, von Kratzmann. Prag 3 1819, in 8. 5. Dal sig. prof. Francesco Selmi di Reggio. Annuario chimico italiano dell 9 anno 1845, dirclto dal prof. Selmi, anno i. Reggio, i8iG, in 8. 6. Dal sig. Giacomo Zanardi di Venezia. / numeri -48 al DO del Giornale intilolalo : L/Ar- tiere. II sig. Consigliere aulico dott. Carlo Czoernig di Vienna manda in dono il primo volume delle Ta- belle statisliche della Monarchia Auslriaca, cola pub- blicalo per cura dell' Ufficio di slatistica amministra- liva ch'egli dirige. Questo primo volume in foglio, ric- chissimo di documenli, riguarda 1' anno 1842, ed ha per litolo: Tafeln zur Statislik der Oeslerreichischen Monarchic fur 1842. Vienna 1846. Si legge il dispaccio 12 dicembre dell'I. R. Go- verno col quale sono confermate le nomine fatte il di 3o novembre dei socii corrispondenli sigg. Loca- telli dott. Tomaso, Valentinelli ab. Giuseppe e Zam- bra prof. Bernardino di Udine. Si annunzia che, dopo le ultime adunanze, l'l. R. Istituto ebbe il dolore di perdere il socio corrispon- — 63 — denle cav. prof. Giacomo Tommasini di Parma, Iu- minare della medicina italiana, alia cui memcria al- cuno fra i meinbri si propoue di tributare le debite lodi. La Congregazione Municipale della R. Cilta di Venezia con foglio 19 dicembre partecipa all' Istitu- to, che la proposta del Corpo Municipale di asse- gnare la somnia di lire 10,000 austriache per esse- re impiegata in esperimenti iraportanti relalivi alle scienze naturali, da eseguirsi per la nona Riunione degli Scienziali italiani, fu approvata, e che si vor- rebbe ora affidare all'I. R. Istituto la cura d'invitare gli Scienziati a proporre esperimenti, di fame a suo lempo la scelta e di regolarne 1 esecuzione. II sig. dott. Nicolo Pisani di Venezia presenta all' Istituto due sue Memorie rnanoscrittte inlitolate, la prima : Rimurchio per far risalire la corrente dei fmmi alle bar che ^ e 1' altra : Macchina a vapore a moto rotatorio continuo, e ne chiede il gindizio conformemente all'art. i3. del Regolamento interno. II membro effettivo prof. Zantedeschi in aggiunla ai Cenni letli nell'adunanza 10 agosto, Su nuove li- nee nere e luminose dello spettro solare, presenta una tavola in litografia nella quale le anzidette linee sono figurate. — 64 — Lo slcsso sig. professore riferisce le temperature da lui osscrvate il giorno i 3 dicembrc oorrento da-llc ore i r allc -2 pom. al pozzo arlesiano die si sta per- ibrando in ^ eoezia ncl campo di S. Maria Formosa. Temperatura dell' aria cstcrna al di fuori del tulio + 3" Reaum. Temperatura dcll'aria ncl tubo al pelo dcl- 1' acqua 4- 7° | Temperatura dell' acqua nci primi strati . -4- W \ scarsi Temperatura alia profondita di 57 mctri. 4- 12° f Temperatura alia profondita di 74 mctri. 4- 15° Temperatura dell'acqua nelle cistcrne di Vc- nezia alia profondita di tre mctri dal- 1' cstcrno selciato +9° Diflercnza di temperatura dell'acqua saglicn- te ncl pozzo artesiauo alia profondita di 7i' n in confronto di quclla delte ci- sternc, in piii di 4° R. Le temperature furono determinate con termo- melrografi a mercurio, i quali per ogni esperimento furono lasciali immersi per minuti trenta. Poscia comunica le seguenli osservazioni Suite proprieta termo-eletlriche della pirosselina. i. Lapirosselina acquisla per fazione del calorico una tcrmo-elettricita negativa che non ha ne il coto- ne, ne la carta non preparata. L' umidita deprime la virtu csplosiva e del pari lo sviluppo elettrico. 2. La pirosselina stropicciata tanto col vetro liseio — 05 — clie eolla cera kcca acquisla l'elettricita ncgativa : uel che appare die 1' attrito operi in principalita come virtu lermica \ propriela notabilissima per !a costru- zione di una macchina elettrica negativa da soslituirsi a quella di zolfo di difficile costruzione. 3. La maggiore virtu esplosiva della pirosselina si accompagna col maggiore eccitamento elettrico il piu csaltato. 4- Lo stato elettrico della pirosselina cresce col- T aumentarsi della temperatura , e i gradi prossimi all' esplosione sono contrassegnati da una tensione eleltrica la piu gagliarda ; la quale intieranaente si eslingue all' atto dell' esplosione. DalP esposto pare potersi dednrre che fesplosio- ne della pirosselioa sia nn efFelto della esallata virta elettrica, e che la uinna tensione che raanifesta l'elet- tromelro all' alto dell'esplosione possa servire di pro- va alia sentenza di Berzelius, che 1' esercizio della chimica affinita sia un effetto della neutralizzazione della forza elettrica. II prof. Zantedeschi uon ama di mettere insienie induzioni coi fatti determinati e positivi : questi sono del dominio della scienzaj e quelle potranuo essere ancora soggetle al dominio della disputa e delle con- troversie dei dutli. II membro efletlivo nob. Minolto legge una sua memoria : Sulla causa delle imagini di Moser. VI o — 68 — E nolo come da parecchi auni i'acessero grande romore nel mondo scientifico alcuni curiosi ed in- leressanti fenomeni osservati con parlicolar diligen- za dal fisico Moscr di Konisberga, de' quali prccipuo c generale caraltere e quello di dare sopra superfi- cie polite tali imagini , che solo uno slrato piu o meno denso di vapore valga perlo piu a farle appa- rire. Abbenche mollo sia stalo scritto dai fisici sall'ar- gomento, parve al sig. Minolto che potessero spargere qualche lume su quei fenomeni il ravvicinamenlo con alcunc maleriali pratiche delle arli e le considerazio- ni che il semplicebuon senso nepoteva dedurre senza entrare in elevate speculazioni. Espone perlanto in questo suo scritto i principali fatti osservati dal Moser, fa vedere come si possano a suo avviso spiegare, e come delle spiegazioni date da altri antecedentemcnte e degli esperimenli da essi addolti in appoggio, alcu- ne sieno insufficienti e sieno stale troppo generalizzate, altre non reggano evidentemenle alfesame, e debbano considerarsi assolulamenle fallaci. "Occupatosi il Moser molto a lungo e con qualche pro- filto della fotografia , fu sullc stesse piastre iodurate per quell' oggetto che fecc i primi suoi sperimenti. II fatlo da cui parti fu quello ben conosciuto che scrivendo con ccrtc sostanze sopra una lastra di vetro hen polita, poi cance'.Ian- do i caralteri e polcndo benissimo la supcrficie , si vedono semprc ricomparirc i carattcri stessi quando si da I' alito sulla lastra. II Moser riconohhe aversi questo fenomeno su — 67 — tutle le superficie polite e qualunquc si fosse la sostanza al- quanto lasciatavi sopra; osservo col fatto che, dando 1'alito sopra una lastra di vetro, e scrivendovi sopra con un pen- nello nettissimo, i caratteri ricomparivano anche dopo sva- nita la umidita, quando si dava 1'alito di bel nuovo alia la- stra. Riconobbc potersi far ricomparir queste imaging oltre che con 1' alito, anche con altri vapori, e segnatamente con quelli d' iodio e di mercurio, valendo ordinariamente il se- condo, applicato dopo del primo, a produr questo effetto, dove quello non fosse stato sufficiente. Presa poiilMoser una lastra, iodurata come occorre pel daguerrotipo, postivi sopra parecchi piccoli oggetti raetalli- ci o no, e lasciativeli alcun poco, riconobbe talvolta im- mediatamente il posto che avevano occupato, il quale pero appariva piu distinto esponendo la piastra ai vapori mercu- rialij col che vedevasi anche una imagine delle figure o del- le lettere che gli oggetti stessi lenevano in cavo od in rilie- vo. Queste medesime imagini apparivano altresi allorche , dopo levato I s oggetto , la piastra iodurata si esponeva alia luce diffusa od al sole. Questi sperimenti riuscivano ugual- mente, sia che il contatto degli oggetti con la piastra iodu- rata si facesse alia luce, sia che avesse luogo all'oscuro. So- pra una lastra d' argento, iodurata in tempo di notte ed a compiuta oscurita, collocossi una medaglia di agata intaglia- ta, una lamina metallica anche essa intagliata con alcuni ca- ratteri, un anello di corno ed altre sostanze, e sottoponen- do la piastra ai vapori mercuriali, comparvero ben distinte le imagini delle figure intagliate nell' agata , dei caratteri delta lamina metallica, della figura dell' anello e di tutti gli altri oggetti del pari. Una piastra trattata alio stesso modo lascio apparirc le imagini esponendola alia luce invece che ai vapori. — 08 — In appresso riconobbe il Moscr potersi avcre qucstc imagini stillc piastre iodurate ancbe senza bisogno del con- talto, ponendo, cioe, gli oggctti a poca distanza da qnella , cbiusi in una cassctta cd in una stanza oscura , formandosi lc imagini talvolta in capo a soli dicci minuli, apparendo in qualche caso senza altro le imagini, occorrendo pin spesso per farle comparire 1' aiulo dei vapori mercurial!. EfTetti analogbi ottenne pure il Moscr sopra bimine polite non iodurate, specialmcnte sopra lc piastre slesse usate pel daguerrotipo che sono ;issai diligentcmente po- lite, tanto ponendo gli oggetti a contatto con questc come a piccolissima distanza , lasciandoveli per un certo tralto , quindi csponendo le piastre ai vapori d' iodio e di mercu- rio. Le distanzeacui ebbersi epiesti effctti sono minori d'un niillimetro , c, dietro espcrimenti di Prater , sembrcrebbe cbe si cessasse dalF avere l'effetto quando la distanza supe- ra un niillimetro e mezzo. Tuttavia pare potersi ancbe ol- trepassare questa distanza prolungando il tempo della con- trapposizione, e di fatto Hunter, avendo posto sopra una la- stra di argento vari quadrelli 1' uno sull'altro, in gnisa die ognuno sopravanzasse di aiquanto I' orlo di qucllo inferio- re, cbiuso il tulto in un casscttino di abetc il cui fondo ri- maneva distantc dalla piastra pin cbe un ccntimctro c mez- zo, c lasciate le cose in tal guisa per una intera notte, espo- nendo poi la piastra ai vapori mcrcuriali, vide apparire il contorno di ciascun quadrello e le venature del legno cbe formava il fondo della scatola. II vapore acquco, e massime quello da to con I' alilo, e fra i piu sensibili per far comparire lc imagini, ancbe quan- do talvolta non si avrebbcro coi vapori dell'iodio e delmer- curio ; ma qucsti ultimi le danno assai piu permanenti. Per ispicgarc questi fenomeni, ed altri cbe accennerc- *- G9 — mo a! trove j il primo clemcnto da considerarsi crcdia- nio dover esscre l'effetto che danno i vapori condensandosi sulle superficie polite, cd e I' aver trascurato questo esame che indusse, a quanto crediamo , io errorc molti di quelli che vollero indagare le cagioni degli effetti del Moser e di quelli analoghi. E primieramente conosciutissimo il fatto che qualsiasi vapore , allorquando viene a contat- to di un corpo, il quale sia a tcmperatura piu bas- sa di quella che occorre perche si mantenga alio sta- to aeriforme, ne condensa una parte, cioe Io riduce alio stato liquido ; e questo vapore condensato vi forma so- pra un velo di umidita, il quale , per la sua trasparenza e sottigliezza, non risulta visibile sc non se quando giugne a tale grossezza da coprire tutta la superficie, per modo da acquistare quella Iticidezza che e propria della superficie di un liquido. Cio e quanto si osserva dirigendo il vapore del- l'acqua hollente o dell' alito sopra una piastra qualsiasi, li- scia hensi, ma non polita in maniera che riesca lucida; ove a principio non vedesi indizio alcuno di vapore, il quale al- Iora solo palesasi quando si e accumulato in tal copia che ne apparisca bagnata la superficie. Allorquando invece la politura siasi condotta a tal punto che la lamina sia lucida, se vi si condensa un leggicrissimo velo di vapore, quello vi si depone in forma di minimi globuli , in istato analogo a quello vescicolare, e questi globuli, riflcttendo in diversi mo- di la luce, fanno apparire la superficie fosca e appannata , come allorquando non e polita a lucidezza. In vero in tulti due i casi le circostanze sono quasi analogue affalto, cssen- doche nel primo la superficie e scabra per effetto delle so- stanze con cui venne lavorata, come pomicc od altro , che la coprirono d'infiniti solchi parallel! o incrociatij nel caso invece dei globuli del vapore, questa superficie e come co- — 70 — porta di piccole sferc saglieoli tli una sostan/.a seinitraspa- reote che 6 il vapore vescicolare. Oltre a questi due cstrc- mi, di una piastra polita chc rimanc appanoata dall'alito o da altro vapore, e di una piastra scabra chc non si appan- na menomamente in tal modo, vi hanoo, conic 6 naturals , moltissimi stati intermedii, ed in gcncralc la snperficie tan- to maggtormente si appanna quanto piu n' e finita la poli- tura. Questo fatto e conosciutissiino da quegli artefici tutti die si occupano di polire diligentemente oggetti mctallici : eglino sanno potersi polire una superficie a pezzi piu e pez- zi nieno, con difference cosi leggiere che non appaiano al- P occhio, sicche tutta la superficie scmbri lucida egualmen- tc e polita. Sanno per altro chc queste difference risultano sensibilissime allorche, dandovi V alito, quelle superficie si appanoano, e si valgono di questo mezzo appunto per co- noscere se la politura sia uniforme in tutte le parti. Questo fatto diinostra che la minima differenza nella lucidczza di una piastra si pud render sensibile coi vapori. Tale si e, a (juanto crediamo, il principio fondamentale delle imagi- ni di Moser e di tutte quelle analoghe die si fanno compa- rir coi vapori, non escluse forsc neppur quelle del daguer- rotipo, e scmbra derivi da cio chc i globuli del vapore, at- tesa la estrema loro piccolezza , si annicchiano forse nelle mcnome cavita prodotte dalle scabrosita della piastra , o vi pcnetrano piu o nieno, modificandosi in entranibi i casi il niodo in cui riflettono la luce. Si sa di fatto dagli sperimenti di molti, e specialmente da quelli di Hunt, avervi differen- za assai grande nelle imagini che si ottengono coi rnetodi del IMoscr, secondo il grado cui sono polite le superficie. Una lastra di rame diligentissimainente polita in parte, e in parte un po'fosca, non tanto pcro da non potcrvisi spec- chiare benissimo, diode nella prima imagini che ricompar- - 71 — vcro fino a quindici volte di scguilo, c nclla seconda invcce iroagini deboli, c die appena per due volte si riprodusscro. In appoggio di questa ipotesi viene pure V altro fatto del modo come gli operai confrontano due politure fra loro : danno cglino Palito ad cntrambe, e giudicano meglio po- lita quella su cui 1' offuscamcnto svanisce piu presto. E evidente doversi i globuli dissipare tanto piu presto, quan- to maggiorc e la parte di essi clie rimane isolata all'in- torno ed esposta al contatto dell' aria, cioe, in altre pa- role , quanto minori sono le scabrosita offerte dalle su- perficie, percbe vi si possano dentro anniccbiare, o, in- somnia , quanto piu e perfetta la politura. Non e adun- que vero altrimenti , come credettero la maggior parte di quelli che cercarono spiegare i fenomeni del Moser , cbe il vapore in alcune parti delle piastre si condensas- se ed in altre no, o per una azione ripulsiva esercitata da queste ultime , o per una modificazionc nella loro proprieta del modo di condensare il vapore, come vc- dremo meglio allorcbe confuteremo queste spiegazioni medesime. Bensi e conseguenza del principio gia posto, che (/ualunc/uc circostanza altera , anche legyierissima- tnente , in r/ua/clic parte vna superficic poh'ta , ri pro- duce una impronta che i vapori fanno apparlre quan- do vi cada sopra la luce; che se la alterazionc e nn po' ijrandc, la luce la fa apparirc anchc senza i vapori. Ta- le sarebbc la vera causa delle imagini permanenti o no del Moser, e siccorne e evidente potersi le superficie po- lite alterare in molte maniere e per diverse cagioni, cosi in diverse maniere e per diverse cagioni altresi possono prodursi le imagini del Moser , e fu altro grave errore (juello di molti , i quali vollero tutte attribuirle ad una sola cd unica causa. r> — 72 — II sig. Minolto trova die a tic possono ridursi le maniere di alterare le superfine polite, cioc: i. J ink»c- candole, ossia rendendole scabre con mczzi meccani- ci: a.°alterando la chimica composiziooe diesse - , 3.° fl- nalmente sovrapponendovi qualche cosa. Egli cretle clie all' uno o all altro di questi effetli si possano ri- durre tutti quei casi in cui si Iianno lc iuiagini iu di- scorso. Gli agcnli, i quali si possono considerare come atli a produrre il primo di tali efletti sono 1' attrito e la pressione; danno il secondo gli agenti chimici, l'os- sigeno dell' aria, la elettricita, il calorico, e forse anco la luce ed il magnelismo \ le cause die operano nella terza maniera sono gl' intonachi, lc polveri, i vapori, la elettricita, il calorico, e forse 1' irradiamento di al- cune sostanze. In tutti questi entra il sig. Minotto in molte particolarila , e riferisce quanto dopo il Moser, osservarono ed opinarono i sig. Pacinotli, Ridolfi, Rusclii, Rreguet, Prater, Hunt, Riess, Pinaud, Kar- slen, Know, Rlorren, Fizeau, Brewster, Grove, ed al- tri parecchi. Alia line di queste investigazioni sulle cause piu o meno probabili, e piu o meno frequenti, ma die tulte gli sembrano possibili, clelie imagini di Moser, il signor Minotto lermina col far breve cenno delle spie- gazioni che dar vi vollero alcuni, le quali gli sembra- no assolulamentc inanmiissibili. - 73 — » Cominciando, die'egli, dal Moser, condotto a qucste os- servazioni dagti studii suoi sulle cose di Daguerre, voile qtte- sti attribuire alia luce anche le imagini avute nella oscurita, imaginando percio una luce latente, dimenticandosi cosa s'in- tenda per luce, c come a rigore non si potesse applicare tal nome all'agente die desse questi efTetti senza riuscir Iu- minoso, quand'anche andasse sempre unito alia luce. Cosi, quantunque spessissimo il ca'.ore spinto ad un certo grado dia luce, e la luce calore, si pole bensi dedurre che tanto Puna che 1'altra sieno efTetti di una medesima causa, ma non si sogno mai di chiamare luce il calorico non lumino- so, ne calorico la luce che non riscalda. II supporre questa luce latente si puo intendere in due sensi. si vuol dire non darsi in verun punto oscurita totale, cioe assoluta man- canza di luce, e forse cio si potrelftte anche sostenere con qualche argomento ; ma quanto piu fitta apparisce la oscu- rita, tanto minore dee esSere in tal caso la pioporzione della luce, e tanto piu deboli saranno gli efTetti di essa. Fu gia sperimentato che una piastra esposta per piu ore nella camera oscura non dava poscia imagini con 1' alito. si vuole invece supporre che i corpi possano assorbire e ren- dere latente una quantita di luce alquanto considerevole sottraendola ai sensi, ma per ammettere un fenomeno di talc novita, e ci si permetta pure, si strano, non basta il voler servirscne per ispiegare alcuni (atti, quand'anche fos- sero questi di tal natura da non potersi interpretare altri- menti. Si trovo potersi que' falti attribuire a cagioni mol- to piu scmplici c strettamente dipendenti dalle leggi piu conosciute della fisica e della meccanica, e percio tanto pin cessa il bisogno di stabilire nuove ipotesi. Inoltre, anche ac- cordando al Closer la esistcnza di questa luce, che egli chia- ma lutentr. non percio rimangono spiegate le sue imagini, VI. io — n — non sapciulosi come poi la luce agisca sulla lastra. Egli vuolc chc produca un cangiamento nclla forza attrattiva o condensatricc dclle molccole della piastra da essa eolpite, ed ccco altri nuovi fenomeni aflatto ipotctici venire in cam- po. Ecco una piastra ugualmente fredda condensare inu- gualmcnte il vaporc, e pcrderc questa sua propricta, se la si umelta e ripulisce, la condensazionc divenendo allora u- niforme. Allorcbe l'oggelto da copiarsi, invecc die a distan- za, meltcvasi con la piastra a conlatto, riusciva ancora piu strana l'azione della luce latente, sicche in tal caso Io stesso Moscr snpponeva csservi altra causa, la quale producessc modificazionc analoga a quclla della luce, vale a dire facesse clie una superficie toccata da un corpo acquistasse la pro- priety di condensare in appresso diversamente i vapori. In fine, si hanno imagini capaci di rinnovarsi piu volte dando l'alito sopra una piastra coperta di un traforo o di varii oggctti : questc imagini sono aflfatto analoghe a quelle del Moser, e nullameno non si possono assolutamentc attribui- re alia luce palese o latente, c pel modo e per la istantaneita con cni si producono. Nessun fisico in fatti convenne nella spiegazionc del Moser, della quale ci siamo solo un po' a lungo occupali, perciocche e dovuta al prirao indagatore di questa scrie di cfFetti. Non meno strana, c piu ancora infondata perche con- traria ai principii della fisica, e la spiegazione data da Knorr, il quale vorrebbe che un corpo, posto a contatto di un altro o ad esso assai prossimo, producessc nci punli vi- cini un cangiamento di temperatura, per elfetto del quale in appresso la condensazionc dei vapori avvenisse in modo diverso; intendendo cosl die una ccrta quantita di calori- co pcrnKinentcmcnte, per mesi cd anche anni, possa rima- nere eoncenlrata in ;ilcune parti senza disperdersi, comuni- — 75 — candosi allc vicine per toglierc lo squilibrio. Inoltrc anche con questa irragioncvole supposizione non si spiegavano sollanto che alcuni dei fenomeni di Moser, ma non quelli tutti prodotti nei casi in cui i corpi a contatto fosscro alia medesima temperatura, ne quelli in cui evidentemente 1* a- zione era dovuta ai vapori semplicemente. Finalmente il Bizio voile spiegare in modo diverso dagli altri i fenomeni di cui parliamo. Supponendo le mo- lecole tutte dotate di una forza di ripulsione per cui ten- dono reciprocamente ad allontanarsi, e mostrando questa forza vittoriosamente combattuta dall' attrazione delle mo- lecole fra loro, ne dedusse essere queste in continuo slato di vibrazione, e niostro come quelle poste alia superficie dei corpi ed agli spigoli principalmcnte dovessero essere trat- tenute con minor forza. Yorrebbe pertanto che i corpi po- sti a contatto gli uni degli altri modificassero reciproca- mente il moto vibratorio delle loro molecole nei punti ove si toccarono, sicche queste respingessero poscia in quei punti maggiormente i vapori. Effetti analoghi di alterazione in questo moto vibratorio stimava potesse produrre 1' in- fluenza del calorico e della luce. Senza entrare a discutere su questo stato di vibrazione anziche di equilibrio per ef- felto di due forze opposte, e sulla influenza di corpi a di- stanze grandissime in confronto a quella minima che vi ha fra ogni molecola di uno stesso corpo, ne pare abbastanza risulti la insussistenza di questa spiegazione dal solo appli- carla ai fenomeni di cui si tratta. Riflettendo al tempo per cui occorre prolungare il contatto perche si formino le ima- gini in alcuni casi, non si comprende perche occorra una azione cosi prolungata per influire abbastanza sulle vibra- zioni; non si comprende perche un leggieropolimento basti a togliere lc imagini mentre sono apparent!, dopo non pin-, — 70 — no si comprcnde poi alfalto come qucslo mutamcnto indot* to Delia facolta vibratoria delle molccolo possa durare nolle piastre per fino a quattr' anni, in capo al qaal tempo furoo vedute ricoraparirvi 1c imagini. Qucsti fatti basterebbero a moslrare la insussistenza ili una tale spiegazione se non si potesse, a nostro credere, farla ancor piu cviilcnle con una csperienza. Se rcalmcnte in alcuni punti il moto vibra- torio delle molccolo c cccitato piu o meno vivamente che in alcuni altri, vi si dovrebbe produrre una forza di ripulsione anchc per altri corpi leggeri oltre che pei vapori, cd un polviscolo che si lasciasse cadere sulle piastre dovrebbe ma- nifestarvi l' imagine del pari dei vapori, come avviene di fatto con l'elettrico negli sperimenti di Masson : cio negM altri casi pcro non accade. Non si spiegano neppure con qucsta ipotcsi lc imagini prodotte dall' alito dalo sull' og- getto o sulla piastra, non essendo supponibile che quella semplicc circostanza produca in un istante quella allcrazio- ne del moto vibratorio per la quale occorrono parcc- chie ore. Iliassumendo, crcdiamo abbiano troppo voluto gencra- lizzare Hunt gli efletti del caloricoj i fisici toscani (pielli del vapore; Riess, Masson, Karsten , Morren e Berlot (pielli della elettricita; Prater quelli delta ossidazione; Rcgnault e Fizeau (pielli del polviscolo e dei vapori dell' aria-, polendo tuttc queste cause del pari, indipendentcincntc 1'una dall'al- tra, dare I'alterazione di politura dondc si hanno le ima- gini di cui parliamo. Esscrsi avviati per fallace cammino di ipotcsi nuove ed inammissibili il Moser con la luce latente, Knorr con lo squilibrio della temperatura, il Majocchi con l'attrazione molecolare o adesionc, il Bizio col moto vibra- torio delle molccolc. Venncro qucsti ultimi condotti in cr- rore dal voler troppo soltilizzare intorno a qucsta seric di — / / — fenomeni, trascurandonc la causa piu ovvia c vcramenle generate, 31. — argilla torbacca con improntc vege- tal! 0.75 » 51.75 argilla marnosa compalta 2.03 » 55.80 sabbia argillosa compatta 11.70 » 45.50 argilla bianca assai mollc 0.50 » 4G. — argilla torbacca leggiera 2.25 » 48.25 argilla calcarea molle 4.25 » 52.50 argilla torbacea cd argilla bianca. 0.73 » 53.25 sabbia argillosa 5.27 . ' ■ ■> 5G.50 argilla calcarea 0.80 » 57.50 argilla torbacea 0.50 >j 57.GO argilla sabbiosa 2.i0 „ GO. — ■ sabbia argillosa al basso e conehigli- fera 1G.50 » 76.50 argilla 5.50 » 80. — argilla torbacea die brucia facil- mente 0.15 >■> 80.15 sabbia fina argillosa 2. — » 82.15 argilla torbacca 0.20 >■> 82.55 argilla } checontinuafinoagliS5 mclti. Si vede che, in generate, si hanno fino ad ora no- ve deposili di argilla alternanti con nove deposili di sabbia. La sabbia pero e predominate, ed ha finora una potenza coraplessiva di pin che 5o mclri. E da notarsi la presenza della torba a vatic pro- - 83 — foodita, alLllo simile a quella che si forma anchc presenteraenle in alcuni punli della laguna : c questa presenza della lorba ad 80 melri sotto l'attuale livel- lo del mare e tanto piu degna di considerazione, che ben di rado fu osservalo formarsi questo comb'ustibi- le nel seno di acqne profonde. la tulli questi deposili vi hanno leggierc Iracce di resti organic!, ma nessun guscio intero e discerni- bile si rinvenuedi conchiglie terrestri e fluviatili. Dal- la profondita di 76 metri si trassero tre a quattro specie di conchiglie bivalvi, comunissime nel Golfo Adriatico. La perforazione ha finora ben proceduto, e sor- vennero solo que'leggieri accideoli e diflicolta che so- no connaturali a qnesta specie di lavori. La finezza e 1 incoerenza di alcuni banchi di sabbia furono il prin- cipale oslacolo ad uo piu celere progresso delT opera. Si ha gia posto il terzo tubo del diametro interno di 3o centimetri, perche le sabbie e lc argille condotle dalle acque risorgenti ha la parete interna del primo e l'esterna del secondo tubo ne rendevano malagevo- le 1' ulteriore profondamento. II gello zampillante incontrato a 60 melri di profondita crebbe in forza dopo il novembre, e sali a 3 e forse a l\ melri sopra la superficie del suolo. La quantila di acqua fu calcolata in 18 melri cubi- ci per ora, cosicche si rese necessario p roc u rare ad es- — 86 - sa uno sbocco di sollo al lastrico nel prossimo caoale. Quest acqua discende presentemente lungo la parole esterna del terzo tubo c risale per l'interno: quando lo stalo dei lavori il permettc si scorge ancora il zampillo. Altri veli di acqua non furono incontrati fiao agli 85 metri. Le emanazioni di gas idrogeno sono presente- mente diminuite di assai; forse per la prolungazioae del lubo oltre lo strato da cui tracvano specialmente originc. I chimici signori Bizio e Galvani furono iocari- cali di fare l'analisi dell'acqua. II membro efTeltivo prof. Bellavitis leggc poscia il seguente scritto: Poche esperienze cd alcune considerazioni sutta coesione dell' acqua Del prof. G. Bellavitis. Sono gia molti mesi chc ccrcai di determinare speri- nicntalmentc la cncsionc dell' acqua in confronto di quclla di alcuni liquidi phi o mcno viscosi, collo scopo di vedcre sc si raanifestasse la prepondcrante altrazionc molccolarc del- l' acqua. Un disco di ottonc del diametro di cinquanta millime- tri ( 49, mm 4) fu sospcso al piattcllo di una hilancia, cd ap- poggiato sulla supcrficic dell' acqua : nell' altro piattcllo fu — 87 - poslo uo peso cguale a quello del disco ; poscia furono ag- giunti adagio altri pesi, (inche il disco si staccasse dall' aequo. Dopo ripetuta molte volte la sperienza, slimai che l'adesionc del disco di ottonc c delPacqua potcssc ritenersi all' incirca di otto gramrai (8, B 4 ). Sostittiiti all'acqua Po- lio di ricino, Polio di maodorle o P olio di oliva, Padesione dello stcsso disco di ottone non giunse mai a sei gram mi ( 6, s ). Cosi liquidi assai piu viscosi prcscntano una coe- sione minorc di quella delPacqua. Qucsto fatto, che a qual- cheduno potrebbe sembrarc paradossalc, diventa piu sin- golare adoperando la trementina, poichc Padesione del di- sco di ottone ben appoggiato e premuto sulla rnedesima la trovai di sette grammi (7, 8 0) in confronto degli otto e piu (8,4) spettanti all' acqua. Siccbe puo dirsi a buon diritto che un corpo aderisce all'acqua con niaggior forza di quel- lo che alia trementina. Continuate per invervalli queste sperieuze dalPestate all'inverno trovai che anche alia temperatura di 0.°, quando la trementina era moltissimo consistente e viscosa, quasi semisolida, pure Padesione del disco era vinta dal peso di sette grammi. Bisogna peraltro notare che il disco non si stacca dalla trementina se non se dopo un tempo che giunge talvolta a parecchie ore, mentre dall' acqua esso si stacca istantancamente. La trementina rcsisleva per pochi secondi ad uno sforzo di 500 grammi senza che si staccas- se quel disco stesso ch'era poi staccato da una forza di soli 7 grammi quando essa era continuata per un tempo suffi- cientc. Le sperienze da me fittc non possono ritenersi assoJu- tamento esalte, ma sono tali da presentare la coesionc del- Pacqua piuttosto minore che maggiore del vero. Inf'atti non mi era facile otlenere che il disco di ottonc rima- — 88 — nesse in ogni sun parte bagnato dall' acqua : invccc cogli olii o colla trementina quando una volta II disco e bagnato da quel liquido, c cerlo che csso piu non lo respingc. Quando lo sperimento riguarda l'acqua, occorre molta pa- zicDZa oel caricare adagio adagio il piattollo della hilancia, perche una piccola scossa nc fa staccare il disco dalla su- perficie; invecc, quando si tratta delta trementina, si pos- sono gcttare i pesi senza ncssuna cura, giacche il disco ben prcmuto su quel scmiliquido, per sollevarsi alcun poco, impiega molto piu tempo di qucllo che occorra perche la bilancia si ponga in quietc. Al disco di ottone rimaneva aderente della trementina, il cui peso, maggiore di uu gram- ma, avrebbe forsc dovuto sottrarsi dal peso posto ncll'al- tro piattcllo della hilancia, per averc la giusta misura delta coesione della trementina. Finalmente Ie quanlita di olio e di trementina da me adoperatc non furono forsc sufficien- ti a togliere quella causa di accrcscimcnto deH'adesione, a cui da prima non avea pensato, e di cui faro parola piu solto. L'adesionc da me osscrvata ncl disco di ottone sail' a- cqua 6 ugualc al peso di una colonna d'acosto all' estremo di un grosso tubo, acciocche in quella estrcmita la tensione clettrica fosse maggiore di quello che sopra una laccia piana del vaso. — 97 — Tontai anche di rivolgere il tubctto all'insu in guisa che il suo estremo fosse alcun poco superiorc al livcllo flell' acqua interna per veJere se median te 1' elettricita si potesse ottenere un getto ascendente; ma o non usci acqua, o ne usci si poca da formare appena una leggera nebbia. For- se ne fu cagione la troppo scarsa elettricita ; ma senza dub- bio avra grandissima influenza la forma cbe prende 1'acqua nell' estremo del tubo, la quale e convessa quando quell 5 e- stremo e al di sotto del livello dell' acqua, ed e concava nel caso opposto. Poscia il membro effettivo prof. Giacomini leggo i segucnli Cenni biografici : Di quanto il cav. prof. Giacomo Tommasini opera per t avanzamenlo della medicina, Del prof. G. A. Giacomini. Un uomo che per mezzo secolo spargea dalla catledra fiumi larghissimi di dottrina, che nelle opcre molte, date alia luce, lascio monumenti non perituri di vero ed utile progresso nella scienza da lui coltivata, un tal uomo non ha d' uopo che I'eloquenza sieda sulla sua tomba per tes- serne condegno encornio ; ed io poteva, senza guardare in- dietro alia mia pochezza, accettare 1' onorevole incarico di rammemorarvi almeno i principali titoli ch' egli ebbe alia anunirazione ed alia gratitudine dei contemporanei e dei posteri. Quest' uomo e Giacomo Tommasini, ornamento e splendore teste rapito all' Italia, lustro e decoro scemato al noslro Istituto che voile ascriverlo fra i suoi Socii. VI. 13 — 08 — Una sola voce in ogni angolo d' Italia c fuor d' Italia ripetuta proclamavalo sommo luminarc della scienza c prin- cipe dei medici italiani. E hen maraviglioso fatto e senza esempio pud dirsi che in mezzo a tanti uomini giustamente eclcbrati, in mezzo a tanti destri ccrcatori di rinomanza c ibrtunati usurpatori di fama, in mezzo a tanta dissensione di principii, un tale primato venisse a lui conscntito dal voto dell' intera nazione, c senza contrasto degli avversarii suoi. Del qual fatto se vogliamo ccrcarc la cagionc e indo- vinarc la sccrcta sorgente, ci sara agevolc trovarla, rammen- tando quanto egli opero come maestro, come scrittore c come clinico, c mettendo in mostra quanto ioflui nei futuri destini dell' arte salutare. Salito in assai verde eta sulla cattedra di Fisiologia e Palologia nella University di Parma, moslro poco apprcsso qual fosse la potenza del suo ingegno, pubblicando nel 180'J le Lezioni critiche di Fisiologia e di Patologia, nolle quali non saprei dire sc piu si dovessc ammirarela molta c scm- pre accomodata scelta dell'erudizione, o l'acuta rcttitudine del eriterio nel trarre le deduzioni e comprovarc gli assun- ti. Ren so die, malgrado i notabili progressi fatti da qucsta scienza noi tempi piu vicini, massimamente nella parte spc- rimcntale c nella anatomica, si ricorrcra a quel codice sem- jirc con profitto dai moderni scrittori per apprendervi quel severo mctodo di filosofia induttiva, che in ogni sua pagina risplende,c che (se non erro e non mi falliscono le promes- se di un lavoro al quale intendo) non pochi oggidi, per troppo cieca c non meditata credenza al microscopio ed ai vantamenti di quella chimica che si usurpo il nome di or- ganica, hanno smarrito. Ma ben presto un' arena piu scabrosa ed insiem piu f'jrace aprivasial suo genio investigatore, ed era la medicina — 99 — pratica. Enlrava Tommasini nel medico santuario in epoca gravida d'inaspettati rivolgimcnti. La filosofia rcstaurata o, per dir piu vero, crcata per opera dei Baconi e dei Galilei, aveva nei medici pensatori mcsso tale fastidio delle domi- nanti doltrine, chc alio apparire della seducente leorica di Giovanni Brown avidanicnte I' accolsero, e, con inaudito miracolo negli annali della scienza, la medicina europea lutta si modello ai dettati del fdosofo scozzese. B_asori fu il primo die fe' conoscere in Italia la nuova scuola, traducen- do gli Elementi di medicina pratica di Brown ; e lo stesso Basori fu il prima, chc al Ictto dcgl' infermi nella febbre cpidemica grassante in Gcnova sul finirc del passato secolo, ne scopcrse e addito al mondo i fondamentali errori. Ove lo Scozzese avea posto per canone 1'azione eccitatrice di tutte le potcnze alia fibra vivente applicatc, c dall' apparente in- fermita delle forze avea fermato il predominio delle malattie nate da deficiente vitalita, il Basori stabili, cio che gia Ip- pocrate avea sentenziato, il maggior nutnero delle vite ve- nire spento da una condizione che trasmoda l'equilibrio delle forze vital! ;e colle piu luminose e solenni esperienze si in Genova che in Mitaoo, nelle due cliniche civile e mili- tare, scopcrse e dimostio la legge della capacita morbosa, c l'esistenza di agenti che positivamente e direlfamente dc- primono i poteri vitali e modificano l'organismo vivente in senso diainetralmente contrario agli slimoli, che egii percio disse controstimolanti. Da questi semplici cardinali principii ebbe nascimento la riforma inedica operata fra noi dal su- blime genio di Basori. Ma, travolto l'autor suo nelle politi- cly vicende dei tempi, abbanJono troppo presto il campo della osscrvazione c dell'applicazione pratica nel vero gin- nasio dell'arte, che sono gli spedali, e serbo troppo lungo silenzio, sicche quci primi semi da lui gittati, comcche par- - 100 — to di nicntc chc d'assai precorreva Ic iutellcltuali capacity del proprio sccolo, saricno riinasti forse scmprc infecondi e senza deguo interprete, ovc Tommasini, suo concittadino c content poraneo,e gia sun emulo per acquistata eelcbrita, non avcssc vol u to farsi suo discepolo, sosteguo c banditore delta novella luce. Egli fu chc in Parma come professore di Fisio- logia c Patologia, c come addetto allc prime inugislraturc sanitarie dello Stato. poscia in Bologna come clinico, e come clinico nuovameute in Parma, arricchi la medica dottrina italiana di tanto sviluppo e di cosi vasta suppcllcttilc di fat- ti, clic la tenne c terra salda contro I' urto dclle sempre rinascenti opposizioni: onile a lui piu clie ad altri e dovuta quel la ri forma che ando c va continuamentc estendendosi nella medicina d'ogni angolo della terra, ove i ministri del- l'artc salutare hanno per guida la vera cspcrieoza e i pre- cetti della naturale filosofia. Testimonio di quanto affermo sono le molte opcre mc- diche da lui pubblicate, sullc quali non polendo partita- mente insistere, verro toccando di volo quelle che piu di- rettamentc fanno al proposito nostro, a chiarire cioe come di nuovc verita egli aumentassc il patrimonio della scienza, c come influisse sull'esercizio pratico della medesima presso tutte le eolte nazioni, non esclusi gli stessi avversarii suoi dal partecipare (ancorche dissimulanli) al benefieo rinnova- mento. Ci si affacciano per prime le sue esperienze e le sue considerazioni sull'azionedi alcuni rimedii, e parlicolarmeu- tc quelle sulht digitate purpurea, cominciate nel 1804, e pubblicate succcssivamentc in piu articoli nel Giornalc me- dico- chirurgico di Parma. Chi si ponga a rileggere quegli scrilti, e le lunghe e vive controversie ch'egli ebbe a soste- ncre contro celebri oppositori, quali un prof. Mongiardini ed un Bettoli, avra di die erudirsi sull'artc dello spcrimen- — 101 — tare, c sul vcro me to Jo logico del trarrc 1c giusle induzioni dalla espericnza: avra di chc convinccrsi chc 1' espericnza da tutti invocata e millantata, diro anche fino alia noia, a sostcgno di loro massime, e dessa, per manco di iilosofia e di critica, la prima fonte di errori. Ed oggi cbe il giudicio del tempo ha pronunciato sulla famosa controversia chc co- sto a Tommasini e a'contradditori suoi tan to lavoro e tanto inchiostro, se cioc la digitale sia stimolante o deprimente, oggi, dico, avra a stupire, che una verita di fatto cosi chiara, come e la virtu controstimolanle della digitale, incontrasse tanta diflicolta a farsi a tutti palese. Se non che la storia della digitale si e molte volte rfpetuta, e si va ripetendo in- torno all' azione controstimolante di altri rimedii; pei quali non c men chiaro e incno dimostralivo il fatto sperimenta- le, e non sono meno tcnaci e mono prosontuosi gli opposi- tori a contrapporre a quello non gia dei fatti, ma delle pre- giudicatc opinioni. In quel torno di tempo il Tommasini pubhlicava un'o- pcra che hen mcrita esser chiamata classica e quasi non dissi monumentale: he riccrche patologiche sulla febbrc di Livorno del 1S04, sulla febbre gtalla d' America e sul- le malatiie di genio analogo. In quest'opera sono illustrati c discussi i piu importanti argomenti di patologia; stabilila spezialmcnte la vera patogenia delle febbri gastrichc c bi- liose; proposta la dottrina della diffusionc morbosa, e con qncsta piantati i fondamenti della condizione vera e mate- rial della febhre continua, togliendo la proteiformc schiera dei morbi febbrili dall'impero delle astrazioni ; addilala la Datura sempre identica del processo flogistico nelle varie sue forme c scquclc, ncl vario andamento, sia acuto, sia cro- nico ; dato infinc un codiccdi prat lea dottrina, ncllo studia- re il quale ogni medico di rctlo giudizio dovra per fermo — 102 — conchiadcre, come an tempo Boerliaave confessava parlan- (!o degl' ippocratici libri, che « quo phis evolvo, eo ditior in praxifio ». Le opcrc dal Tomraasini pubblicate posteriormente ncl volgcrc degli anni, la Prolusione cioc del/a nuova dottrina medica italiarta, il Trattato dtWinfiamrnazione, c del la feb- bre continua in trc volumi, quelle piu rcccntc suite febbri gastriche t biliose, cdaltri scrilti non sono che un'ampliazio- ne, un'ordinata dilucidazionc cd una pratica c spcrimentale eonferma dellc massimc c dei principii idcati cd csposli ncl 4S03;onde in qucgli anni ed in quell' opera, non che in quella della febbre epidemica di Gcnova di Giovanni Rasori, c da scgnare I'epoca in cui 1' Italia ebbe la gloria di ricon- durrc la medicina allc traccie ippocratichc, dalle quail i me- dici a gran pczza deviarono per 1' influenza della teorica browniana, e di incamminatla sul scnliero delta spcrimen- tale filosofia. Non trarro argomento di lode di quell' opera dalle niolte edizioni che si successcro in pochi anni fra noi, dalle vcrsioni fatte in piu lingue ed in questo e ncll'altro emisfero; ma rilevero un fatlo forse a molti sconosciuto c ecrtamente dalla storia critica della medicina dc'nostri tem- pi trasandato. Mcntrc l'opera di cui parliamo era fra lc manidi tutti i medici cd altamcntc apprezzata, il celebre me- dico Broussais venae cogli cscrciti franccsi in Italia, c Iun- gamente soggiorno fra di noi. Tomato in patria, pubblico ncl 1808 la sua prima opera Histoirc des phlegmasies ou inflatntnations chronhjucs. Non e cssa che i'eco e la copia dei principii di Tommasini intorno allc infiammazioni cro- niche, alia natura dellc febbri gastriche e della febbre in generate, con qucsta sola divcrsita, che, ovc l'italiano mae- stro riponcva la sede della febbre, secondo la retta investi- gazione, nella flogosi or dell' uno or dell'altro visccrc, c _ 103 — spcsso diffusa al sistcma dei vasi sangutgni, il franccsc me- dico, con viziosa csclusionc, nel solo tubo gaslro-enterico la Gonfinava. Broussais non potcva ignorare i pensamenli di Tommasini, e non avcre altinto alle opere di lui. Fu suo di- scepolo, ma sconoscentc ; poiche, appuntato di cio, ncgo nci suoi Annali di medicina fisiologica d'aver avuto contezza di qua n to dovca csscrgli cadulo sotto gli occhi in Italia, avvc- gnache si lasciasse sfuggire la magra confessione di esscre stato da Tommasini prevcnuto cosi nclle sue ricerche, come nelle sue conclusion^ Intanto pero la patologia franccsc (non cosi la tcrapeutica, poiche sventuratamente Broussais rimase incredulo e non curante della italica,e lasciolla pret- tamente browniana), la patologia francese, dico, ebbe nn poderoso impulso dalla forza stringente dcgli argomenti di qucsto cloquentissimo scrittorc: egli Ievo alto grido di se in tulta Europa, e costrinse gli stessi avversarii suoi a mu- lare linguaggio e principii. E, cosa strana a dirsi!, Broussais, seguace nella patologia di Tommasini, ebbe seguaci in Italia di quc'medesimi, che aveano rifiutato e respinto gli ammae- stramenti tommasiniani. Che se nelle opere accennatc c nelle altre, die dobbia- mo per brevita prctermettere, rifulge la clevatezza dell'in- gegno, la severita dil giudizio, la sobricta nelle deduzioni, la copia della erudizione non vana ne pomposa, ma sempre opportuna, 1' osservanza religiosamente prestata a quanto di vero c al fatto pratico applicabile venne tramandato da Ippocrate e da'piu grandi maestri insino a noi^non e me- raviglia che come pratico insignc c fortunalo, come Nestore dci clinici ed antesignano fosse per ogni contrada d' Italia celebrato c avidamente ricerco ; non e mcraviglia che una piuttosto singolarc che rara felicita di evento coronassc i suoi risullamenti clinici. Dci quali egli ando a mano a mano — 104 — rcndendo pubblici colla stum pa i prospelti; non gia per osteo tare, come e Iroppo oota usanza, i casi benavveoturosi, c coprire o giustificare gli avversi, ma si per accoppiarvi (|uelle praticlie considerazioni, e que' documenti e precetti che rendano agguerriti c preparati gli allievi alle diflicolta cd alio incertezze die nell'alto pralico s'incontrano. Ondc vcggiamo in que'preziosi trattenimenli mcssi a niulo i suoi dubbii, fatta da Iui stcsso severa inquisizione sui sospettati crrori nella diagnosi c nella cura, inculcata scmprc c col- 1' esempio seguita la circospczionc e la prudcnza; ma non quella imbelle e fredda inerzia cite sotto nome di prudcnza lascia correre i morbi piii pericolosi ad esito funesto, lavan- dosene il medico, come snol dirsi, !e mani, perdu; il morbo abbia tulla la col pa, cd egli sia messo al coperlo agli ocelli di quel volgo, che accusa come rca 1' opera attiva del me- dico, quando non basto, e bastar non poteva, a salvarc la Vi- la. UTommasini invece ne'easi gravi c difTicili seppe spingersi ardito c sicuro fino agli estremi confini dell'arte, trionfando cosi di molte quasi disperate infermita. Col quadro statistico poi aggiunlo, egli pel primo insegno qucgli accorgimenti c quelle norme colle (|uali unicamente la statistica medica puo divenire, non piu vano ammasso inconcludente di ci- trc, ma vera pietra lidia a dimostrare il giusto valore del metodo curativo. Non ispaziero sugli altri scritti usciti dalla sua penna i'econ la ; ma non dissimulero come non tulti abbiano 1' e- gualc impronta di soda cd inconcussa doltrina, lasciando anch'egli scorgere che l'uomo per quanto grande e pur uo- mo; onde rinnovo I'esempio clie all'ardua e faticosa intra- presa di perfezionare e rinnovare una scienza non bastaho le forze di una sola mente per (juanto robusta c capacc, ne T opera di una sola vila per quanto opcrosa e longeva. Al- - 105 — ludo al Trattato suite affezioni ' intermittent} febbrili enon feb- brili ditto ultimamente alia luce. Questo Iavoro, die e il parto ultimo delta sua penna, fu concepito negli anni suoi piii gio- vanili. I principii in esso svolti si trovano accennati o diflfusa- nientc o per incidenza in quasi tuttc leprecedenti sue opere; c nelleLezioni di medicina pratica, dettatedalla cattedrafino dal 1814, le quali corrono mauoscritte fra 1c mani di lutti i suoi allievi e presso gli estranei eziandio, sono con poche variazioni completamcnte esposti. I lavori importantissimi e gli studii fatti di rccente intorno alle febbri intermittent - ! non ismossero il Tommasini dalle massime da lui per tanli anni accarezzate, e la sua eta grave e Ic cure accresciute non gli permisero di entrare di proposito in questo nuovo campo d'investigazioni. Che sc nel suo libro di alcuni di qucsti nuovi lavori ha pur lenuto parola, si fa pero eviden- te a chi ha piena notizia dei medesimi, e si fara per opera di taluno evidente fra poco a tutti, come il Tommasini, im- pedtto di fare egli stesso un ponderato esame di tanli scrit- ti, ne commettesse per avventura l'ufficio a qualche suo al- lievo, e ne avesse estratti e relazioni imperfette e infedcli. Conciossiache non fu mai, e questo sarebbe il primo non credibile csempio, che Tommasini nelle mediche controver- sie avesse messo in non cale e dissimulato tanti fatti solen- nissimij e in tante guise di prove sanciti, ed opponesse a quelli dclle circostanze non bene avvcrate, eccezionali e sccondarie, o dei scmplici giuochi di parole, come quelli della periodicita, dell'abitudine, della molla che scatta e simili. Per la qual co- sa io non so con qual cognizionc del fatto c dclle opcre tom- masiniane un rcccntissirao biografo del grand'uomo, nel nu- mcro 293 della Gazzetta di Venezia, affermasse parlando di quest' opera, avcrc il Tommasini per santo amore del vero strappata dalla sua corona una gemma, facendo credere che n. , 4 — 106 — egli si iosse ritrattato di taluno de'suoi principle avesse mutalo consiglio ; mentrc a lode del vcro era pur giuoco forza il dire, chc il Tommasini iion voile anclie di qucsta nuova gemma ornare la sua corona di gloria, contcnto di quelle che gia gli brillavano in frontc. J\cl pensiero d' avere con questi tultochc impcrfctti cenni ricordato que' sommi capi pe' quali il nomc di Tom- masini andra scolpito ad immortali carattcri nella storia dclla scienza, cd annovcrato fra i piii grandi henefattori dell' umanita, io non mi sento lc forze di parlar degna- mente , ne trovo nccessario di qui rammentare quan- tc fosscro le emincnti doti del suo animo , quanta le sue virtu famigliari e ciltadine che Io fecero caro e venerato a tutti che il conobbero, che destarono per fino nel popolo l'entusiasmo del trionfo ne'varii passaggi che fece da questa a quella citta, e gli meritarono il raro premio di pochi, dir voglio la solcnnc pompa del lutto universale nel suo tra- passo all'eternita. Delle (piali virtu non ultima e non meno ammiranda, perche retaggio di pochissimi, si fu la modera- zione, il rispetto, l'urhanita, la gentilezza nella polemica sostenuta contio gli avversarii suoi, che ebbe non pochi c viulcoti ed accaniti, non tanto medici stranieri, quanto e molto piu « quelli che un muro ed una fossa scrra. « Non ho 1' animo ora di entrare in questo ingrato c doloroso argomento: ma non posso totalmente tacerc a maggiore onor suo come la luminosa carriera di Tommasi- ni fosse intravcrsata dall'amarezza di aspre e pungenti censure, e fosse da ogni maniera di contrast! ri tarda to il generoso suo intendimenlo di giovarc alia scienza cd all'u- manita. Impcrocche fino da quando fu chiamato a salire sul seggio lasciato dal eclebcrrimo Testa in Bologna, occupalo allora a tempo dal prof. Bufalini, ip^icsto medico, d'ingegno - 107 — soltile e di molta facondia fornito, promosse conlro il Tom- masini un'opposizionc, c pcrsevcrantcmentc con alcuni suoi scguaci fino a questo di la guido. Crcatosi egli dei principii di Rasori e di Tommasini a suo talento un fantasma tutto disforme dal vcro, lo com bat te e lo va combattendo semprc colle stcsse armi c colle stcsse parole. Fattosi per meditate proposito sordo alle vittoriose risposte, con impcrturbata costanza mai non ristctte e nou rista dal ripctere le identi- chej gia tante volte smenlite, accuse. E da questo nuovo cd inconcepibil modo di indagare la verita, che per l'autorita del nome da molti c senza esame accettato, e in gran parte dovuta la fatale discordia cbe con tanto disdoro dell' arte e danno dell' umanita divide fra noi la medica famiglia. Ma si serbi altro tempo ed altro luogo a parlare di cio piu parti- colarmcnte, e si concbiuda. Tommasini mentre visse non ebbe altri emuli cbe Ra- sori. Avversarii ebbe molti. Di questi ne Iascia anche mo- rendo. A'quali io vorrei mostrare questo venerando vegliar- do, ricco di esperienza piu che semisecolare, ingenuoc dot- tissimo non so qual piii, dettar dalla cattedra, non solo ai suoi alunni, ma a'medici gia provetti cbe da tutte parti ac- correvano per ascoltarlo, precetti di medicina che poi reli- giosamente al letto degli infermi applicava ; vorrei metier loro sott'occhio la felicita delle sue curagioni, mostrata dal- le tavole statistiche dei clinici rendiconti, solcnnemente at- tcstata da Italia tulta e da Bologna particolarmentc e da Parma, campi che furono de'suoi giornalieri trionfi; c vor- rei poi chiedcre a questi cotali, sepurc si ostinano a crede- re, non che grelta c meschiua, falsa la dottrina da lui pro- fessata e insegnata, da quale critcrio desumer vogliano la validita clinica di una dottrina? — 108 — yjppcndice. Nacquc Giaeomo Tommasini in Parma nol 17(55 ed ivi mori il 2(> novembre 1846. Fu cavalicrc della Legione ill Onorc di Francia, del- 1' Online Costantiniano di Parma, professore di clinica me- dica nella University di Parma, c Protomedico dello Stato-, Prcsidente della Sczione cried ica nclla prima c nella seconda Riunionc degli Scienziati Ilalianijuno dei qoaranta della So- cieta Italiana delle Scienze; socio degl'Il. RR. Istituli di Scienze, Letterc ed Arti di Yenczia e di Milano; c dei prin- cipal! Corpi scientifici d'Enropa c di America. Pubhlico lc opcre segucnti: Storia ragionata di un diabefc. Parma 1794. Quanto influisca il cuore sulla circolazione dpi san- gue, Memoria. Parma 1794. Lezioni critiche di Fisiologia e di Patologia, vol. 3. Parma 1802-1803. Riccrc/ie palologiche sulla f ebb re di Livorno del 1804, sulla febbre gialla d' America e sidle malattie di gcnio a- nalago. Parma 1805, vol. 2. Casodistraordinaria costipazione di ventre, nel Gior- nale della Socicta medico-chirurgica di Parma, vol. 1.° Ricerche sulV azione dei vescicanti e dei rubefacients. Ivi, vol. 2.° e 3.° Sugli effctli della dig/ tale purpurea, e risposte alle ob- biezioni. Ivi, vol. 3.°, 4°, 5.° Memoria sulV azione deprimente o controslimolante di alcuni rimedii. Ivi, vol. 7.°, 8.°, 9.°, 10.° Memoria suWuso medico delta pila di Volla e sul~ Vempiris?no. Ivi, vol. 1 1.° — 100 — Riflessioni patologiehe sopra una infenna, afona du- rante la vcfjlia, cfie libcramente parlava nel tempo del son- no. }\\, vol. 12.° Delia necessila di unire in medicma la fdosnfta alia osservazione, Discorso. Ncgli Opuscoliscientifici di Bologna, vol. i.° 48.10, Delle febbri confagiose c dcllc epidemiche coslituzio- ni. Ivi. Sulla febbre petecchialc e la nuova dotlrina medi- ca. Ivi. Delia nuova doltrina tnedica italiana, Prolusione. Bologna 18(7. Quistione (isiologico-legale intorno alia vitabilita di un feto setlimestre, cstratto colP operazionc cesarea. Bolo- gna 1818. Sopra una gravissima entente, Opuscoli scientiflci di Bologna, vol. o.° Prospetto dei risultamenti ottenuti nella clinica me- dica dell a Universita di Bologna nel corso del prim o trien- nio scolastico. Ivi, vol. 4.° De rongruentia et discrepanlia inter anglic.am et ita- licatn medtndi rationem. Londini 1820, nelle Opere minori. Del metodo di clinico insegnamenlo nelle Scuole in* glesi. Ivi. Risposta alle lettere di G. Clarke. Ivi. DclP influenza delF opinione in medicina, Discorso, Ivi. Elogio del eel. prof. Gins. Testa, Ivi. Delia infiammazione e della febbre contimia, vol. 3, 1821,1827, 4841. Delia neccssita di sottoporre ad una statislica i fatti — 110 — />//'(■ importanti della medicina pratica. Discorso. Bolo- gna 1821. Prospetto dc* rimllamcnti ottenuti nella clinica mc- flica di bologna nel secondo tricnnio scolastico. Bolo- gna 1823. Sloria della ?ualattia per la quale mori il Co. Giulio Perticari. Bologna 1823. Sullo stato attuale della patologia in Italia, con lun- ga nota. Milano 1826. Prospetto dc' risullamcnti ottenuti nella clinica me- dica di bologna dal 1823 al 1828, preecduto da pratiche considcrazioni sui casi piu important!. Bologna 1829. Suir amore del patrio suolo. Parma 1829. ISozioni storiette c pafologiche sul cholera asialico. Parma 1852. De riribi/s naturae 7ncdicatricibns. Pfcgli Atti dell' I- stituto dcllc Scicnzc di Bologna. Sullc febbri gastrlche o biliose. Negli Atti della Societa Ilaliana dclle Scicnzc. Modcna 1836. Degli allettamenti c dclle difjicolta delVarte medico,; Succinta idea della filosofia e della patologia tra- sccndcnle ; Dclle moral i qualita eke convengono ad un vero medico ; Sulla Omiopalia, Discorsi. Parma 1841. Elogio del gio vane medico Rubini. Parma 1842. Sulla flebite generate, Mcmoria. Bologna 1842. Sul progrcsso della medicina considerala in relazio- ne al progresso dcllc altrc scienzc ed art/', Discorso, ncl Mcmor. di Medic. Contemporanea. Venczia 1843. Sulle affezioni periodiche intermittent! febbrili e non febbrili, Considcrazioni patologico-pratiche. Parma 1845. — Mi — Finalmente si Icgge una memoria del membro eflettivo sig. G. Sandr'iSulfidea generate di contagio. Benche del contagio siasi tanto parlato, l'autore avvisa non essersi ancora bene stabilito la prima e fondamentale sua idea, specialmente a raotivo de' va- rii caralleri, che massime a' tempi noslri lefuron sup- posli, i quali ai contagi o non convengono, o conven- gono solfanto ad alcuni. Egli osserva che la prima e piu semplice idea, che del mal contagioso presenlasi, e quella d'un male che si comunica. Ed esclusi quindi i vizii che ponno esser imitativi, come lo sbadiglio nell' uomo e una specie di tiro nel cavallo, e gli ereditarii, i quali seb- bene passino in altri, vi passano in senso molto di- verso da quello de' contagi propriamente detti ; ed accennala per incidenza la via di verificare che un male e comuuicabile, ritenendo che per essere conta- gioso ad esso basti solo il potersi comunicare, Paulo- re prende a sbandire dalla generale idea di contagio tulti gli altri caratleri che fino ad ora le si applicaro- no. Sbandisce quello che il mal contagioso non ritorni piu nello stesso individuo, ricordando come di tutti siensi ormai vedute recidivej e aggiungendo che, se anche alcun ve ne fosse che non si ripetesse giammai, sarebbe questo un carattere suo peculiare, e non punto indivisibile dalla stessa idea di contagio. Sban- disce quello che un contagio non si possa trovar in- — 112 — siem con UO altro, sia nollo stcsso pacse, sia nello sles- so individuo uorao, o pur bruto 5 poiche apparisce il conlrario dall esperienza. Ed esclude pur il bisogno
  • e no posseggono, o sono troppo scarsi e generali, o non mettono mai dinanzi come materia prima e so- stanziale la condizione civile di queste Provincie ; e perche Ie stesse Statistiche di Lichtenstcrn e di Sprin- ger non toccano che di volo la parte morale del Ve- neto*, e perche in fine le Tavole di Statistica amtm'ni- strativa dell 1 Impero, che si pubblicano di tanlo in tanto dalla Direzione Aulica, o non sono di pubblico diritto, o nella loro ampiezza non possono discenderc a quelle minutezze che par si richieggono alia speciale cognizione del nostro paese. Partendo lautore dal fat- to di questo difetto o di qncsla mancanza, vorrebbe che si supplisse col provarne principalmente l 1 impor- tanza, dedotta dai vantaggi di piu specie che ne ri- douderebbero al pubblico ed ai privati. E per confer- marsi vieppiu nell'idea d' una tale importanza, da ri- sposta eziandio a tutte le difficolta che potessero lbr- ne dubitare, come sarebbero queste: che le pubbliche autorita sieno gia fornite abbastanza di dali statistici j che non debbano ingerirsi negli oggetti morali ; che siano questi o troppo mulabili o impossibili a ridursi a dati di statistica 5 che vi sieno statistiche gia pub- blicate all 1 uopo ecc. Prorata in tal modo 1 imporlanza di delta Stati- stica, discende ad esporne i principii, o a dare cou questi la teoria per formarla. 'Pali principii ragguarda- no: 1." alia classificazione sistemalica e razionale dei — 127 - suoi dati od oggetti, i.° alle sue fbnti, 3.° al suo meto- do, 4-° a " a sua revisione o correzione. Quantoalla clas- sificaziooe che dev'essere sistematica e precisa, e lon- darsi percio sopra un'idea prima e fondameutale che deve svolgersi in quella, una cosififalta idea e quella delJo stato; e percio, ove sia svolta ed esausta in tutta la sua estensione, ci da cinque oggetti o dati per la sta- tistica civile: il governo, la legislazione, la popolazio- ue, la moralita, l'industria. I primi due si ommetto- no perche gia noti e corauni non solo al Veneto, ma a lutto 1 Impero, e quindi le si riservano i soli tre ultimi. Ciascuno di questi e complesso,e bisogna scom- porlo od analizzarlo ; onde nella popolazione si con- siderano le relazioni tutte di quantita e di qualita, come sono il numero totale degli abitanti messo in rapporto col sesso, coll' eta, colle nascite, colle morti, coi matrimonii, colla legittimita, colla cittadinanza, colla religione, colla condizione: nella moralita si com- prendono i.° le abitudini, a. il carattere, 3." la reli- giosity 4- 1' educazione, 5. u la giustizia, 6.° la bene- ficenza • e nell' industria la sua forma o specie qua- druplice di agraria, di manifattrice, di commerciale e cl intellettuale. Per ciascuno di questi dati s' indi- cano e si sviluppano analiticamente e razionalmente i proprii e rispettivi oggetti, addilando il modo di rap- presentare con dati stalistici particolarmente la mo- ralita. Qui si distingue la moralita come soggelto del — 128 — moralist a da quello clic e per lo statistico; si slabili- sce il priocipio die la moralita solto questo secondo aspetto si manifesta e si lega con cerli fatti esterni e materiali, dai quali puo essere dedotta ed argomen- tata ; si accennano questi fatti, come sono gl'Islituti pii, per dedurre lo spirito di carita o di beneiiceuza; la quantita delle bettole e del vino consnnto annual- mente, per comprovare la tendenza o no all'ubbria- chezza •, la quantita degli arnmalali venerei e delle nie- retrici, per saper cogliere i dali della scostumatezza 5 e finalmente si accennano Ie norme uon solo per rap- prescntare stalisticamente tutti questi oggetli, ma per darvi eziandio an valore. Dopo l'esposizione dei prin- cipii si passa alio fond e al metodo, che e per Tauto- re 1' analitico o parziale, quello cioe che procede dal particolare al generale, cioe dalle slatisliche di cia- scheduna Provincia alia generale o di tutto il Veneto basata su quelle j mentre le fonti sono tanto pubbli- che che private, dovendosi usare indistintamente del- le une e delle altre secondo la loro maggior autentici- ta, e sempre dietro le visile in luogo, ove occorra- no. La revisione o correzione periodica di tale Sta- tislica civile per il Veneto e la necessaria conseguen- za della mulabilita di alcuni suoi dati od elemenli. Cosi finisce tutta la parte teorica o dei principii. Passando all 1 esecuzione o all 1 ultima parte, che lau- tore tlichiara per la piu necessaria e irutluosa, si ad- — 129 - ditano i rnezzi indispensabili e l'acili al suo esegui- mento, ridolti tutti ai seguenti : i."alla uomina di una Commissione permanente di Statist ica e com- posta di otto Membri quante sono le Provincie del Veueto ; 2." alia partecipazione al Goverao del piano o progetto di Statistica civile perche siano aperli gli ufficii pnbblici alia sua compilazione •, 3.° alia forma- zione preventive di una Statistica parziale o di una Provincia, che serva di modello o di esemplare per Je altre ; 4-" a " a successiva e contemporanen esecu- zione delle altre statist iche dietro l'esempio o mo- dello della prima 5 5." alia compilazione di una Sta- tistica generate civile di tulto lo stato Yenelo sui ri- sultamenti delle singole o speciali ; 6." alia pubblica- zione si delFuna che delle altre, e 7." alia revisione o correzione triennale di tutte. II niembro efTetlivo iag. Jappelli, Presidente della Commissione permanente elella secondo l'arti- colo 161 degli Statuti interni, ed inlesa a raccogliere materiali per la descrizione topografica, idranlica, fi- sica, statistica, agraria e raedica delle Provincie Ve- nete, accenna che i dati di Statistica civile sono ap- punto fra quelli che la delta Commissione deve adu- nare, e a mano a mano pubblicare, per far couoscere sotlo ogni rappoilo Gsico e morale il nostro pacse. II piano per condurre uua parte di questo lavoro, ora VI. 1 - — 130 — esposto clal prof. Poli, quando sia ilall aufore corre- dalo delle opportune labelle o quadri sinoltici, po- lr;'i essere dai Commissarii preso in considera/.ione, ed il prof. Poli slcsso, come altri membri c socii cor- rispoudenti, invilato a collaborarvi. 11 membro effettivo prof. Minich lcggeposcia la se- guente nota : Sopra alcune nuove proposiziorti relative alle trascendenti AbeUane. Del prof. S. R. Minich. La prcsentc comunicazione, rigaarda alcuni teoremi intorno alle trascendenti ultraellittiche, a cni l'insigne ana- lista sig. Jacob! impose il norae di funzioni Abeliane. I nuo- vi risultati da me ottenuti coslituiscono un'appendice alia Memoria chc ho prcsentato non ha guari all' I. II. Istituto (Adunanza del 10 agosto 1846). Dopo la letlura di quella Memoria, avendo avuto oc- casione di scorrcrc gl 5 indici di alcuni fascicoli del Giorna- le di Matematiche pure ed applicate del sig. Crclle, ho tro- vato che il chiaris. professore Richelot di Konigsberg ncl Volume XXIII p. 551, avea gia dedotto le espressioni al- gebriehe degli integrali di quel sistema di equazioni dilfe- renziali, a ctii guida i! leorema fondamentale relativo alle trascendenti Abeliane, e la cui integrazione era appunto il elto della mia Memoria. Trovai ancora chc quest! inlc- grali algebrici, dedolti dal sig. Richelot merce il Teorema liano, venncro direttamente determinati dal celebre Ja- — 131 — cobi in un articolo inserito nel Volume XXIV, p. 28 del Giornale teste mentovato. Credetti a primo tratto di essere stato prevenuto nclla determinazione delle formule espri- menti gl' integrali algebrici richiesti; ma ben tosto mi av- vidi che le formule proposte dal Richelot e riprodotte dal Jacobi involgevano n radici dell 5 equazione, il cui primo membro e una funzione simile a quelle che si trovano sot- toposte al segno radicale quadrato nelle equazioni ad inte- grarsi, e percio differivano essenzialmente dalle mie formule che sono del tutto esplicite. Debbo soltanto riconoscere che il Richelot ha ottenuto per una via speciale la prima delle mie formule, ch'e quella che conserva una picna analogia col noto integralc Euleriano dell' equazione i cui termini s' in- tegrano separataniente per funzioni elittiche della prima specie. Rassicurato sulla novita del sistema di formule ch' io propongo nclla Mcmoria presentata all'I. R. Islituto, rivolsi con nuova attenzione il pensiero a questo soggetto, e co- nobbi che dalla facile analisi, che mi condusse a'nuovi in- tegrali algebrici, risultano agevolmente i principal! teoremi riguardanli le funzioni Abeliane, c le formule che scrvono alia riduzionc di simili trascendenti. Basterebbe a dir vero questo annunzio, trattandosi d'una Memoria di calcolo che si potra esaminare a bell' agio, perche presto sara pubbli- cata. Ma poiche in questo intervallo potrebbe taluno incon- trarc gli stessi risultamenti dn me ottenuti, sono costrctto ■i porgere un breve ccnno intorno alle conclusioni della mia analisi, onde rimuovere qualunque dubbio di plagio, se frattanto si pubblicasse qualche lavoro contenente i medesimi risultati. Questo evento puo parere abbastanza probabile, poiche la teorica delle (unzioni Abeliane discussa in molti importanli lavori di parccehi Geometri nel Giorna- — 132 — le del sig. Crelle c in quello del sig. Liouville, b divenula uno dc' tcmi prediletti dellc ricerche odicrne dcgli analisti, o.l e staia proposta dall'Accademia dclle Scienze di Parigi a s iggetto del yrande preinio di Matematichc per 1' anno 1847. Per ristringerrai all'enunciato delle nuove Proposizio- ni ch' io dedussi dalla mia analisi, mi 6 d' uopo ricordare die le n — I equazioni ad n variabilis che si integrano alge- bricamente in virtu del Teorema Abeliano, hanno per loro termini le differenziali di queste variabilidivise per le radici quadrate di altrettante funzioni simili, interc c razionali di grado 2?i di cadauna variabile, e moltiplicate per le suc- cessive potenze 0, A, 2, 3 . . . u — -2 delle stesse variabili. Quindi no viene che denotata con tp m la trascendente che nasce dall'integrazione d' uno qualunque di que' termini, che si suppone moltiplicato per la potenza m."""" della variabile corrispondente, cioe posta / x, m d.t — r Jm (#), essendo A = a x-"+ a, x %n ' -4- r/o„ la somma di qualsivoglia numero di funzioni della forma y m , finche m non supcra n — 2, si riduce ad un nu- mero di n — 1 funzioni di simil forma, i cui argomenti ven- gono espressialgebricamenteper quelli delle funzioni p.ropo- ste. Ora io mi feci a considerare gli aggregati di n termini differenziali della forma anzidetta,sc non che le potenze me- desimc dclle variabili per cui vengono rispettivamentemolti- plieati eccedono il numero n — 2, oppure sono negative; e rappresentando simiglianti aggregati colle differenziali di nuove variabili, ho trovato che la prima di queste nuove equazioni s' integra per mezzo di quantita logaritmiche, circolari. o puramentc algebriche, secondoche il cocfliciente a della suprema potenza della variabile posta sotto il segno — 133 — radicale sia positivo, negativo o nullo. Tutte le altrc equa- zioni cosi stabilite si possono integrare algebricamente, e quindi si rileva che la somma di qualsivoglia numero di funzioni della forma 9,,, ovc sia m = n — I equivalc all'aggregato di n — • i funzioni conformi, aggiuntavi una cspressionc logaritmica circolare od algebrica, secondo i tre casi in cui il coefficiente della suprema potenza della variabile sotto il segno di radice sia superiore, inferiore od eguale a zero; I'ultimo de'quali casi avviene allorche la fun- zione sotto il segno radicale sia del grado 2// — -1. Ogniqual- volta poi sia ni> n — 1 oppur negativo, oltre l'espressione logaritmica, circolare od algebrica dianzi accennata, si trova aggiunta un'altra funzione algebrica al gruppo delle n — 1 trascendenti. La serie di tutte queste nuove eguaglianze potrebbesi estendere indefmitamente, sino a qualsivoglia valore intero dell'esponcnte m si positivo che negativo ; ma e facile dimostrare che le equazioni corrispondenti ad m negativo si possono ridurre a (melle che corrispondono ad >fi positivo e maggiore.di n — 1. Di piu non e mestieri di pro- trarre le equazioni relative ad m positivo oltre il valore 2?t — 2 di quest' esponente ; poiche mi venne fatto di dimo- strare che la trascendente rm comunque sia m superiore a a 2n — 2 si riduce a dipendere dalle sole trascendenti ipos?i»''2 etc. ij>3b-2- In generate io rinvenni che ogni tra- sccndente Abeliana, cioe I'integrale d'una formula involgente la radice quadrata d' una funzione intera del grado 2n, si puo ridurre alle %n — 1 trascendenti teste indicate. Per «— 2, cioe per lc trascendenti ellittiche, si hanno cosi tre funzioni irreducibili, che corrispondono alle funzioni ellit- tichc di i. a 2." e 3. 3 specie. Per w==3, cioe per la prima classe «.Iclle funzioni Ahcliane, si riduce ogni funzione di delta classe a 5 funzioni distintc fra loro, che corrispondo- — 134 — no ;i quelle Lrovate ilal sig. Ilichclot ncl suo Commcntario sulle funzioni Abeliane del l.° online. Spero in simil guisa di aver agevolato il senticro che guida alio studio di simili trascendenti, c di recare, per quanto il concedono le t cimi mic forze, qualche materiale alia crezione del grande edificio scientifico di cui Abel ha piantato i fondamenti colla sua teorica generate delle tra- scendenti a derivata algebrica. 11 campo di questa teorica cosi importante per le sue applicazioni e pel progressive perfczionamento dell'analisi algebrica, non e stato ancora abbastanza mietuto, cd oflre un abbondante ricolto. L'Abel con acuto e rapido sguardo ne ha misurato 1' cstensione, e ne ha toccato i piu remoti confini, scuoprendo la proprieta generate delle trascendenti a derivata algebrica; ma prima d' csaurirc una messe tanto ubertosa, i Geometri odierni avranno ad esercitarsi per lungo tempo intorno a questo ramo d' analisi. Avvcnne della presente teoria l'opposto di cio die suole avvenirc ncllc ricerche scientifiche, poiche, in luogo di giungerc alia generalita per una catena di propo- sizioni speciali , si parte questa volta dal Tcorema piu generale c dalla maggiore asti'azione per discendere alle varie modifica/.ioni ed agli accidenti della teorica nelle sue diramazioni. Ora nclla serie delle diverse classi di trascen- denti a derivata algebrica suecedono alle funzioni propria- mcnle dette Abeliane quelle che provengono dall' intcgra- zionc delle formule involgenti la radice medesima d'una funzione intera di grado qualunquc. Su questo argomento il sig.Broch giovine analista, compatriotta del eclebre Abel, li.i gia prodotto una importante Meinoria, che ha meritata I' approvazione e I'encomio dell'Accademia delle Scicnze di Parigi. Sc I' analisi da me istituita per le funzioni Abeliane potra estendcrsi analogamente .i queste nuove funzioni, se- — 135 — condole indagini chc ho divisato d'islituire a questo ri guardo, nc daro in una nuova comunicazionc all' i. Ii. Isti- tuto un compcndioso ragguaglio. II membro efifetlivo dott. Namias porge alcuni cenni sul vaiuolo che domina attualmente in Venezia e sulla necessila della rivaccinazione. E un fatto sin- golare che casi isolati e accidentali a Venezia, come altrove, si trovano quasi sempre di vaiuolo, e che que- sto ad un tralto si diffonde senza note cause a molto nutnero di persone. Bisogna conghietturare ehe trat- to tratto il principio contagioso acquisti estraordmaria operosila, ovvero che si stabilisca in molti una mag- giore disposizione a senlirne gli efTetti. La prima sup- posizione viene esclusa dal fatto che anche ne'casi iso- lati e accidentali la malattia e talvolta veemente e ca- pace di troncare la vita. D'altra parte per l'innesto del vaccino vediaino sorgere ne'corpi la disposizione a contrarlo, che prima non esisteva. Un esperto chirur- go di Venezia avea iunestata senza effetto ne'mesi ad- dietro sua figlia. Non era dubbio su l'eflicacia della materia che genero in altri pustule di vero vaccino. Tre mesi appresso, il padre voile rivaccinarla e si svilupparono regolari pustule vacciniche. Non e age- vole a delerminare quali cagioni abbiano dalla meta di agosto sviluppata in Venezia la disposizione al va- iuolo, di cui prima couiavansi rari casi, e da allora a tutto dicembre vennero presi /\2,'d individui. Di que- — 13G — sli 3/j morirono, 22 sono in cura, 30 7 guarirono. I ]-2.\ divisi sccoiulo la qualita dell' eruzione, vaiuolo, vaiuoloide e varicella danno 1 1 5 di vaiuolo, de'qua- li morti 28, guariti 77, in cura 10; a3n di vaiuo- loide, de'quali morti /j, guariti 217, in cura 1 1 •, 7O di varicella, de'quali morti a, guariti 73, in cura r. Solo e da notarsi clie un insolilo calorc della slate pre- *edette qucsta epidemia, c clie del lungo e intenso ca- lorc furono efTelto i'requentissimi sudami, luruncoli c favi. Quanta parte cio abbia alia disposizione generata- si nei corpi pel vaiuolo, non si polra delerminare che cou iterate osservazioni raccolte in differenli paesi, nei quali contemporaneamente siano sviluppate di tali epidemic. II piccolo numero degli attaccati in Venezia al disotto de'dieci anni fece pruova che per circa due lustri il vacciuo conserva la facolta preservatrice, ed incoraggiava alia rivaccinazione che venne raccoman- dala dalla Congregazione Municipale con avviso pubblicatoil ottobre 184G. In quello pero era detto che si doveva rivaccinarsi fino ai 3o anni, ma un buon numero di vaiuolosi fra i 3o e i /jo e piu, alcuni dei quali perirono, hanno dimoslrato il biso- gno di ripeterc la vaccinazione almeno fino ollrepas- sata I 1 eta de' /[O anni. Queslo e 1' unico modo di ar- restare f epidemia, ed il dott. Namias puo afl'ermare che niuno de' recentemenle rivaccinali da lui cono- sciuli (e sono in gran numero) venne preso da eru- — ^37 — isione vaiuolitbrme. NeirOrfanotroGo maschile de' Ge- suati, e nel femminile delle Terese furonvi molti va- iuolosl il i 84 4j non essendosi praticata rivaccinazio- ne, la quale eseguita nel principio dell' attuale epide- mia, impedi che alcun caso finora se ne sviluppasse. Eppure alcuni medici tentano di alienare gli animi da questa innocente operazione, opponendo che la fredda slagione impedisce al vaccino di sviluppar- si, che si puo con quello favorire la comparsa del vaiuolo, o inserire ne' corpi allri niorbi. Calcolando sui molti fatti da lui rivaccinare, risuUo al dott. Na- mias che il 60 per 0/0 ebbero vero e regolare vacci- no. II quale innestato nella famiglia slessa dove esi- steva qualche ammalato di vaiuolo, ebbe corso regola- re senza la comparsa di quello che si trovava nelle piu propizie circostanze per isvilupparsi. II timore poi d innestare principii morbiferi col vaccino sta fanlo per la rivaccinazione che per la vaccinazione, e del- 1 utilita di essa niuno ormai osa dubitare. Sembrano esagerati que' limori. E verosimile che nella puslula vaccinica trovandosi particelle tutfe fornite della pro- prieta di produrre in altri individui gli stessi effetli, siansi distrutle in esse le altre proprieta nocevoli che per avventura avessero possedute. Nel Irasformarsi in materia omogenea all' innestata pare che deggiano perdere qualunque altra virtu. Tultavolla si usi pure la precauzione di scegliere bambini saui e di conosciu- 11 18 _ 138 - li genitori. ma Don si trascuri per soverchie dubila- ziooi un' innocenle operazione, che sola ha il polere di arrestare le epidemic di vaiuolo. Inline il socio corrispondenle dottor F. Enrico Trois legge alllstilulo alcuni ccnni Sulla costituzione rnorbosa corrente in Venezia. II IVeddo, die si ebbe specialmenle oello scorso dicembre assai rigoroso, rese i'ra noi frequenlissime le malattie infiammalorie. Questa e osservazione ab- baslanza comune, di cui e facile render ragione. II dollor Trois ba nolato di parlicolare, cbe nel dicem- bre appunto le infiammazioni furono quasi tutte mem- branose, rarissime le parenchimatose, che pur pre- valevano nel novembre anlecedente, e ricomparvero nel gennaio, Cio deduce dai registri dell'Ospilale ci- vile, e dalla sua pralica parlicolare. Numerosissime infatli furono in quel mese le angine e le bronchiti, meno numerose che d' ordinario le pneumoniti, fre- quenli le asciti, le oflalmie, le esacerbazioni di catarri polmonari, le risipole, le eruzioni scarlattinose. Que- sto, che gli sembra bene avverato, non e cerlamente un fallo accidental, ma l'effetto di una causa parlico- lare, la quale non e forse agevole di determinare. Egli poro congettara che, siccome il freddo maggiore provalo nel dicembre non crebbc gradalamente, ma si formo rapidamente e quasi istantaneamenle, cosi — 139 — I'origine dci dominanli malori sia a ripetersi dalla ra- pida ed istantanea impressione di quel freddo sul no- stro organismo, e dapprima, com' e naturale, sui tes- suti membranosi piu esposti, e su quelli, a preferen- za, degli organi respiratorii. Quesla sua congettura gli sembra fondala abbastanza per esser anchc sorretta dall' osservazione, die fatlo rxieno intenso il freddo e meno rapidi gli sbaJzi di temperatura, le infiammazio- ni tornarono a Tarsi parenchimatose come erano pri- ma e come sono nel gennaio. II doltor Trois aggiunge a questi, allri cenni sulle febbri intermiltenti, e sulle spleniti che abbon- darono specialmenle nel dicembre e lurono curate felicemente col solfato di chinino. - Al qua] proposito riporta alcune osservazioni palologiche fatte da lui coslantemente sullo stato relativo del fegalo e della milza. « Fin da quando, essendo medico in questo Ospital di Venezia, mi esercitava nelle dissezioni anatomiche, mi ha co!- pito I 5 osservazione che dove il fegato mi appariva volumi- noso oltre il normale per congestione sanguigna, e molle di tessitura, la milza mi compariva atrofica e dura, e vicevcrsa. Ed allorquando le mie nuovc destinazioni mi allontanarono da quest'esercizio, non ho perduto di vista le dissezioni e- seguite dai Medici dello stabilimento, le quali per ragioni d'ufTicio mi sono comunieate c ch'io espressamcnte ricerco. Ora posso assicurarc che nella massima parte di quelle dis- sezioni, sc non in tutle, ovc cade di osservare il fegato e la milza malati, sono indicati (juesli organi in quello stato op- — 140 — posto ch*io dissi, cioc il legato voluminoso e molle coli;i milza atrofica c dura, od il legato atrofico o duro colla milza niollc e volumioosa oltrc all'ordinario. Convinto dopo cosi Innga esperienza della rcalta del fatto, die sc non c costan- tissimo, si verifica pero in un grandissimo namero di casi, I'ho accennalo ai mioi amici pcrche sc ne occupasscro c alle mic aggiungcssero o contrapponcsscro le loro osservazioni particolari, e nc feci ricerca in tutti quei trattati anatomico- patologici chc nsi fu dato di consultarc, senza pero iro- varvi soddisfacenti indicazioni. Morgagni, c vero, nella tri- gesima scsta delle sue Epistole registra come quei due or- gani, quando sono simultaneamente attaecuti da malattia, l'uno e piu, in generale, Taltro meno voluminoso che nello stato ordinario. Ma oltrcche cio non e ammesso da molti, (jucl grande anatomico non si ferma a dare del f>itto ra- gionc speciale, occupato delle varie simpatie ondc sono conncssi (jucgli organi e degli effetti difTerenti di (juestc simpatie. Se, ammesso il fatto, mi fosse lecito di avanzarc una congettura, io direi chc (jucgli organi ricevendo entram- l»i il loro sangue artcrioso dalla celiaca, c quantunque legati fra loro da molte c strcttissime conncssioni; c assog- gcttali inoltre il piu delle volte simultaneamente alPim- pressione delle stesse cause morbose, potendo assai diflicil- mente trovarsi l'uno e I'altro nell'identica (Sisposizionc, sia agevole il concepire come nella maggioranza dei casi l'uno piu che I'altro organo possa trovarsi disposto in ma- niera da far ostacolo al libero ingrcsso del sangue nel suo parenchima; ncl qual caso quel sangue concorrcra con piu forza c in eopia maggiore nell'altro, onde l'uno si formi piu che I'altro voluminoso e molle. Questa congettura pero l'assoggclto volenticri alPaltrui giudizio, parendomi l'ar- gomento meritcvolc di attenzionc, mcnlrc si tratta di un — Ml — organo quale e la milza, le cui funzioni, malgrado tutti gli argomenti per i quali e generalmente riguardato come organo ausiliario alia secrezionc della bile, pure sono an- cora pei fisiologl soggetto di discussione. Lo scorbuto, malattia rarissima fra di noi , si man- tenne anche in quest' inverno rara come all'ordinario nclla Citta; ma si mostro al fin dell'autunno nel nostro Ospi- tale, ove rapidamente e gravementc si estese nel Moro- comio. Ncgli anni trascorsi, c prima che i locali vi fos- sero convenientcmente preparati per le dementi che vi sono accolte, eran frequenti le invasioni di quella malat- tia, a contrarre la quale esse sembrano particolarmentc disposte. Ma a mano a mano che i locali furono miglio- rati j lo scorbuto si fece piu raro c piu mite , e gia da qualche tempo n' era sparito. Ricomparve nell' autunno decorso. Sembra che alcunc demolizioni praticate in quella divisione dell'Ospitale per occorrenti successivi ristauri, v' abbiano data occasione, come anche vi ha contribuito potentemente la tempcratura fredda e umidissima della stagione. Questi ristauri non sono ancora compiti, pure lo scorbuto e intieramente da circa un mese scoraparso. Si pone in pratica, come altrc volte, il largo uso e sva- riato della radice di rafano rusticano, e giovo certo que- sto rimedio, come altre volte avea giovato. Io credo pero che anche il Ireddo del dicemlire v' abbia contribuito. L' esperienza di molti anni mi ha convinto che il freddo asciutto si oppone alia condizione scorbutica, come 1' u- mido la favorisce. Le osservazioni fatte negli ultimi mesi mi confermano in questa opinione. La migliare che romba da qualche tempo intorno alio nostrc lagunc, c nclla estate decorsa sembra aver fi- nalmente valicate le potenti barriere , e minacciata una — 142 — grave invasione, si mostro appena nel nostro Ospitalc c poscia disparve; rarissimi casi c miti vanno solamcnte a quando a quando pullnlando per la citta. Io sospctto grandemeote clio anchc questa mitigazione sia dovuta al IVcddo dolla stagione. Ho peraltro la compiacenza che le parole di conforto, colic quali il mio amico dott. Namias cd io abbiarao ccrcato di rianimare 1' abbattuto coraggio dci noslri concittadini, non siano state smentite. » Infine il doll. Trois aggiunge alcuni cenni sul vaiuolo che inGeriscc ora in Venezia, a ripararsi dal quale Irova anch' egli non sia mai abbastanza incul- oala e raccomandata la generale rivaccinazione, co- in' ebbe anche a prescrivere 1 Imp. Regio Governo. II membro effettivo prof. Zantedescbi fa vedere un pialto di terra da stoviglie comune sul cui foudo bianco ed inverniciato sia il disegno di un fiore di tin- ta azzurra dovuta all' ossido di rame. Questo disegno sarebbe una prova, secoudo il prof. Zantedescbi, di proiezione materiale, e per irraggiamento, delle sostan- ze solide, perche si e formalo nella fornace e ad al- tissima temperalura col solo tenere il pialto in que- stione parallelo a qualche distanza da altro piatto, sul quale era slato eseguito un consimile disegno col- I ossido melallico, e secondo il me to do comunemente usato nella fabbricazione delle stoviglie. Altre prove dice il sig. professore di aver otteuuto di questa pro- wzione materiale anche a traverso corpi solidi ed opachi, lo (juali. cgli, con una esposizione di princi- pii. fara conoscere a tempo opporluno. ADUNANZA DEL GIORNO 31 GENNAIO 4847. II Segretario legge 1 atto verbale dell adunanza 28 dicembre, ch'e appovato. Si annuDziano i segneuti doni fatli all' I. R. Isli- tuto. 1. Dal raembro efFeltivo prof. Baldassare Poli. Saggi di Scienza politico-legate, Fasc. 5.° parte II, Miiano. \UQ. 2. Dal socio corrispondente cons. Antonio Quadri. Descrizione topografica di Venezia. Venezia 1846, Fasc. 19 e 20. 3. Dal sig. dott. Giuseppe Osenga di Parma. Artificio el&mentan per sopprimere itno piii termi- — 444 - ni neile tquazioni paraboliche. Parma 18'iG, di pag. 15 in 4.° Sopra una nuova for/nula esprimente Ic resistenze di un jluido indefinite al tnoto di mi piano obliquo al propria corso, JSota. Parma 184G, di pag. in 4." II segretario L. Pasini rende coulo clcllo stalo in cui trovansi oggi 3 i gennaio le perforazioni arte- siane di Venezia. La perforazione in Campo di s. Maria Formosa e giunta fino a metri io4-75. Dopo gli 86. 5o non si ha incontrato che sabbie micacee uiisle a cioltoli di calcarea argillosa e di mania compatta. I ciotloli spar- si o disseminali equabilmcnte in mezzo alia sabbia si son trovati per la prima volta a g6 melri. A ioo metri di profondita la trivella si e im- battuta in pezzi isolati di legno o tronchi di una pian- ta che rassomiglia al pioppo. II legno non e ne carbo- nizzato, ue fracido aflallo, ma rammollito dall' ac- qua in modo singolare. Se ne ha trovalo fino a me- tri 104.75. In Campo s. Polo si ha pur comincialo il 2,5 gennaio la perforazione, ch' e giunta a quest' ora a 1 metri. Alcuni saggi analitici dell' acqua risorgente di s. Maria Formosa han dimostrato che non conliene solfati ne di soda nc di magnesia, bensi del carbo- nato di calce. — 145 — II membro effettivo dolt. Nardo ha determinate) sopra gasci interi o frararaeDti le seguenfi conchiglie marine trovate la maggior parte nelle sabhie dagli 86 ai 104 metri, che sono anche presentemenle pro- prie dell' Adrialico. Turritella icrcbra, Lamarck. . 0« trovasi io alto marec view por- tata sulla spiaggia. Cerithiwm vulgutum, Lk . . . Ndia lacuna. Oslrea edulis, Linn idem Pcctf-njacobaeus, Lk In alto mare e portato di rado sulla spiaggia. VflrillS, LK. ....... Frequente tiella laguna. Psammobia fcroensis, Lk. . .Rara nell' Adriatico, fossile iii Val d' Andona. Venus (jallhia, L Frequente sulla spiaggia. Cylherca cxoleta, L idem Cardium cd/lle, Lk. ...... Frequeute noil, laguna. oblongum, Lk. . . . N n rarq in mare. Lucina laclea, Lk R ara sulla spiaggia Pectunctllw alycimerisl Lk. . Ia ,,]aie ' la spoglia frequente sulla spiaggia. Spat any us arcnarius, Lk. . . . idem Finora il dolt. Nardo non trovd nelle sabbie esa- niiuate col microscopio spoglie di forarainiferi: la sab- bia e prevalentemente calcarea. La piu bassa parecom- posta di sola calce carbonata spatica : la sabbia silicea conimista pu6 calcolarsi una sesta parte ; nella sabbia assai fina iu cui prevalgono le parlicelle micacee, le silicee sono in minore quantita e ne costituiscono circa l'ottava parte. // 19 146 — II membra effeltivo ah. Furlanetto Icgge (irui Memoria : Sulla fabbrica del la carta presso gli an- tichi per sola sovraposizione trasversale di due strati papiracei. Indicata I etimologia delta greca vo- ce carta, ricorda gli scrittori die pid specialuieale traltarono di tal argomento, Plinio cioe, Cassiodoro, Isidoro di Siyiglia Ira gli antichi, e fra i moderni, per lo piu sulle traccie di Pliuio, il Guilandino, il Marto- relli, lo SchoWj il Fea, il iVIarini e il Morcelli, cui cor- redo di nole i! Labus. Accordaronsi lulti nello sla- bilire, la carta dagli antichi Greci e Roniani essersi fabbricata in Egitto con due strati dell' interna cor- teccia , detta latinamente liber, della pianta palnsfre (il Cyperus papyrus di Linneo) trasversalniente so- vraposti 1' nno all'altro. Tali sono appunlo tutli i pa- piii che veggonsi nellc hihlioteche pnbhliche e priva- te d' Italia e d oltremonti, e in Napoli speciajmente. Contro 1' opinione nniversahnente ricevuta v eh- he chi insorse nel i845 scrivendo in una Disserta- zione intitolala la Carta, e stampata in Vicenza, che gli antichi facevano la carta del tritume d ungiunco, che chiamavasi papiro, di cui sminuzzavano e mace- ravano quelle scorze scelte, come avean trovato me- i^lio, egualmente che facciamo noi. il canape e il lino, e non gia sempre sfogliandone il gambo, e incollan- done questi sjogli ; e che da tutlo quello cli egh ha potut.o raccogliere dagli scritti degli anion latini ei — 147 — non sa verier?, che la loro carta fosse diversa dalla nostra. II passo di Plinio (lib. i3, cap. 2,2.) seeondo questo scrittore, non c'insegna altro niodo di far la carta, che quello usato anche da noi al presente. Fn chi contradisse (il sig. Ces. Cantu) alia nuo- va opinione nel Giornale Euganeo dell' anno 1 845 pagine 216-218, senza pero notare gli errori, sui quali era fondata 5 onde desideroso il sostenitore di essa di corrohorarla con autorita, ne cerco il (avore dai dotli di Monaco in Baviera, e di poi senlendo che essi non f approvavano, recossi egli stesso a Verona per esaminare i papiri di quell' archivio capitolare. Mostrossi quindi saldo nel proprio parere, e il ricon- fermo rislampando nel 1846 quella sua Dissertazio- ne, e premeltendovi una nuova prefazione, e soggiun- gendovi una appendice. Quesla ristampa con nuove aggiunte premesse e posposte diede occasione all'ab. Furlanetto di chia- marla ad csame, cominciando dal contraporre quanto intorno alia carta antica si scrisse, segnatauiente dal Morcelli nella sua Disserlazione: Sullo scrivere de Ro- man}.. Aggiunla qualche allra notizia, Iralta dalP ab. Marini iulorno ai papiri, accenna 1' uso della carta di papiro e della pergamena, piix antico assai di quello che sull autorita di Varrone si era aflermato da Plinio; dopo di clu: ritorna al proposto esame. II sostenitore della nuova opinione nel passo di Plinio., in cui, par- — 148 lato del papiro crescente lungo I Eufrafe e adoperato cola pure a fame carta, soggiunge: el tamen malunt Pdiilii vestibus litteras intexere, non beoe traduce, il vestibus per ritasli di ves/i, cloven Josi intendere 1c tele di seta spalmale con un iutonaco cl i go mm a per iscri- vervi. Piu riprendevole e il tuglicre qua e cola alcune Irasi da Plinio per comporre ad arbitrio un periodo che venisse a dire cio che si voleva. Male e poi so- stituito ad acii lo scapo iolruso nel leslo pliniano dal Guilandiuo, e tradotto per gambo, quando ivi signifi- ca rotolo, o cio che noi diciamo quinterno. Similmen- te lo scissurae ordine, e il turbidus liquor pliniano non sono Jette scisse e tritale, posfe in un vaso con acqua : e fatlasene una torbida^ ma indicano I ordi- ne, con cui hannosi a svolgere c separare i varii strati del libro del papiro, e Tacqua del Nilo che potea, perche glulinosa, far le veci deila colla di fior di fari- na. In altro passo di Plinio mal si traduce crates per cralicola, e non per iscbeda, e si ammette un verbo texuo, di cui nella latinila non ha esempio. In allro ancora il minus sorbet politura charta, magis splen- det, ch° e il notissimo eiTelto, che vedesi nelle carte liscie, di meno imbevcrsi d'inchioslro divenlando piu lucide, e infedelmenle cosi reso : la carta che sorbira meno avantidesser polita diverra piit lucente. Allro- ve, a proposito della carta augusta, cangiasi il pliniano tolerandis in tenendis, che non si ha luorche nell u- — 149 - nica edizione veneta delfanno 1469, e lo si traduce poi per tollerare. Nel qnal luogo stesso male i calami pliniani son detti pc/ine, non essendosi queste comin- eiate ad usare che al principio del VII secolo. Altrove altra parola si e soslituita alia geouina parola plioiana sail' aulorita di un solo codice N. 1 [3oi di Monaco; cioe leclurae in cambio di liturae^ quando 210 altri codici danno quest' ultima lezione, e la prima reca parola ignota alia latinita, che us6 sempre lectio. Delle quallro qualila date da Plinio alia carta, 1' ultima delta levor (liscezza) traducesi erroneamente per leggierezzaj qualila gia compresa nell altra tenuitas. oltreche levi- tas sarebbesi detto in tal caso conforme 1' indole della lingua. Sinistramente pure volgesi, oltre all' invertere l'ordine delle parole nel teslo, quel passo, in cui Pli- uio parla della carta saitica e della emporetica, e que- st' ultima con voce grechizzante dicesi fatla delle cose piu vili senza specificar quali. Altrove si fa derivare intergerium da inter e gerrae (vocabolo greco que- st'ultimo e corrispondente a craticci) anziche, come vorrebbe ragione, da inter e gero; senza badare che gerrae iu greco e in latino domanda la r doppia. Da ultimo il linianiiS) che si vorrebbe introdurre nella la- tinita (da cui non s'ebbe finora che linens o lintens^ a significare di lino), e moslrato solenne sproposito della veneta stampa delfanno i4^9 da c '°j c ' ie ? P ar ~ laodosi poco prima della carta augusta, la quale adn- 150 — latione Aususti nomen accept t, erasi inoltre soggiun- to, sicut secunda Ltiviae a conjure ejus. Quauto poi ai due papiri, di cui parlasi uell ap- peudice, come veduli nell'archivio capitolare di Ve- rona, si no (1 essi dovette essere una tavola in rauie rappresentante I'originale documento che a ado srnar- rito, come altesta il can. Dionigi, l'allro un vero papiro bensi ; ma non quello clie vorrebbesi, perche queslOj cuini; si ha dall opera dell ab. Marini, passo dallarcbivio capitolare di Verona nella raccolta dellab. Canonici di Venezia, vendula, come ognuno sa, dopo la mode del possessore, in Inghilterra. Oltre che la data del documento, come si conosce dallo stesso ab. Marini, non sarebbe del VII secolo, come vorrebbesi, ma sollanto del X •, e non di Diodalo figlio del Doge Orso vi si tralta, ma si di Diodede figlio di Felice venezia no, I Orso non altri essendo che il labellione della citta di Ravenna, da cui la carta fu scritla. Poscia il niembro effeltivo conle Freschi legge la seconda parte della sua memoria: Sulla coltivazione de gelsi e de bachi da seta nelle Provincie Venete. Inline il membro effettivo nob. Minotto legge un Kapporto sullo scrilto del sig. Jacopo Trevi- san di Sanguinetto intilolato: Un pensiero sulla na- vigazione aerect, assoggetlalo dall' Autore al giudizio dell' I. R. Istitulo. — m — « Nessuno e ccrtamcnte piu di me pcrsuaso che gli uo- mini di scienza siensi lasciati scoraggiare troppo presto iii quanto riguarda le utili applicazioui di una scoperta che de- sto al suo nasccre grande commovimento e sorpresa, eJ esa- gerate speranze. Non mi nascondo tutlavia le difficolta che a tale scopo si oppongono, e lino a che le proposte d'inno- vazioni o miglioramenli nell' aeronautica vengono da per- sone digiune di ogni pratica di quell' arte, non posso a me- no di accoglierle ma! prevenuto o con diflidenza. Credo che possa con pieno diritto la scienza rifiutaie, senza degnarle di ascolto, cpielle proposte che mirano a dirigere gli aero- stati librati nell'aria o mediante la forza dell' uomo, o con motori da lui suscitati, e sieuo pur questi quanto si voglia possenti. La grande mole degli attuali aerostati non permet- te di farli camminare veloci in aria tranquilla, ne si puo im- pedire che cedano al piti leggiera sofiio di vento senza sfor- zi grandissimi. Speranze piu ragionevoli presenta Y idea di avvantaggiarsi delle correnli stesse del vento, cercando quel- le piu favorevoli alia direzione che vuolsi seguire, e sludian- do solo di deviare piu o meno, in quanto occorra, da esse. Di tanto fu contenta per secoli la navigazionc sui mari, ed e veramente orgogliosa pretesa di menli imbaldanzite dal- l'esempio dei continui prodigii operati ai di nostri dall'ap- plicazione delle scienze, il voler giungere di botto per la aeronautica a quell'apice, cui soltanto dopo migliaia d'anni il vaporc condussc le Davi. 11 Trevisan apparliene fortunatamente al numero di quelli di piu limitate speranze, e nello scrillo, di cui mi fu affidato l'esame, dichiara ch"e suo intendimento di valersi, per ottcnerc il moto desiderato, dell'impulso dei venti.; es- sendo |iero circondato il pal lone in ogni parte dall'aria, non puo che trovarsi in piena balia di questa, ed assumere la — 152 — posizione cui quel la il vuole ridolto, o avanzare verso (jucl punto preciso ove !;i corrente dirigesi. Non ha in vero l'acronauta altro appoggio contro al quale m tare ed appuntellarsi per resistere in (pialche mo- do alia forza del vento, per raodificarne I'azione, die que- st' aria niedcsima, ed appunto aservirsi di questo appoggio mirarono tutti coloro cite tentar vollero di condurre gli ae- rostati in direzione alquanto diversa dal vento. Siccome le pale del remo o delle rnote dei piroscafi, mosse velocemen- te ncll' acqua, incontrano resistenze bastanti a spingere in- naozi le barche, cosi pensarono alcuni a muovere as- sai velocemente grandi pale, o specie di ali uell'aria ; al- tri pensarono valersi delta resistenza stessa die incontra il pallone nel suo ascendimento, o nella discesa, e alter- naodo I' una eon I' altra, e servendosi di vele inclinate, proposeio di ottenere la direzione desiderata a quel naodo die le navi bordeggiando, beuche obbliquamente, pure vanno avanzaudo verso il punto, cui son dirette, quantun- quc il vento spiri quasi contrario all' intrapreso cammino. La dilierenza die principalniente distingue un globo imnierso uell'aria, e mosso da quest' aria niedesima, da una barca die galleggi sull' acqua c sia mossa dall 3 aria, sta nella maggior resistenza die incontra quest' ultima nella parte inf'eriore per la densita del mezzo die la sostiene, eosicche si ha ivi un appoggio a volonta ; ed un piccolo pia- no inclinato, com'e cjuello die cosiituisce il timone, basta a fame girare opportunamente la pena. Voile il Trevisan ridurre ad analogue circostanze i^li aerostati, approfittando della varieta delle correnti die ad altezze diverse s' in- contrano neir atmosfera. Sono queste prodolte dal conti- nuo mutare gli pimarrebbe tranne quello d' avere torna- lo in campo I'altrui proposizione, la (juale giova ora csa- minare se c lino a qua) punto possa riuscir vaotaggiosa. Che legando insieme due globi immersi in diverse correnli, al modo indicato prima da! Giornale francese, po- scia dal Trevisan, non si venissc ad avere grande facilita- zione pel deviamento desiderato, mi pare non possa nmo- versi dubbio, considerando die si ha realmente un globo il quale puo avaozare assai piu leutamente del ventoche lo in- vests, che quindi potrebbe una parte della forza con oppor- tune disposizioni cssere impiegata a dare una spinta laterale al globo medesimo, e potrebbe la fune che lo trattiene op- portunamente modificare I' effetto di questa spinta, sicche con | : nso di vele inclinate sotto varii angoli alia direzione del vento, si giungesse fino ad un certo punto ad imitarc quanto si fa sullc navi. Se non che si ha qui supposto, che Ic cose si possano disporre e mantcnere nel modo indi- cato dal Magas'm Piltoresl esporre con roolte particolarita quelle obbiezioni che stanno contro la pratica sua utilita, e per le quali credo non si possa ac- cordare alcun mcrito al Trevisan deU'avci' riproposto ta- le idea. » Le conclnsioni del Rapporlo sono approvale. L I. R. Istituto si riduce in adunanza segrela per (rattare di aflari interni. Si delibcra che, a dimostrazione dclla compia- eenza provala dall'Istitulo per la scella della cilia di \<-nezia a sede della Nona Riunione degli Scienziali llaliani, siano per quel tempo pubblicate le Osser- vazioni postume di Zoologia Adriatica del defuu- to prof. S. A. Reoier con 16 doppie tavole a contorni e a colori, giusta il rapporto del prof. G. Meneghini cui la compilazione delf opera resta prineipalmenle af- fidata. Cos! anche si adotla di far iscolpire e collocare nelle loggie del Palazzo Ducale due busti in marmo di Yeneli iosigni nelle scienze e nelle lettere, e di promuovere la formazione uelle medesime loggie di mi Paul con J cnefo. Si clegge una Commissione per I esame di alcu- - i 59 - ni quesiti proposti dalla Coogregazione Municipale sulle prove cui assoggeltare i lubi messi iu opera per P illuminazione a gas. II prof. Turazza anche in nome del prof. Coriti legge un rapporfo sopra una Memoria del sig. Gia- eomo Morana, nella quale 1'A.utore espone un suo me- todo per ahbreviare ed agevolare le priucipali opera- zioni del calcolo numerico. — Le conclusion)' del Rap- porto sono adottate. Per 1 esame di una Istruzione popolare del sig. Luigi Toffoli intesa a prevenire lo sviluppo della i- drofobia.) esame richiesto dall'I. R. Governo, sono elel- li Commissarii i sigg. Sandri, prof. Corlese, prof. Gia- comini, prof de Visiani e dolt. Namias. Si la la nomina di altre Cotnuiissioni. ADUNANZA DEL GI0R1N0 21 FEBBRA10 1847. II Segretario legge l 1 atto verbale dell' adunanza 3o gennaio, ch'e approvato. Si annunciano i seguenti doni fatti all' I. R. Isti- tuto. i . Dalla R. Accademia Medico-Chirurgica di Torino. Atti dclla R.Accademia Medico-Chirurgica ecc. Volu- me II. Torino in 8.° 2. Dal membro eflfettivo nob. G. Freschi. / numeri 43 al 4G del Gi ornate in/iio/ato : L' Ami- co del Contadino. VI. M ■I 62 II membro cffettivo prof. Menegbini legge il se- guenle Cenno sul Combuslibile J'ossile di Havco nel- ln Carina, e no fa vedere alcuni esemplari. n Fino dall ; aprile del passato anno ebbi I'onore di presentare a questo I, H. Istituto saggi del combustibile fossile di Ravco in Carnia, riferendo qualche dato analitico e limitandomi ad asserire, riguardo alia sua posizione geo- logica, die la si doveva ritenere appartcnente ai terreni in- feriori della formazione sccondaria. Posteriormente pubblieai alcunc osservazioni geologi- che e paleontologiche, dalle quali ristiltava die il terreno a- renacco sovrapposto alia grandc formazione calcarea, oella quale si trova incluso quel combuslibile, rappresenta il ter- reno del trias. INe deducevo die (|uclla calcarea, essendo in- fcriorc al trias, doveva considerarsi : 1) o come ai esso semplieeraente subordinata e riferi- bilc al maschelkak, 2) o come appartenente al successivo terreno peneano, e quindi rapprcsentante dello zech stein o del magntsian- li- mestone, o) o anche riferibile forse a formazione piu antica, per la soppressione della intermedia, e rappresentante la vera calcarea carbon ifera. i\on potevo de'eiderc quale di queste tre opinioni ine- i itasse la preferenza, e perche era ignoto, come lo e pure attualmente, quale altra roccia stia nell'ordine geologico sot- to a quella calcarea, e perche nessun fossile vi era ancora stalo Irovato, ne \i si trovo posteriormente. Malgrado que- sta inccrtezza giudicai, die appartenendo quel combustibile alio antiche epoebe secondarie, essendone palesi per vastis- — 105 — simo tratto di paese gl' indizii, come fino dal 1839 avverti- va il Pusini al Congresso di Pisa, ed avendovi somma pro- babilita che si aumcntasse la potenza dello slrato c ne dive- nisse migliore la qualita nella parte inferiore del bacino, v' era mo'tivo di credere che sarebbe coronata da felice suc- ccsso la iotrapresa di chi si fosse fatto ad attivar quella cava. In seguito a questo giudizio una societa, ch'c ancora nc'suoi primordii, spese in queste ricerche rilevanti somme di danaro e chiamo sul sito esperti minatori. Si stanno at- tualmente costruendo gallerie e pozzi, ed avro in altra oc- casionc I' onore di partecipare all' I. R. Istituto la descrizio- ne di que' lavori cd i conseguenti risultamenti scicntifici. Mi limito in oggi a prcsentare i saggi del combustibile quale ora si ottiene a soli dieci metri di profondita dal suolo nel- la direzione discendente dello strato da nord-ovest a sud-est, colla inclinazione di circa 45°. Mentre i migliori saggi presentati l'anno scorso non avevano peso spccilico minore di 1,18, questi non pesano specificaraente che 1,33. Da nuovi sperimenti fatti colla qua- nta migliore finamente polverizzata e privata di umidita (la quale non eccedette il i/2 per 0/0) si ottenne col litar- girio dal 20 4/2 al 27 1/4 di piombo ridotto per 1 di car- bone. Quimii il potere calorifico sarebbe di 0095 a 0207. Ma altra importantissima circostanza e ad avvertire. Nello scavare la galleria superiormente accennala, seguendo lo strato che non sorpassava complessivamente 0, I di spes- sore, i minatori s' imbattcrono in un masso di roccia du- rissima da loro chiamata Cervina, c ch'c una calcarea mol- to compalta, pesante e pellucida negli spigoli. Sorpassato quell'oslacolo col mezzo delle mine, ritrovarono nuovamen- te lo strato di combustibile e massi enormi di I i tan trace in- clusi in quella medesima roccia. I saggi presentati sono ap- — 164 - punto di quei massi c del nuovo strato chc si dice abbia tre piedi di spessorc. Considerando c la natura della calcarca chc e niolto magncsifcra, c talvolta decisamcnle cristallina e quasi sacca- roide, e laecennata eircostanza, Don si pu6 a meno di for- marc il sospetto chc inl'eriormcntc o in vicinanza a quella formazione calcarea csista una (pialchc roccia plutonica Spero potcr fra non molto dilucidare an chc queslo dubbio, c contribuire cosi per quanto io possa a rischiararc queslo argomento die ofFre cosi grande intcresse solto il doppio aspctto scientifico cd econotnico ». 1'oscia il membro efFeltivo nob. Minolto legge la seguente No/a sopt-a un apparato per ben regolare la inspirazione dell etere. » Le avvertenze date da Jukson intorno alia sua prc- ziosa scopcrta mostrano variare gli eflfetti del vapore d' c- tere sull'uomo secondo il grado suo di purezza e la quan- tita di aria che con esso s'inspira, induendo queste circo- stanze, a suo credere, sulla prontezza con cui ha luogo l'assopimento, sulla intensita e durata di quello, e sulle con- seguenze che Iascia nel dissiparsi. Cio malgrado osservai nci niolti sperimenti riferiti nci giornali non mai accennar- si quale fosse il grado di purezza dell'etere onde fecesi uso, e di raro con quale apparecchio siasi applicato. Tuttavia ben si sa non essere cosa si facile ottenere I' etere concen- tratissimo, scevro di acido soll'oroso c conservarlo poi fuori da ogni contatto con Paria, senza di che da questa e mu- tato in parte in acido acetico ed acqua, facendosi piu im- puro e diluito. 11 tencrlo in hocce anche chiusc ma sce- nic, basla perche subisca sfffatta alterazione. Sara forse pos- sihilc che la pratica dimostri la influenza di queste cause — IGo — minorc di qucllo che venne reputato da Jakson ; ma sul principio scmbra utile dovervisi aver riguardo, non poten- dosi da altra parte giugnere a misurarne la importanza con sicurezza, se non se adoperando scientemente el a bel- la posta pei confront! ora etere purissimo, ed ora altro piti o meno diluito od acidulo. Senza somiglianti cautele non si sapra mai se le differenze ed anomalie che s' in- contrano, dipendano dal fisico dei malati, dal nietodo in se medesimo, o da varieta e iraperfezioni nd raodo di fame I s applicazione. Crederei (jnindi opportune) che prima di usare 1' etere in tali sperienze se ne indagasse la densita per vedere di quanto si allontanasse dal grado massimo di purezza al quale dovrebbe essere di 0, 716 a 20°, e si sagginsse con carta reagente per vedere se fosse acido, notando questi fatti nel dar conto degli efTetti ottenuti. Sarebbe pore de- siderabile che l'apparato per inspirare i vapori fosse tale che 1' alito espirato non venisse a contatto dell' etere, di- luendolo con la umidita che contieneje che non si tornas- se ad inspirare 1' aria espirata come avviene quando si po- ne 1'etere in un vaso ehiuso, il che dee certo alterarne gli effetti. Inoltre finalmente siccome Jakson dice doversi re- golare opportunamente le proporzioni di aria e vapore di etere che s'inspirano insieme, mi piacerebbe che si potes- sero regolare queste proporzioni per istabilire praticamen- te quelle che meglio giovassero all' uopo. In tal caso, sta- bilita la parita di circostanze dal lato dell' operazione, si avrebbe il vantaggio di essere sicuri che tutte le differen- ze che si osscrvassero dall'uno all'altro individuo, dipen- derebbcro unicamente dalla fisica costituzione o dallo sta- to di quelli: forse , variando le proporzioni del mi- scuglio di aria c vapori eterei, si potrebbe moderarne o — i «n — riuforzarne I'azione, o rneglio adattarla cosi .ti diversi tem- pcramenti. Sembrandomi chc nessuno degli apparati d'iospira- zionc proposti risponda alio condizioni sumincntovatc, c non avendo potato conoscerc quelli eseguiti in Francia dal Charriere, mi azzardo a proporre la semplicissima disposi- zione scguente oho, a mio credere, sarebbe di coroodo uso c si presterebbe a inolto utili ed interessanti ricerche. Presa una boccia a due tubulature converrebbe adat- tare snlPuna di ijueste tin tubo chc la attraversasse, an- dasse a finire vicino al fondo di essa, c portasse al di fuo- ri un galletto con indice e (nostra graduata e al disopra di esso un piccolo imbuto. Sull' altra tuhulatura conver- rebbe adattare esternamente un piccolo irabuto il quale andasse ad un cassetlino di mctallo con una animella sul fondo, la quale si apiisse dal di fuori al di dentro, cd un' altra animella al disopra die si aprissc dal di dentro al di fuori. Sopra un lato di questo cassetlino sarebbe da adat- tarsi un tubo flessibile di gomma elastica o di cuoio termi- nato alia cima con una specie d' imboccatura simile a quel- la che adattasi alio trombe marine o portavoce, gli orli delta quale cioe fosscro incavati in maniera da alattarsi esatta- mente al contorno esterno dclla bocca e rivestiti di panno perche premendovi conlro chiudessero piu facilmente. A- dattando questa imboccatura prerauta leggicrmente contro la bocca del malato, e chiudendogll o no sccondo che oc- corrcssc le narici, egli atlirerebbe l'aria dalla boccia nel- I' ispirarc, e caceerebbe nell' atmosfera direttamente l'aria espirata pel giuoco delle due animellc dianzi accennate. Poncndo nella boccia dell' etere per P imbuto che e al disopra del galletto, poi lasciando apcrto questo gallet- to medesimo, la iuspirazione del malato dalla boccia fareb- — 107 — lie enlrare in <|iicst;i Jell' aria che gorgogliando attravcr- so I'etere si caricherebbe del vapore di quelle Chiuilcndo piu o meno il galletto suaccennato potrebbesi regolare la (juantita di aria mescolata ai vapori dell'etere, e cono- scerc in tal guisa la proporzione piu opportune secondo i casi: I'indice e la mostra graduata indicherebbero il grado di apertura che dosse qucsta proporzionc e farebbero che la si potesse otlcnerc ogni qualvolta si volesse. Lasciando cliiuso il galletto i! malato iospirerebbe il vapore di etere solo. » Poscia il raembro effettivo e Vicesegretario prof Garrer legge uu discorso Sopra T edizioni de classici italiani che fiorirono dopo il ritrovamento delta stam- pa. l/autore comincio dal notare di quanta importan- za, perdu vuol compilare un nuovo vocaibolario della lingua ilaliaua, o ricorreggere gli errori corsi negli an- tichi, sia I' aver ricorso alle migliori edizioni de' clas- sici. Quest' avvertenza non ebbero, quanlo almeno si conveniva, neppure i benemeriti Accademici della Cruscja; ed e alquanto singolare il inodo con cui di ci6 parluno nelle prefazioni del loro vocabolarjo. In modo non meno singolare ne parlu il Poggiali nella sua Serie. IVJa quanto e facile cbe da tutti si conipren- da l'importanza di ricorrere alle migliori edizioni, tan- ta e malagevole lo stabilire quali esse sieno. Veduto cbe non si pu6 stare a chiusi occhi alia scelta degli Ac- cademici, sarebbe da consultary un buon repertorio bibliografico se ci fosse. Ma queslo a dir vero non c' e ; lutto die commendevoli sieno molti lavori di tal — 468 — tiatura, c supra lulli quello pubblicato dal gia nostra collega Bartolomeo- Gainba. Fu cagione a non ave- re un lal repertorio la molliplicita e varieta dell'in- tento con cui fino a qui compilaronsi siffatli libri; per cui bisognerebbe andar raccogliendo da tutti quello che facesse al caso di cui si parla, e non basterebbe. Ne mono potrebbero bastare certe regole di crilica ordinaria per cui o dalle proprie opportunity, o dalla dollrina di un editore si avesse a dedurre la bonta delle slampe da essi procurate \ troppi essendo gli esempii comprovanti che in onta a queste e a piii al- tre favorevoli circostanze, Tedizioni non soilirono quella perfezione che se ne doveva sperare. Che si avra jioi a dire degli edilori tipografi? Slando in tal modo le cose, il men male si e far gran conlo nel ge- nerale dell' edizioni principi, o siano da considerar tali per cagione di tempo, o per correzioni di qual- sisia falta introdoLtesi dagli auf.ori medesimi. Di mol- ti vantaggi prescnlano tali edizioni, alcuni de'quali sono dal Carrer annoverali. Danno l'ortografia tal qua- le volevasi dallo scritlore - , cosa da non trascurarsi e per la storia filologica, c per le relazioni che tale o tal al- tro metodo di ortografia ha collo stile. Aiutano T edi- zioni principi la storia letteraria in altro modo, cioe eolle dedicalorie e colle prefazioni, in cui sono tal- volta notizie imporlanti circa gli autoii, e quesli ven- gono dichiarando i loro intendimenti. Nelle ristampe — 169 - assai spesso tali prefazioni, e piu spesso ancora tali dedicatorie vengono oniesse, per varii motivi, e spe- cialineole per la speranza in cui enlrano gli edilori di spacciare in tal modo per edizione originate un' edi- zione rifatta. Le prime edizioni a cui attesero gli au- tori, o persone loro amiche, e presumibile che siano corrette diligentemente:, ma quando anche cio non fosse per quello che spetta ad alenne parti, possono giovare per molti altri conti,dando lezioni genuine, o correggendo errori corsi nelf edizioni successive. Un singolare esempio di cio si ha nei primi saggi dati fuori dal Davanzati della sua traduzione di Tacito, ai quali ricorrendo pote il Colombo empire una sconcia la- cuna che nelle lettere che precedono la traduzione stes- sa trovavasi nelle posteriori edizioni. II Carrer poi in queste stesse lettero trovo aver il Comiuo, e lutti i successivi editori, cangiato in Trissino il Tassino che il Davanzati avea scritto. Molte correzioni delle stam- pe successive sono arbilrarie, e tutto che non irragio- nevoli (che non e raro il caso di esperimentarle an- che tali) imbrogliano il giudizio, e fanno dubbia piu sempre e difficile a ritrovare la lezione legittima. Di che se ne ha nuova cagioue di apprezzare 1 edizioni principi, anche se non del tutto corrette, anche se con lacune. L' esame di tali edizioni puo troncare tal volta difficili e acerrime dispute, come quella rileribi- le a due versi del XXIII." del Furioso contenenti un'e- VI, -n - 170 — vidente sgramraalicatura. Ledizioni anleriori a quclla del i 53a danno il modo di sciogliere la quisfione, o di spiegare 1' enigma che dir si voglia, senza ricorrere a sottigliezze poco convincenti. 11 trascurare 1' edizioni principi, il oon farsene tulto quel conto che si dove- va, fu inoltre cagione che si credessero colpe degli autori quelle che furono piu propriamente del tipo- grafo, e si dicessero poco osservali in lale o tal altra parte in cui furono pure osservatissimi. Dopo queste riflessioni, accompagnate con esempii conlinui, senza cui sarebbero parole al vento, si fece il Carrer a rac- comandare lo studio della correzione, che diede nei tempi andati tanta fama e fu sorgente di nun piccolo lucro alle riostre officine, e conchiude che fra tanti mi- glioramenli tentatia'di nostri dall' arte tipografica, non vogliasi cio trascurare, ma bensl promovere quant' e piu possibile. II Segrelario Pasini porge ulteriori notizie sulle perforazioniartesianedi S. Maria Formosa e di S. Polo. In S. M. Formosa la perforazione non ha an- cora sorpassato i no metri per le difficolta opposte dalle sabbie che risalgono spinte dalle acque nellin- teruo del tubo. Peru lapproiondamento ha progredito di tre metri in questi ultimi giorni, mentre per un mese inlero era rimaslo alio stesso punto. Dopo un grosso banco di sabbia ricomparve a io5 , . r )o un ar- — 171 — gilla grigia azzurrognoia poco compatta, che continua oltre i i io m . La perforazione in campoS. Polo e giunta a 42. "'. Si ha allraversato con leggiere diflerenze le medesime stratificazioni di S. Maria Formosa, e s' incontra- rono alle stesse prolondita i medesimi veli d' acqua •, cioe tin'acqua dolce presso la superficie, ed uuo stra- to acquifero a 3^ metri, da cui 1' acqua risorge fiuo ad 80 cenlimetri sotto la superficie del campo. II mernbro effeltivo prof. Zautedeschi presenta Je osservazioni terrnometriche fatte il 10 genuaio p. dalle 10 ant. alle 4 pom. al pozzo di S. Maria For- mosa in Venezia col termometrografo. Temperaturaalla profonditadi 100 metri . ia°^R. Temperatura dellacqua alia prolondita di 74 inetri 12° i Temperatura dell' aria esterna. .... 4° Temperatura dell' acqua delle cisterne di Ve- nezia alia profondila di tre metri dal suolo od esterno lastricato 9 Sembra al sig. professore che il feuomeno di una temperatura minore a ioo" che a 7 4? non P os " sa ricevere spiegazione se non da questo, che la te- rebrazioue a 100 metri trovavasi in una sabbia non acquifera, meutre a 7 f\ metri si trovava in una sab- bia acquifera con isviluppo abbondante di gas acido — 172 — carbonico, dovuto all'azione dei terreni torbiferi atti- gui. Questa parlicolarita gli fece ripetere I'esperimento |nM- tre volte a fine di assicurarsi pienamenle del fallo. Finalmenle il membro effettivo prof, Cortese legge uqo scrilto intitolato: Osservazioni e riflessioni sul cordone ombellicale del jeto umano. (ili autori anche piu recenti, tratlando del i'uni- colo ombellicale del feto, non sogliono ammettere altri componenti ehe le due arterie, la vena, la gclatina del Warlhoo, il velamenlo amniolico, e dei vestigi inolto incerti di vasi linfatici e di nervi. Essendo riuscito al prof. Cortese di oltenere quel tessuto crasso e polpo- so, che circonda i vasi ombellicali, iniettafo felicemen- te in varii punli delta lunghezza del funicolo, ebbe a dedurne, mediante studii falti col niicroscopio, che la sua soslanza si compone di un tessuto erettile e ca- vernoso, nel quale i vasellini periierici si dispongono precisamente al modo stesso, che sogliono quelli del corpo cavernoso delT uretra maschile. Coniermo que- sta osservazione coll' esame diligente dellordimento fibroso che contiene e circonda i detli vasellini, il qua- le egli trovo analogo in tutto ai tessuli contraltili, po- sli a ibndainento di quei corpi suscettibili di erezione. E da ultimo nolo le corrispondenze anatomiche del delto tessuto coi vasi ombellicali, inlime e singolari colla vena, di cui sembra costruire il velamento piu — 175 — esterno, meno colle arterie, die paiono sollanto sepol- te entro al medesimo. Di queste cose osservate egli fece ritrarre in disegno le forme sollo adeguali ingran- dimenti del mieroscopio, come sono espresse nelle fi- gure che corredano la Menioria, collo scopo che altri verifichi quel fatlo irnportanle, ed abbia in queste una guida di sicuri confronti. Persuaso, malgrado il ristretto numero di osser- vazioni sui pezzi iniettati, della realta delle sue dedu- zioni, anche per le diflerenze di forma che ha questa trama vasculare, colle forme capricciose degli spandi- menti artificiali, egli ha voluto in questa occasione esporre allri fatti comprovanti la esistenza di tessuti cavernosi sul tragitto delle vene. E produsse a questo uopo alcuni suoi nuovi studii sull'apparato circolalorio addominale dei pesei, singolarmenle della famiglia degli storioni; nei quali fabbondanza di quei tessuti essendo per tutti gli organi digerenti evidentissima, emerge poi in modo particolare lungo le vene mesen- teriche, dal punto in cui si dipartono dagli intestini fino alia formazione della vena porta epatica. Di queste particolarita offerse non soltanto una compendiosa ed ordinata descrizione j ma si anche le figure fedelmente delineate sotto il mieroscopio di pezzi da lui posse- duti, in cui la iniezione e riuscita felice e del tutto dimostrativa. Termina la Memoria colla spiegazione del fatlo - in — . 555. Salle pietrc al lido. 34. Lomentaria articulata, Lyngb. Chondria articu- lata, Ay. sp. alg. p. 557. var. jS. linearis. Ln specie e varieta trovansi di rado nelle reti dci pe- scatori a Chioggia. 55. Lomentaria Veneta n. sp. L. fronde yracili ttnuis&ima pallide roseo - viride- scenlc, caespitoso-dichotoma, lateraliter ramulosa, ramu- lis saepe secundatis erectis, articulis primariis diametro mul to tics longioribv.s, geniculis discrete co?islrictis; utri- c/dis sporiferis minutissimis versus apicem ramulorwm sparsis. — Sulle pietre e sopra le eonchiglie al Lido e a S. Eras mo. E afline ma molto distinta dalla L. rcflexa del Cliau- \ in. II sun portamento e affatto differente, raancando il carattere della ricurvatura dei rami e raraoscelli. L.i f'ron- da ha diametro Ire volte minore eil e molto piii teruie ; gli articoli sono in ^enerale piii lunghi e piii Icirgiermen- te strozzati alia regione dei setti; gli otricelli sporiferi sono della roeta piii piccoli, ed il tessuto corticate sotto il microscopic) comparisce assai piii delicato e lassaruente cel- luloso che nella L. reflexa. 56. Lomentaria torulosa, Ktz. phyc. gener. p. 4 i 1 . A Venezia secondo Kiltzing. 57. Lomentaria parvula, Zanard. syn. alg. p. 99. Chondria parvula. Ay. syst. alg. />. 207. Nelle pozze limghcsso il litorale di S. Erasmo. — 203 — XIX. Chondrosiphon, Ktz. pliyc. gener. p. 4^8. 08. Chondrosiphon clarelloswm, nob. Chondrotham- nion clavellosum , Ktz. phyc. gener. p. 458. Chondria clavellosa, Jg. sp. alg. p. 555. Sulle pietre esposte al mare aperto. II cli. Kiitzing I. c. p. 458 stabiliva il genere Chon- drosiphon sopra il seguente carattere: tetrachocarpia in cavcrnulis carpocloniorum subinflatorum dense aggrc- gaia, ecc. Questo carattere pero non e proprio soltanto del suo C. mediterraneus, cbe lo abbiamo anzi spesso riscon- trato nel suo stesso Chondrothamnion clavellosum (Chon- dria clavellosa Ag.) per cui non ci resta dnbbio alcuno clic i due generi Chondrosiphon e Chondrothamnion, dal Kiitzing stability non debbano fondersi in uno soltanto. 59. Chondrosiphon uncinatum , nob. Lowcntaria uncinata, Menegh. apud Zanard. syn. alg. p. 99. Cho?i- drosiphon Meneghinianus, Ktz. phyc. gener. p. 439. Sulle algbe maggiori e sulle pietre al porto del Li- do; rara. XX. Chrysymenia, J. Ag. alg. niedit. p. io5. 40. Chrysymenia pinnulata, J. Ag. Jlalymenia pin- nulata, Jg. aufz. n. 76. Assai di rado nelie reti dei pescatori a Chioggia. Trib. VII. Riiodoiieleae. XXI. Dictyomenia, Grev. syn. p. L. 41. Dictyomenia volubilis. Grev. Rhodomcla volubi- lis, Jg. sp. alg. p. 574. Lunghesso le spiaggic rigettata dal mare. — 204 — Wli. Hahpithys, Ktz. phyc. gencr. p. 433. 42. Halopithjs pinastroides, Ktz. I. c. liliodom-ela pi- nastroides, Ag. sp. alg. p. 384. Come la prccedente. XXJII. liytipldaea, Ag. sp. alg. II. p. 5o. 45. Byliphlaca lincloria, Ag. I. c. p. 52. rar. punt i In. La specie trovasi sulle alghe maggiori, la varieta cre- sce sui ccspi globosi della Valonia aegagropila ncllc La- gunc. XXIV. Alsidium, Ag. aufz. n. VIII. 44. Alsidium corallinum, Ag. I. c. ct Icon. alg. eu- rop. n. 9. Al Lido rigettata dal mare. XXV. Polysiphonia, Grev. Hutchinsia, Ag. sp. alg. II. p. 55. 45. Polysiphonia ramulosa. Ag. I. c. p. 98. Sovra i sassi esposti al marc c nei fossi marini a S. Erasmo. 40. Poljsiphonia ophiocarpa, Ktz. phyc. germ. p. 515. Nelle Lagune secondo Kutzing. 47. Polysiphonia opaca, Ag. I. c. p. 145. rVci fossi marini a S. Erasmo. 48. Polysiphonia aculeifera, n. sp. P. filis setaceis rigidissimis purpureis parum vagc- of/c ra?nosis, e basi supra medium crebre ramulosis, ra- mulis acuhiformibus, uno vel allero ramulo brevissimo — 205 — instructis fere horizontalibus, ramis superioribus irregu- laribus paten tissitnis, articulis diametro aegualibus, mmu- lorum dimidio brevioribus , polysiphonits, geniculis infe- rioribus subcontractis. — Al Lido fra Ie altrc alghc rigct- tate dal mare. E affine alia P. opaca Ag., ma si distingue anche a primo aspoito, oltreche per la frequenzn dei ranwscelli in- feriori non flessuosi, per la scarsezza eziandio d somma irregolarita dei rami superior! niolto apcrti e spesso ri- curvi. Per tali caratteri di portamento risulta inolto pin distin la dalla P. ophiocarpa Rtz., colla quale pcro ha stret- ti rapporti. 49. Polysiphonia armata, J. Ag. alg. medit. p. 142. SuIIe pietre a S. Nicolo del Lido. 50. Polfsiphonia incurva, n. sp. P. filis hast caespitosis radicantibus infra apictm obtusion pcnicillatis, setaceis, rigidis, atropurpureis pyra- onidatim ramosissimis, ramis superioribus incurvis val- de approximatis fastigiatis , ramulis brevissimis fere ra- men/aceis itidem ineurvis obtusis, c basi ad apicem f- lorum ramosorum hue illvc sparsis ; articulis diametro semper brevioribus polysiphoniis; geniculis parum eleva- tis obscuris ; keramidiis valde opacis ovoideis adpressis ineurvis subsessilibus in ramis ultimis creberrime spar- sis. — Sovra i sassi a Pelestrina. K molto \icin;i alia P. armata J. Ag.; si distingue pero per la statu ra molto pin nmile. non arrivando che a on pollice circa di ailezza, pel sun portamento molto pin contralto verso la cima del cespuglio. per la costante mancanza di flessuosita dei rami, pei suoi articoli niii ali- breviali, pel maggior numero e la trasparenza dei sifwni. Fi- — 206 — naluicnte i rami, i ramoscelli e per fin o i Keramidii sono costantementc incurvi. Questi ultimi ali'epoca delta matu- rita ingrossano fi.no ad \/7> di linea. .') I . Polysiphonia umbellifera, ktz. phyc. gcner. p. 420. A Venezia secondo Kiitzing. 52. Polysiphonia disticka, n. sp. /'. filis setaccis rigidis, atropurpurcis, bosi caespitosis distiche ramosis, ramis ordinatim alternatis, lateralibus dichotomo-furcatis rnuxime divaricatis, apice antheridia umbellato-fasciculata gercntibus .• articulis omnibus dia~ metro brevioribus, polysiphoniis, geniculis obscurioribns ■r/.v clevatis. — A Venezia sopra i sassi. in ipiesta specie la regolare distanza, disticita ed al- ternanza dei piccoli rami danno tin aspetto pennato ai singoli flit component - ! il cespuglio, chc arriva appena al- 1'altezza di un pollice. Gli anteridii nuraerosi lunghi ap- pena 1/7 di linea die corooano i^li apici delle ultime ra- mificazioni, avvicinerebbero «piesta specie alia P. itmbelli' [era del kiilzing, ma da essa ben si distingue per altri caraltcri di maggiore imporlanza, i quali gia si deducono dalla frase apposta alia nostra specie. 55. Polysiphonia fasciculata, Ktz. phyc. gencr. p. h 20. A Venezia secondo Kiitzing. 51 Polysiphonia Wulfeni, Ag. 1. c. p. 95. Sullc alghe maggiori rigeltate dal mare. 5.",. Polysiphonia Tiaincriana, Zanard. memor. 4 !). Polysiphonia sanguinea, Ag. 1. c. p. 87. Comune sulle pietre al Lido. 70. Polysiphonia leptura, Ktz. phyc. gener. p. 425. Polysiphonia dtnudata Zanard, syrr. alg. />. 59 uon Ag. Frequentc nelle rcli dopo la pesca, a Chioggia. 71. Polysiphonia Feneta, n. sp. P. fi/is capillaceis atqualibus rigidiusculis alropur- ptireis Iwsi radicantibus, infra apicem Inxissivic pvnicilla- tis,inferne subdichotomis supra medium lateraliter ratno- ,v/v. ramis vagis alternatim secundalis patentibus recurvis, ramulis ultimis brevissimis spiniformibus incurvis ,• aril- cutis primariis diamclro duplo longioribus , ranionn/i ae(jualib?(s, infimo tamen constanter brevissimo, (juadrisi- phoniis; geniculis numnuam elevatis; utriculis sporiferis t i.r scriaiis in super/ore filorum parte ramorumqut si* lis. — A Venezia sulle pietre al Lido. For la statura che non sorpassu mi pollice in altezza e per gli altri caratteri (picsta specie molto si avvicina alia P. divc.rgens .1. Ag. ; ma si distingue principalmente pel dia- metro dei lili piu sottile, cioe attenuati ad 1/8 diliuea c per- feltaniente eguali dalla base agli apici dell'intiero cespuglio, pegli articoli in generale piu ullungati meno 1'iuferiore dei rami e ramoscelli che e costanteraente brevissimo, pei sifo- ni piu .->oitili distioti e trasparenti, e pel portamento in ge- nerule alquanto piu contralto ed elegante nella nostra specie. 72. Polysiphonia variegala, Ag. I. c. p. 81. Comunissima ovunque nelle Laguuc e nei canali. — 209 — 73. Poljsiphonia purpurea, J. Ag. alg. medit. p. 129. Sulle pietre al Lido. 74. Polysiphonia lutensis, n. sp. P. fills capillaribus surstim attenuatis caespitosis ft- sciculato-i mplexis basi rcp/antibus, mur.osis roseo-sanyui- neis infra apicem brevitcr laxequc peniciliatis, in feme sub- dichotomis laleralitcr ramosis , rai/iis alternis clongatis erecfo-adpressis, ramulis conformibus distantibus ultimis abbrevialis ; arliculis diametro duplo longioribus, in ra- mulis apicem versus decrescent 'ibus, quadrisiphoniis, geni- culis minime elevatis. — Nei siti fangosi al Lido. II ccspuglio alto un pollice e costantemente sdraiato sul fango. 75. Polysiphonia arachnoidca, Ag. 1. c. p. 88. In Laguna e nei fossi marini. 76. Polysiphonia. Kellncri, n. sp. P. fill's capillaceis aequalibus saturate purpureis in- fra laxe dichotomis superne furcato-approximatis apice acut/'s ptdcherrbne penicillatus, pcnicillis conspicuis ra- mosissimis, articulis primariis diamclro 1 0-1 c 2plo longio- ribus sensim sensi?/ique decrcscentibus , superius eodem usque scsquilonyioribus aequalibusvc , omnibus quadrisipho- niis ; geniculis infcrioribus max'imc elevatis nodosis obscu- ris ; utriculis sporiferis in ramulis ultimis intumesccnli- bus sitis. — Sulle conchiglie a S. Erasmo. — Kellner. II dichiarare questa specie assai afline e vicina alia P. furccllata, Air. vale una descrizione, senonche da essa si di- stingue a prinio aspctto per un portamento assai piu lasso altesa la distanza ben maggiore delle dicotomie inferior?. La lunghezza dcgli articoli. la nodosita delle articolazioni e la maggiore grossezza Jet sifoni sono, fra gli altri, altret- 2J — 210 — tanli caratteri clio concorrono a bene dislingucrla. Riguar- do ;il nome specifico, amiarao intitolare questa specie bellis- sima per la rcgolarita dclle sue ramificazioni e per la ele- ganza dei pennellioi cbe coronano gli apici dell' in tie ro cc- spuglio, a chi ebbc per il prirao a raccoglierla, tanto piu die I'cgregio Capitano Kellncr e uno dci piu indcfessi c henemeriti esploratori della nostra Flora. 77. Polysiphonia deusta, Ag. 1. c. p. 73. Sulle spiaggie rigettata dal mare. 78. Polysiphonia longiarliculata, n. sp. P. fills caespitoso-elongatis subsetaccis rigidiuscvlis ferrugineo-purpureis lateraliter ramosis, ramis distanti- bus repetile dichotomis tandem subfurcatis -, articnlis infi- mis d'lamctro aec/ualibus c/'to maxime elongatis et code?/t usque \C)plo ct ultra longioribus in ramorum cxtrcviila- tibus iterwm aequalibus, omnibus 2-5 siphoniis, geniculis inferioribns parum elevatis obscuris. — A Chioggia nel mare aperto. Questa specie, senza d'uopo di ulteriorc descrizione, si distingue da tutte le congeneri per la massinia e veraincnte straordinaria lunghezza degli articoli. 71). Polysiphonia di la tain, ktz. phyc. gener. p. 42't- A Venezia secondo Kutzing. 80. Polysiphonia acanthophora, Ktz. phyc. gener. |). 424. Sulle pictrc alquanto rara. 81. Polysiphonia lithophila, ktz. phyc. germ. p. 5 IN. A Venezia secondo Kutzing. 82. Polysiphonia aurantiaca, Ktz. phyc. gener. p. 42.). A Fusina secondo Kutzing. — 211 — 83. Polysiphonia saxicola, n. sp. P. filis seiaceis subaequalibus rigidis atropurpureis radicantibus, radiculis brevissimis hi funis pel tat is, irregula- riter ramosis, ramis alternis, oppositis subternatisve hand raro secundatis, onajoribus minoribus inter calatis, sursum rnagis approximatis, ramulis brevissimis incurvuto-adpres- sis a pice anlheridifcris, anthcridiis brevibus scssilibus fasci- culatis; articulis primariis obsolelis diamctro subaequali- bus, cacteris eodem duplo brevioribus polysiphoniis, geni- culis non elevalis ; keramidiis r/iaxime vcnlricosis sub- sphocroideis scssilibus. — Sovra i sassi della nuova Diga a Malamocco. La massima irregolurita delle ramificazioni e uno dei caratteri distintivi piu spiccati di qcesta specie. I rami pri- marii sono talvolta cosi avvicinati die corapariscono quasi opposti ed anche ternati sul medesimo piano. II piccolo ce- spuglio spesso intralciato c confuso con altre specie conge- neri non arriva che a poche linee di altezza ; i fili primarii eguagliano in grossezza 1/4 di linea. E alquanto a (fine alia P. repens del Kiitzing. 84. Polysiphonia intricate/,, J. Ag. alg. inedit. p. 424. Abbondante nei fossi raarini al Lido verso Malamocco. 85. Polysiphonia pulvinata, Ag. 1. c. p. 109. Sulle pietre a S. Nicolo del Lido. 8G. Polysiphonia rigens, Ag. I. c. p. 111. Sullc alghe maggiori rigeltate sulle spiaggic. 87. Polysiphonia sccunda, Ag. 1. c. p. 10(5. Come la precedente. 88. Polysiphonia tenclla, Ag. I. c. p. 105. Trovasi di rado commista colla precedente. OjO 89. Polysiphonia atra, n. sp. P. filis capillaribus, rigidis purpurco-nigrcscentibus, primariis horizontalibus radicantibus radiculis brevibus pel/a/is, secundariis verticalibus sursum ramosis, minis plerumque alternalim secundaiis, ramulis brevibus incur- vis apice laxe penicillalis antheridiferis, antheridiis elon- gato-linearibus breviter pedicellatis j articulis dia metro ae- qualibus velparum longioribus, ramorum infirnis et su- premis brevissimis, omnibus quadrisiphoniis, siphonibus crassis conspicuis, geniculis pellucidis subcontract!* , kera- midiis magnis sessilibus ban valdc incrassatis e.rlrorsum gibbosis. Sovra i sassi dolla nuova Diga a Malamocco in- sieme alia V. saxicola. I fili intricatissimi ed alqoauto cspansi alia base si ele- vano da tre a quattro linec soltanto ; la loro maggiore gros- sc7,za eguaglia appcna 1/10 di linea. Gli anteridii sono as- sai cospicui in questa specie, sorgono non solo doll* apice dei rami e ramoscelli, ma anclie lateralmcnte e non di rado lo slesso peduncolo ne porta due, tre e perfino quattro ; grossi 1/50 si allnngano fino ad 1/4 di linea. 90. Polfsiphonia parvula, n. sp. P. filis capillo tenuioribus rigidiusculis roseo-purpu- reis minute caespitosis , ban radicantibus radiculis clonga- tis, flexuose ramosissiniis, ra-inis vagis pier unique alter- nalim secundis, elongatis, ramulis ultimis utrinque atte- nuates infra apicem penicillatis penicillis (jracillimis ; ar- ticulis dia metro aequalibus quinquesiphoniis , geniculis pellucidis deprcssis ; utriculis sporifcris in summi/atc ra' morum ramellorumque sit is. — Sovra i sassi dclla nuova Diga di Malamocco. II piccolo cespuglio radicantc s'innalza da due a tre — 213 — linee soltanto. I fili primarii hanno 1/15 di linca di gros- sezza. La specie e molto vicina alia P. pygmea Kiitz., ma si distingue principalmente per essere molto piii ramosa e pe- nicillifera coi rami egregiamente flessuosi e cogli articoli piti uniformi. 91. Polysiphonia pygmea, Ivtz. phyc. germ. p. 513. A Venezia secondo Rutzing. Trib. VIII. Dasyeae. XXVI. Dasyopsis, Zanard. Sagg. di classif. p. 5s. 92. Dasyopsis plana, Zanard. Dasya plana, Ag. sp. alg.II,p. \\§.Eupogodonplanum , Ktz. phyc. germ. p. 5i2. Sulle Cistosire rigettate dal mare; rarissima. XXVII. Dasya, Ag. sp. alg. II, p. 1 16, ex parte. 93. Daxja Baillouviana, Montgn. Dasya elegans, Ag. I. c.p.Ul. Freipiente nellc Lagune specialmente a S. Nicolo del Lido. 9 i. Dasya punirca, Menegh. apud Zanard. syn. alg. p. GO. Sovra i sussi rimpetto il porto di Chioggia. XXVIII. Eupogonium, Klz. phyc. gener. p. /±i5. 95. Eupagonium arbuscula, nob. Dasya arbuscula , Ag. sp. alg. II. p. 421. Eupogonium villosum, Ktz. I. c. ;SuIle alghe maggiori e sulle pietre dell" otiagono del porlo di Malamocco. — 2-14 — X\l\. J la Iodic ty on , Zanard. Sagg. di classif. p. 5 2. 96. Halodictyon -mirabilc, Zanard. I. c. Caclodictyon Zanardlnianum, Ktz. phyc. germ. p. 287. Sulle alghc maggiori rigettate tlal marc : rarissima. Trib. IX. Gelioieve. XXX. Gelidium^ Lmx. Grev. alg. brit. p. i3c). ex parte. 97. Gelidium corneum var. pennatum, Ag. sp. alg. p. 282. var. /3. capillaceum, Ag. I. c. p. ( J82. var. y. hypnoides, Bertol. Ag. 1. c. p. L'84. var. o\ plumula, Ag. 1. c. p. 282. var. i. loncharion, Bertol. Ag. 1. c. p. 285. var. 'C. clavatum, Ag. 1. c. p. 284. Le varieta a, ,5, y trovansi sullc spiaggic, rigettate ilal marc, lc 0, e, £ sovra i sassi nelle imboccature dci porti. 98. Gelidium lubricum, nob. Acrocarpus lubricus , Ktz. phyc. germ. p. 50G. A Ycnezia secondo Kutzing. 99. Gelidium spinescens, nob. Acrocarpus spinescens, Kfz. phyc. germ. p. 405. Suite pietre nelle Lagune specialmcnte verso Murano. Trib. X. Tylocarpeae. XXXI. Tylocarpus, Ktz. phyc. goner, p. 4 11 - 100. Tylocarpus tentaculatus, Ktz. 1. c. Sphaerococcus Grifiilhsiae, Ag. sp. alg. p. olG. ex parte. - 215 - Frcquente sui sassi e perfino sovra i muri dei canali interni della citta. Trib. XI. GlGARTINEAE. XXXII. Gralehupia^ Ag. sp. alg. p. 221. lOi. Gmtclonpia filicina, Ag. I. c. p. 225. Nelle Lagune specialmente a Chioggia. XXXIII. Chondroclonium, Ktz. phyc. germ. p. 3 02. 102. Chondroclonii'tn Teed//, Ktz. I. c. Sphaerococcus Teedii, Ag. sp. alg. p. 277. Sidle spiaggic rigcttato dal marc. XXXIV. Gigartina Lmx. Grew alg. brit. p. LVIII ex parte. -103. Gigariina acicularis, Lmx. Sphaerococcus acicu- laris, Ag. sp. alg. p. 252. Sovra i sassi esposti al mare. 404. Gigartina compressa, Ktz. phyc. gcner. p. -403. A Yenezia secondo Kutzing. Trib. XII. Coiulline.ye. XXXV. Corallina, Lin. Zanard. syn. alg. p. 81. 405. Corallina officinalis, Lin. Zanard. I. c. Sovra i sassi dei porti. 100. Corallina subulala, Ell. Ktz. phyc. germ. p. 297. A Yenezia secondo Kiiizing. 107. Corallina virgala, Zanard. syn. alg. p. 82. Sui tronco delle Cistosirc. — 216 — \\\VI. Junia, Lmx. Decso. coralliu. p. no. I OS. Jam'a rubens, Lmx. hist, polyp, p. -71. Sulle alghe maggiori rigcttate dal mare. 10!). Jnnia adhaerens, Lmx. hist, polyp, p. 270. Come la prccedcnte. XXXVII. Ampldroa, Lmx. Docsn. corall. p. ill. 110. Jmphiroa cryplar/li rod/a, Zanard. corall. p. 21. Sul tronco delle Cistosire ; rara. Tlil). XIII. LlTIIOlMIYLLEAE. XXXVIII. LithoLhainnioii, Philip, in AV iegin. arch, torn. I. p. 38^. 11 1. Lithothatnnion crasswn, Philip. 1. c. n. IV. Lunghesso le spiaggic rigcttate dal mare. XXXIX. Lithophyllum , Philip, in \\ iegm. arch. torn. I. p. 38y. 1 12. hilhophylluui incrustans, Philip. I. c. n. I. Sul tronco delle Cistosire. 1 I3. Liihophyllnm decussatum, Philip. I. c. n. 5. Suite spiaggic rigcttate dal mare. XL. Melobesia^ Lmx. Zanard. syu. alg. p. i 30. 114. Melobesia pustulata, Lmx. Zanard. 1. c. Sulle Floridec e sui gusci di conchiglia. 115. Melobesia membranacea, Lmx. Ktz. phyc. gener. p. 585. — 217 — Siille Fucoidee, Floridee e sulla Zostera. \ 1 6. Melobesia farinosa, Lmx. Ktz. phyc. germ. p. 296. Sulle Fucoidee e specialmente sulle foglie dei Sargassi. Trib. XIV. Halymenieae. XLI. Catenella, Grev. alg. brit. p. 166. Ml. Catenella opuntia, Grev. I. c. Abbondante fra le fessure dei muri nel canale di Mu- raoo. Cresce eziandio nell'isola della Giudecca presso Ve- nezia sulle pietre a Settentrione. XLII. Kalijmenia, J. Ag. alg. medit. p. 98. U8. Kallymenia reniformis, J. Ag. I. c. Halymenia rem form is, Ag. sp. alg. p. i>01. Sulle alghe maggiori rigettate dal mare. XLIII. Nemostoma, J. Ag. alg. medit. p. 89. -119. Nemostoma dichotoma, J. Ag. 1. c. p. 91. Frequente sulle spiaggie del Lido e Chioggia. XLI V. Ginannia, Montgn. hist, canar. crypt, p. 162. 120. Ginannia furcellata, Montgn. 1. c. Halymenia furcellata, Ag. sp. alg. p. 212. Di rado sulle spiaggie rigettata dal mare. XLV. Halymenia, Ag. sp. alg. p. 199 ex parte. 121. Halymenia floresia, Ag. I. c. p. 209. Sui sassi esposti al mare a "Vlalamocco, e . 122. // rangelia penicillata, Ag. I. c. p. 158. INcllc reti dei pescatori a Cliiog^'ia. XL\ II. Nemalion } Duby. J. Ag. alg. medit. p. 87. •123. Nemalion ramosissimuw.. n. sp. Tab. n. V. J\. fronde filiform) irrcyitlarilcr rarnosissima sen squarroso-subpinnata , pallide roseo-virescenle ramis di- varicalis, alternis hand raro oppositis, omnibus approxi- matis ratnulos minores undicjue emittentlbus. — Sulle spiaggie a Chioggia rigettato dal mare. La forma esteriore di questa specie, abbondantc in Dal- mazia, e cosi somisliante a que'.la propria della Dudrcsi/aju divaricata ./. Ag. e meglio ancora della Mc.soyloia /ucditrr- ranea ./. Ag. die tale dichiarazione ci dispensa dal soggiun- gcre per ora ulteriori dettagli descrittivi. Agghingcrcino soltanto die i fili irraggianti di ipiesta distintissima specie hanno gli articoli cllissoidei e molto pin allungati die in tutte lc altro con^eneri (mora conosciute. 124. Nemalion lubricum, Duby. Chordaria IScma- lion, Ay. sp. a If/, p. IC57. Siii sassi piu csposti al mare a Chioggia e Malamocco. — 219 — Tiib. XVII. Gloiocladeae. XLVIII. Dudresnajctj Crouan. .1. Ag. alg. medit. p. 84. 125. Dudresnaja coccinca, Crouan. Mesogloia cocci- >ira. Ag. syst. alg. p. 5 I. Sulle pietre profondamente sommerse dell 3 ottagono del porto ili Malamocco. XLIX. Crouanictj J. Ag. alg. medit. p. 83. 126. Crouania attenuate*, J. Ag. 1. c. Grijfilhsia nodu- losa, Ag. sp. alg. /a 150. Sui sassi piu esposli al mare aperto. Trib. XVIII. Ceramieae. L. Spyridia, liar v. br. 11. p. 33G. 127. Spyridia crassiuscula, Klz. phyc. gener. p. 577. Sulle spiaggie a Chioggia, rigettata dal mare. 128. Spyridia simplicipila, nob. Ceramium filamen- tosum j3. simplicipilum, Ag. sp. alg. II. p. 145. Come la prccedcnte. ■129. Spyridia repens, nob .Ceramium filamentosum y. repens, Ag. sp. alg. II p. 145. Spyridia selaeca, Ktz. in Linn. 1841. p. 744. Serpeggiante sulle foglie di Zostera in Laguna. 150. Spyridia altenuatu, n. sp. S. /i/is hast crassiusculis versus apicem maxime at- - S?20 — tenuutis mucosis, pallide roseis, ramosissimis. rami* ra- mulisque erectis tlongatu subfastigiatis, ultimis capilla- ceis ; articulis diametro subaequalibus, cellulis corticali- bus pallide coloratis diaphanis .• geniculis vix elevatis; ra- mellis cilii/ormibus gracilibus creberrimis, articulis dia- metro 2-7^/>/a longioribus, zonis angustis, interslitiis pel- lucidis. — Sulle pietre ncl mare aperto a Malamocco. LI. Ceramium, Ag. sp. alg. U. p. i!nS. ex parte. 151. Ceranrium barbalum, Ktz. in Linn. 1. Ccramiuni tumidulum, Menegh. nel giorn. bot. ital. 4844, p. 184. A Venezia — Kellncr { secondo Meneghini ). QW 157. Ceramium ramulosuin, Menegb. I. c. p. 185. Sovra i s.issi nelle imboccature dei porti. ir>,s. Ceramium cristatum, Menegb. I. c. [). 185. A Venezia — Kellner (sccondo Meneghini). 159. Ceramium Venetum, n. sp. ('. fths setaceis digitalibus, extremitatibus inaer/ua- I'/lcr forcipatis circinnatis ; articulis primariis diamelro 7>-\plo longioribus basi incrassatis subampullaceis Inali- nis, zonis angustis definitis adpressis ; aculeis brciibu.s iu- ferne raris in extremitatibus extrorsum secundatis 3-4 articulatis ; ntriculis sporiferis magnis egregie verticillatis c margine superiore zonarum fere erumpentibus. — So- vra i Sassi del porto di Lido. E affine al C. cristatum Mgh. ma si distingue princi- palmente per gli articoli ingrossati alia base, per Ie zone anguste circoscritte c depresse, per gli aculei pin brevi gra- cili a tre o quattro articoli soltanto, e finalmente per gli o- tricelli sporiferi non confusamentc aggregati ma anzi rego- larmente verticillati. 1 4-0. Ceramium nudiusculum, nob. Echinoceras nu- diusculum Ktz. in Linn. iS4l,p. 759. Sullc pietre a s. Nicolo del Lido. A &i. Ceramium pellucidum, nob. Gongroceras pellu- cidum, Ktz. I. c. p. 755. Sulle alghe maggiori. 142. Ceramium Kellneri, Menegb. I. c. p. 184. Sulle pietre a s. INicolo del Lido. 145. Ceramium gibbosum, Menegb. 1. c. p. 185. Sulle alprbc masgiori rigettate dal mare. 144. Ceramium patens, Menegli. I. c. p. -182. Sovra i sassi piu esposti al mare aperto. •145. Ceramium capilluceum, Menegli. I. c. p. 4 82. A Venezia — Melo — Kclhier (secondo Meneghini). 14G. Ceramium polyceras, nob. Hormoceras polyce- ras, Ktz. I. c. p. 752. A Venezia secondo Kiitzing. 1 47. Ceramium nodosum, nob. Hormoceras nodo- sum, Ktz. I. r. p. 733. 8ulle foglie di Zostera in Laguna. 148 Ceramium gracillimum, nob. Hormoceras gra- cillimum, Ktz. 1. c. p. 753. Trovasi come il precedente. 449. Ceramium hospitans, n. sp. C. /His minutulis capillo tenuioribus roseo-purpu- reis inferne simplicibus elongutis supra medium ramosis subdichotomis extremitatibus rectis vel parum incurvis ; ar- ticulis primariis diamctro sextuplo et ultra longioribus exacte cylindricis ad dichotomias rapide abbreviatis ulti- mis brevissimis, zonis omnibus egregie depZnitis inferio- ribus angustis vix elevatis, superior/bus valde tumentibus ■moniliformibus. Sopra varie alghc rigettate dal mare stille spiaggie. Ha poche lince di altezza e i lili sommamente tenui cguagliaoo in grossezza appena 1/10 di linea e vanno sem- pre pin assottigliandosi verso gli apici. Inferiormente per lungo tratto indivisi non risultano che verso le estremita scarsamente dicotomi. 224 150. Ceramium incom})ic.iiu»i< ZanarJ. Syn. alg piiir. 75. ( . /il/s tninutulis capillo ttnuiorihus reptantibun pulchre coccineis sitnpliciusculis vtlparwm vageque rawio- sis, rini/iil'is brevissifnis liawl raro hue iUuc sparsis cxtre~ mitatibus constanter simplicibus reclis; articulis primariis dianutro 2-Zplo longioribus huv/ore coccinco repletis sen- sim scnsimqut decrescentibus, zonis angustis definitis pa- rum elevatis. Cresce conic la prcccdcntc cil ha analoga statura, se- nonche in questa specie sono piu evidenti Ie fibre radicali brevissime colle quali va serpeggiando sopra Ie algiie mag- giori. I iili colla niaggiore grossezza eguagliano 1/12 di li- nea ; le ramificazioni sono irregolarissimc e le estremita per hingo tratto compariscono costanteraente semplici e diritte alquanto attenuate all'apice. Gli articoli ripieni di un succo coccineo danno un aspetto assai gaio a questa specie ed of- frono un carattere distintivo 9- -188. Hydroclathrus sinuosus, Zanard. sagg. di class. p. 5!). Encoelium sinuosiim, Ag. sp. alg. p. i4G. A Chioggia luogo le spiaggie. LXV. Asperococcus, Lmx. Grev. alg. brit. p. 54. 189. Asperococcus bullosus, Grev. alg. brit. p. 34. Negli stessi luoghi come la precedente, ma piu di rado. LXVI. Encoelium, Ktz phyc. goner, p. 33G. ex parte. 190. Encoelium ramosissimum, Ktz !. c. rtir. trlchophorum, Ktz. I. c. Nelle lagune specialniente a Fusinajsccondo Kiitzing. 250 — LXVII. Punctaria. Grev. alg. brit. p. 5a. I!) I. Punctaria latifolia, Grev. I. c. Comunissiina nelle lagune c nei canali in priraavera. JA\ III. Striaria^ Grev. alg. brit. p. f> /|. '102. Stria ria attcnuata, Grev. 1. c. p. 55. In laguna e nei lbssi marini. 195. Stria ria crinita, J. Ag. Solenia crinita, Ag. syst. alg. j>. 187. Negli stessi Iuo-ghi e pin eomune della precedente. Trib. Will. Chordarieae. LXIX. Nereia^ Zanard. nei Giorn. hot. ital i S /j G . pag. 47. -191. Ncrcia filiformls. Zanard. Dcsmarestia fill for' 7His, J. Ag. symb. pay. C. et alg. medit. p. 45. Sulle spiaggie rigettata dal mare ; rarissima. LXX. Mcso^loia^ Ag. syn. alg. p. xxvii. l!), v i. Mesogloia ver?mcularis, Ag. syst. alg. p. 12G. Sulle alghe maggiori. -190*. Mesogloia fistulosa, Zanard. apnd Menegh. alg. ital. p. 292. Sulle loglie di Zostcra in laguna. LXX I. Corynephora, Ag. Corynophloca^ Ktz. phyc. gener. p. 33 1. -197. Corynephora umbellata, Ag. aufz. p. G. Sulla Cystosira llopjiii in laguna. - 231 — LXXII. Asterotrichia.) Zanard. sagg. /eniculis vix contractis, ulriculis sporidiferis discretis ma- gnitudine item ac for?na summopcre variis, scssilibus ra- rissime pediccllatis. Cresce questa specie a fior d'acqua nei fossi marini, ovc si distende galleggiando a foggia clelle Zignemee. Ha colore giallo ocraceo, die persiste anche dopo la disseecazio- ne. Le dicotomie dei fili sono alquanto aperte e gli articoli cristallini contengono scarso endocromo leggiermente co- lorato. Gli otricelli sporidiferi sono qua e la sparsi, di- stanti e presentano notabili diff'erenze nello stesso cespo si nella lunghezza come per la forma. Talvolla eguagliano appena -1/45 di linea ed hanno forma ovoideo-rotondata, ma con infinite gradazioni intermedie compariscono per- fino linear! sottilissimi e lunghi 1/8 di linea. Quasi costan- temente sessili, quelli soltanto die assumono forma lineare allungata, veggonsi talvolta peduncolali. 215. Ectocarpus Vcnctus, Ktz. phyc. gener. p. 288. A Venezia secondo Kiitzing. 21 6. Ectocarpus lutcscens, n. sp. E. filis mucosis dichoto?nis vix implexis ramosissimis, ramis ramulisc/ue alternatim sccundis erectis in apiceni hyalinum longissime attenuatis ; articulis hjalinis dia- mctro aequalibus vel parum longioribus intcrdum dimi- — 240 — din lis. getncitlis inftrioribus minimt eontractis , endo- chromo luteo-viridi in granula vel in glebatn centralem collapso ; ntrirulis sporidiferis pltrumquc obvoidco-lan- ceoideis sessilibus vel pedunculaiis. Cresce sulle pietre o si clcva all 5 allezza di due a Ire pollici. II cespuglio mucoso e piumoso acquista colla dis- scccazione mi colore vcrdc giallastro specialmente verso la base. I lili prima ri rlel diametro di 1/T)0 circa di linea portano i rami c ramoscelli superiori diritti e terminal da cstremita del tutto diafane ed incolore ad articoli inolle volte piu lunghi del diametro. Gli olricelli spori- diferi qua e la sparsi, sessili o peduncolnti, hanno forma e grandezza variahilissima, arrivando ad eguagliare perlino 1/S di linea. L'17. Ectocarpus saxalilis, n. sp. E. filis mucosis dichotomis tenuissime implexis fa- sciculatis baud raro elongato-atlenuatis ramosissimis, ramulis secundis crectis ; articulis hyalinis diametro ses- qui id d ii.pl o longioribus , geniculis leviter eontractis, endochromo in gravida magna discrcta collapso ; ufri- culis sporidifcris gracilibus cylindraceis vel cylindracco- subulatis obtusiusculis sessilibus vel brerilcr pedicellatis, sporiferis magnis ellipsoideo-elongatis margine lato cin- ctis, sessilibus vel pedunculo gracillimo suffullis. Cresce negli stcssi luoglii come YE. lutescens, cui molto si avvicina pel portamento esteriore, senonche il cespuglio riesce pin tenue, alto da uno a due pollici sol- tanto e tinto di un hel verde porraceo. Al microscopio spiccano maggiormente i caratteri differenziali essendo i lili in generate alqnanto piu sottili, cogli articoli quasi del doppio piu lunghi. Gli otricclli sporidiferi hanno forma c — 2-41 — grossezza piu costante. Sono gracili, talvolta sottili -1/40 di linea, collocati nella parte superiore dei rami e ramoscelli die si allungano con estremita molto assuttigliate, i di cui articoli pero non si riscontrano mai del tutlo vuoti come avviene nell'ii. lutescens. Quelli sporiferi inferiormente situaii sono piu abbondanti, sessili o brevemente pedun- colati, qualcbe volta riescono perfino terminali sullo stesso ramo ; grossi 1/30 colla maturita arrivano ad eguagliarc nel diametro maggiore -1/18 di linea circa. 218. Eclocarpus exit is, n. sp. E. fi/is gracilibus vage ramosis , ramis ramulisqut longissiwe attenuatis divaricato*incurvu interdum spinu- losis seu ramulis brevibus acutis ornatis ; articulis lon- gitudine varia plerum rm a- u lib us. Crescc nei bassi fondi paludosi. Cespuglio alto un pol- liee circa alquanlo mucuso di colore verde giallastro ame- no cbc acquista luccntezza eolla disseccazione. Quesla spe- cie, per la densita dci ramenti, si awicina piu che ad altre — 245 — alia B. myura, J. Ag. cui crcdiamo doversi rifcrire la sfes- sa B. Veiicri, Mgh. ; ma da essa ben si distingue per la statura minorc, pci fill fino alia base vcstiti da ramcnti quattro volte soltanto piu sottili della racbide, c per la for- ma della fronda egregiamente lanceolata acutissima e dila- tata dalla base verso la sommita, noncbe pei ramenti infe- riori pennati all' apice. 254. Bryopsis pwmila, n. sp. B. caespitoso-floccosa, filis densissiyne ramosis sub- corymbosis approximatis ra?ncntaceis, ramentis brevibus crassis obtusissimh distiche egredientibus oppositis rachide subacqualibut. Cresce sovra » sassi esposti al mare aperto. Cespoglio assai minuto alio da quattro a cinque lince circa, quasi globoso, rigidetto, di colore intensamente verde opaco, ra- mosissimo coi rami molto avvicinati, die terminano presso- che tutti alia medesima altezza. Questa specie e da tutte Ie congeneri distinta sovrattutto per la brevita e grossezza dei ramenti. LXXXIV. Faucheria, DC. Grev. alg. brit. syn. pa^. LXVIII. 255. Vauchtria Pilus, Mart. Reise etc. p. 639. Abbondante sul fango dclle paludi in Lagtina. — 246 — ORDO IV. ENDARTHRAE. Trib. XXX. Ulveae. LXXXV\ Phycoseris, Ivtz. phyc. gener. p. 296. 25G. Phycoseris australis, Ktz. I. c. p. 298. rar. umbilicalis, Ktz. phyc. gencr. p. 245. 257. Phycoseris smaragdina, Ktz. phyc. gcncr. p. 297. var. latifolia, ktz. I. c. 297. 258. Phycoseris olivacea, Ktz. 1. c. p. 297. 259. Phycoseris crispata, Ktz. 1. c. p. 297. Tutte queste specie crcscono promiscuamcnte nellc Lagunu ed alcunc negli stessi canali interni del la citta. LXXXVI. Ulva : Ag. sp. alg. 4 01 - ex parte. 240, t Iva latissima, L. Ktz. phyc. germ. p. 244. In Laguna. LXXXVII. Enteromorpha, Link. J. Ag. alg. medit. pag. 1 5. 2i 1 . Enteromorpha intestinalis, Link. Ktz. phyc. germ. pag. 247. Comune sovrattutto nei fossi marini. 242. Enteromorpha clatkrata, Link. Ktz. phyc. germ. pag. 247. IS T ei fossi marini a S. Erasmo. 245. Enteromorpha compressa, Ktz. phyc. germ. p. 248. Comunissima in Laguna e nei canali. — 247 — 244. Enteromorpha complanata, Ktz. phyc. germ, pag, 248. var. [3. crispa, Ktz. 1. c. var. y. confervacea, Ktz. I. c. var. tJ. ramulosa, Ktz. 1. c. A Yenezia sccondo Kiitzing. 245. Enteromorpha ramulosa, Ktz. phyc. germ. p. 247. var. spinosa, Ktz. I. c. p. 247. Lungo Ie spiaggie rigettata da! mare. 246. Entero7?iorp>ha ■ paradoxa, Ktz. phyc. germ. p. 247. var. tcnuissima, Ktz. phyc. germ. p. 247. Siille alghe mag^iori. 247. Enteromorpha ectocarpoides, Zanard. Sagg. di classif. p. 62. Trovasi, come la precedente, sulle alghe maggiori, ma piu di rado. Trib. XXXI. Porphyreae. LXXXVIII. Porphyra, Ag. syst. alg. p. xxxn. 248. Porphrra vulgaris, Ag. icon. n. 28. Comunissima in Laguna e nei canali in febbraro e marzo. 249. Porphyra minor, n. sp. P. frondc pumila sessili tcrmissima basi maxime cri- spato-undulala mox dilalata suborbicitlari '.- gonidiis irre- gularibus multiformibus laxe dispositis. Cresce ccspugliosa sovra il Gtlidium con/cum var. plwnula die ricopre i sassi a Pellcstrina ncl mare aperto. — 248 — La fronda, aUpianlo piu delicata die nella P. vtilgaris, e al- ta un mezzo pollice circa. Ai caratteri della forma csterio- rc si aggiungono pur quelli dell' intima strutlura per di- stinguerla dalla P. vulgaris, inquantocbe i gonidii hanno forma diversa c sono piu lassamente disposti. 250. Porphyra coriacea, Zanard. syn. alg. p. HI. Sui inuri a ponente del Cimitero di S. Cristoforo. LXXXIX. Bangia, Lyngb. Iiydroph. dan. pag. 83 ex parte. 251. Bangia fusco-purpnrea, Lyngb. I. c. p. 83. Sopra i sassi in mare a Pellestrina. 252. Bangia investiens, n. sp. Tab. n. I. B. frondc filiformi tenuissima densissimc adnata pulcherrime coccinco-vinosa, cellulis diamelro atqualibus vel pa rum longioribus hand raro lateralitcr mammillo- sis ; gonidiis crassis oblongis demnm longitudinaliler di- juidialis angulosis. Trovasi nel porto di IWalamocco prcsso la nuova Diya, ove densamente ricoprc i rami superior*! delle Cistosire su cui cresce aderendo. Trovasi pure in Dalmazia e sempre pa- rassita sulle Cistosire. I lib si allungano fino ad un mezzo pollice, ed i piu grossi banno diametro egualc appena ad l/'JO di linea. Quando sia bene preparata sulla carta acqui- sta un colore rosso vinato assai vivace. 255. Bangia bidentata, Ktz. pbyc. germ. p. 195. A Venezia secondo Kiitzing. 254. Bangia tenuissima, ktz. phyc. gencr. p. 244. A Venezia — Bertoloni (secondo Kiitzing). — 249 — 255. Bangui? confervoides, n. sp. Tav. n. II. B? fronde tenuissima valde mucosa laete viridi ,• cellulis diumetro sesqui-duplo longiorihus ; gonidiis eras- sis simplicibvs cylindroideis demum transverse (?) dimi- dia lis. Oesce sovra i sassi appena irrorati dali' acrpia ina- riua ai Murazzi a Pellestrina. I fili lunglii talvolta un pollice eguagliano nol loro diamelro 1/100 di linea e presentano ud colore verde porraoeo alquanto ameno. Non solo pel colore, ma eziandio pei caratteri d'mtimi struttura, la specie sembra bene distinia dalle Bangie e forse appartiene al genere Gleotita del Riit/Jn^ o ad al- tro affioe, ciocche non osiamo decidere fino a die non ci sia dato nuovamente raccogliere ed esaminare quest' alga appena colta sul sito nativo. XC. Gonio trick urn, Klz. pliyc. gener. pag. 2/(4- 250. Goniotrichum elegans, nob. Bangia elegant, Chauv. Bangia Alsidii, Zanard. syn. alg. p. 115. Gonio- trichum dichotomu-m? Ktz. phyc. germ. p. 195. Sulle alghe maggiori. XCI. Conferva, Ag. syst. alg. pag. xxvi. 257. Conferva echinus, Biasol. viagg. in Dalm. p. 202. Nelle reti dopo la pesca a Pellestrina. 258. Conferva cornea, nob. Aegagropila cornea, Ktz. phyc. gener. p, 275. A Pellestrina secondo Kiitzing. 251). Confer/ a pro/ifera, Roth. Ag. syst. alg. p. 1 ID. Sulle sj)aggie assai frei|ueiile. VI. 3? 250 — 260. Conferva calcnata, Ag. syst. alg. p. 119. A Venezia secondo Kiitzing. 261. Conferva scoparia, nob. C/adop/wru scoparia, Ktz. p/irc. germ, p. 207. A Venezia secondo kiitzing. 262. Conferva fruliculosa, nob. Cladophoru frulicu- losa, Ktz. phrc. germ. p. 20cS. A Venezia secondo Kiitzing. 203. Conferva rupestris, L. Ag. syst. ulg. p. 147, Sulle spiaggie rigettata dal mare. 204. Conferva spongiosa, n. sp. C. fills setaceis rigidiusculis in caespitem panno- sum inlricatis bast concretis radicantibus rage ramosis, ramulis brevibus crassitie confonnibns altemis secundis- ve apice obtusis reenrvis ,• articulis longiludine varia dla- ■mtlro usv/ue \ c 2plo et ultra longioribus, geniculis con- traclis. A Venezia snlle pietre presso il Ciraitero di s. Cristoforo. Cespuglio densissimo alto nn pollice circa die ricopre le pietre sommerse in forma di crosta o gleba abpianto espan- sa. I fill alquanto rigidi gettano dalla base delle fibre radi- cali lun^bissime flessuose, concolori ai fili, le quali insieme intrecciate costituiscono incstricabile il cespuglio cbe pren- de la forma quasi di una spugna. II diametro dei fili egua- glia i/4o di linen, di colore verde fosco, snno poco ramosi coi rami distanti ora alterni, ora unilateral^, talvolta appa- iati ed ancbe ternati. Le estremita dei fili, die essendo di ineguale Iungbezza costituiscono flessuosa la superficie del cespuglio, sono costantemenle ottusc ed tin poco ricurve. — 2M — Qucsta specie si avvicuia pel colore alia C. prolifera, Hofii, e pel snn portamento alia C vnemhranacea, lloffm. 265. Conferva incrustata, n. sp. C. fills cap'illarihus rigidiusculis ramosissimis in stratum pamtosuni densissime conlextis basi crusta cal- carea obductis ramoso-dichotovnis, ramnlis nltimi* svh- secundis ; articulis diametro usque iOplo longioribns, ge- v? culis parum contractis. Nei fossi salmastri alia Chiesioladel Lido. Cresce in for- ma di cespugli lanosi assai espansi e galleggianti, deilo spes- sore di poche linee, di colore verde biancastro. I fill so- no inestricabilmente insieme aggregati, ed il terriccio cal- careo che li riveste li rende ancora piu fragili. 200. Conferva ravnosissima, nob. Cladophora ramo- sissima, Ktz. phyc. germ. p. 209. A Venezia secondo Ktitzing. 267. Conferva Hutchinsiae, Ag. syst. alg. p. 120. 268. Conferva utriculosa, nob. Cladophora utriculo- sa, Ktz. phyc. gen. p. 210. 269. Conferva fuscescens, nob. Cladophora fuscescens, Ktz. phyc. gener. p. 210. 270. Conferva flaccida, nob. Cladophora flacci da, Ktz. phyc. gener. p. 2 1 0. A Venezia secondo kiitziug. 271. Conferva hetcronema, Apr. syst. alg. p. 114. Snlle pietre al Lido comunissima. 272 Conferva, lutcseens, nob. Cladophora futescens, Ktz. phyc. germ. p. 2 M . — 252 — 275. Conferva ramcllosa, nob. Cladophora mmcllo- Klz.. pine, germ, p. _' I I. A \ eoezia secoudo Kiitzing. 274. Conferva Hitching \-. >\ si a g. p. 112. It) Laguna non Pre ] >ii- n t e. 275. Conferva plumnla, nob. Cladophora plumula, Alz. phyc. germ, p. 21 i. A Venezia secondo Kiitzing. l'7' ; . Conferva Veneta, n. sp. C. fills capillaribits rigidiuscztlis e basi ad apicem al- ternatim compotito-mmoxis, rami's mediis longioribus, ra- mul'is n?/niif>us secundis elongatis .• articulis diamelro 5- o/V / longioribus, geniculis parum contractus. \ Venezia nei canali. Questa specie a primo aspetto molio si awicin i pel suo portamento c diametrn dei fili alia C. gracilis, Griff., in i da essa beue si distingue per le sue ramificazioni costanlemente alterne mai Iricotome, n >n- che per la mancanza del ore metal lico che acquista colla disseccazione la specie Griffitsiana. 277. Conferva nitida, nob. Cladophora nitida, Kiz phyc. ijerm. p. 211. 2iS. Conferva densissima, nub. i'lwl'ipltoni d, ma, Ktz. phyc. germ. p. 2 I". A Venezia sccon lo Kiitzing. 270. Confirm crrstallina, Roth. A_ T . syst. alg. p 112. Sulle alghe magg 2S0. Conferva diffusa, Roth. \.v sysL alg. p I !<• Sulle spiaggie rigettata d d mare. — 253 - JM. Conferva- pura, nob. Cladophara pur a, Ktz. phyc. germ. p. 2 1 G. A Yenezia seeondo Iviitzing. 2S2. Confcnu!. fracta var. marina. Roth. Ag. sysf. alg. p. 110. Nei fossi marini. 28o. Conferva implicala, n sp. C. filis setaceis rigidis caespitoso intricatis ramosissi- mis, ramis dichotomis divaricatzs superne reflexis ramu- losis, ramulis stcundis interdum oppositis semper /amen brevibus patentissimis ; articulis primariis diamelro usque Splo, u/timis oplo longioribus, geniculis egreg/e contractis. Cresce nei bassi fondi vallivi verso Chioggia. Cespti- c^lio espanso intricatissimo di colore fosco, die diviene ne- rastro colla disseccazione per una specie di linea ed ofTrono colla disseccazione una tinta assai cari- ca e nerastra, gli altri invece risultano assai sbiadati e giallastri. La consistenza e tenacita della membrana costi- tuente udi articnli, che vieta il loro increspamento, da al filo ingrandito colla lente un aspetto che bene ricorda una infilatura di minutissime margheritine, donde fu trntto il nome specifico. 29<£. Conferva subsalsa, n. sp. C. fills simplicibus setaceis circinnatis rigidissimh 256 — cartilagineis, maxime. tamen cxsiccationc fragilibus; arti- culis diametro plerwmqut sesquilnngioribus, geniculis pa- rum contractu. — Nolle \ alii salmastre. — Conlarini. Qucsta specie e clistinta sovratlutto per la massima sua rigidezza che la rende fragilissima colla disseccazione. I llli sono grossi !/<"> di linea e disseccati oflYono un colore olivaceo nerastro per l'abbondanza dell'endocromo conte- nuto. La meuibrana costituonle i llli e alquanto grossa e ten ace per cui non aderiscono mai alia carta sulla quale vengono disseccati. L"J5 Conferva? confervicola, n. sp. Tav. n. IV. C? filis simplicibus mucosis adnatis in caespitem ininiilissnuum collectis ; urticulis obsolctis dia metro aei/ua- libus vel parwm longioribus, hand raro abrupte turgescen- tibus, geniculis minitne contractis, endochrorno continno exsiccatione in linea s longitudinales absciss o. — Cresce pa- rassita sulla Conferva urbica. Piccolo ccspuglielto alto da due a ire linee alquanto nuicoso al tatto, di colore olivaceo. I fili in generate e?ua- gliano in grossezza l/of) di linea, ma ollruiio bene spesso un diametro maggiore per la turgescenza degli articoli tal- volta protralta sopra quattro, cinque e piu articoli di seguito. L' endocromo da principio tutio continuo ed oinogeneo si separa colla disseccazione dei fili in linee longitudinuli, ne- gli articoli pero die arrivano alia massima turgescenza ac- quista un aspeito evidentementc granelloso. Questa specie, che pei suddetti caratteri si allontana dalle conferve e si avvicina per la organizzazione dei lili agli Ettocarpi, dove appartencre ad un genere distinto, che noi pero non vor- remmo stabilire fino a che non ci sia dato nuovamenie rac- coglierla e studiarla vivenle. — 257 — Trib. XXX11I. Rivul.uueae. XCII. Rivularia^ Ag. syst. alg. p. xix. 296. liivularia bullala, Berk. brit. alg. p. 120. Sidle spiaggie rigettata dal mare. 297. liivularia atra, Roth. Ag. syst. alg. p. 24. Sul Fucus Shrardi in Laguna. XCIII. Dasyactis, Ktz. phyc. gener. p. a3q. 298. Dasyactis Biasolettiana, Ktz. I. c. p. 240. Sui sassi della nuova diga a Malamocco. XCIV. Homoeoactis, n. gen. Fro?is gregaria minutissima, orbicularis complanata, I ubrica, intus nnmquam zonata, fills bomogcne/s e centro radiantibus, globulis basilaribus omnino deslitutis, sur- sum valdc altenuato-elongatis sacpe sp'traliter tortis co?n- posita. Vaginae tenuisshnae maocime. hyalinae. 299. Homoeoactis Contarenii, nob. liivularia Conta- renii, Zanard. syn. alg. p. 43. Sidle pietre piu esposte al mare. Dietro gli smembra- menti stabiliti dal ch. Kiitzing per le varie specie di liivu- laria siamo eoslrelti ad istituire il prcsonte ^enere, che scmbra bene distingiiersi da ttitti quclli fissati dal suddetlo autore. Forsc piu opportunamentc potrebbe costituire una sezione distinta delle Rivularie. yi. — 258 -• Trih. XXXIV. Lywgbyeae. X.CV. Sympkfosiphon, Ktz. phyc. goner, p. 218. 300. Svf/iphyosiphon pulvi7iutiis ) \\\z.\. c. Calothrix pulvinata, Ag. aufz- pag. 1 1. Sui pali a Fusina, sccondo Agardh. XCVI. Lyngbya, Ag. syst. alg. p. xxv. ex parte. 501. Lyngbya contexta, Ag. aufz. p. 41. A Yenezia sopra i sassi, secondo Agardh. 3012. Lyngbya pannosa, Ktz. phyc. gcner. p. S22o. Nelle paludi salsc a Fusina, secondo Iviitzing. 303. Lyngbya lignicola, n. sp. L- fills pannoso-intricatis /trxnosis rigidvusculis at ruginoso-cinereis d/max'imc obsoletis diametro quadruplo brevioribus, vaginis laevibus interdwm inanibus. Cresce sovra i legni sommersi nel cana'le denomioalo Sacra del I a Misericordia. 50i. Lyngbya cr/'spa, Ag. syst. :i!g. p. 74, aufz. p. II. Nelle paludi a Fusina, secondo Agardh. 305. Lyngbya urbica, n. sp. L. fili a intricato-catspilosis erectis mucosis sordide cinereo-virtscentibus 1/100 tin. crassis ,- articulis diame- tro duplo brevioribus obsolete dimidialis ; vaginis eras- siusculis interdnm inanibus. Quesia specie In da ooi raccolta sulla scalea di appro- do della piazza de'ss. Gio. e Paolo. — 259 — XCVII. Tolypot/irisc, Klz. phyc, gener. p. 227. 300. To/ypoihrix suhsalsa, n. sp. T. filis cacspitoso-globosis natan/ibus, basi ramosis ir- radiantibus, aviocnc aeruginosis supra Medium olivactis exsiccationc nitentibus 1/90 tin- crassis ; arUculis homoge- net's diamctro parum brevioribus. Nelle valli salmastre presso le Lagune. — Conlarini. E specie alquanto vicina alia T. atgagropilu del Kutziog. XCVJU. Leiblenia, Ktz. phyc. gener. p. aai. 507. Lciblenia variegata, nob. Calothrix variegata, Zmiard. syn. alg. p. 45. Lciblenia capillacca ? Ktz. phyc. gener. p. 221. Sulla Conferva crassa nei fossi marini a s. Erasrao. 308. Leiblenia semi plena % Ktz. phyc. gener. p. 221. A Vehezia secondo KLitzincr. 509. Lciblenia mucor, nob. Calothrix mucor, Mc- negh. Calothrix Nemalionis, Zanard. sagg. di classif. p. 63. Lciblenia Menegkmiana, Ktz. phyc. gener. p. 222. Sul JScmalion lubricum a Cbioggia. 310. Lciblenia slcllulata, nob. Calothrix stellulata, Zanard. syn. alg. p. 45. Sulla Polysiphonia intricata nei fossi marini al Lido. Trib. XXXV. Oscillarieae. XGIX. Oscillaria, Bosc. Ag. syst. alg. pag. xxrv. 5H. Oscillaria subsalsa, Ag. syst. alg. p. GG- In laguna e nei canali ; frequente in estate. — 2f)0 — C. Spirulina, lvtz. phyc. gener. pag. 182. 312. Spiral in a Meneghiniaf/a, nob. Osr ill aria Me- neghirtiana , Zanard. syn. alg. p. 47. Oscillaria Zanar- dinii, Menegh. Spirtilina Zanardijiii, Ktz. phyc. gener, p. IS 5. Xel canale del Palazzo Regio in estate. Trib. XXXV 1. Palmelleae. CI. Palmella, Ag. syst. alg. pag. xvn. 513. Falmella crassa, iN'accar. alg. adr. p. 12. Nelle reti dei pescatori a Chioggia. .SPIEG1ZIME DELLE TAV01.E. R.° I. BAHGIA ISVESTIESS. a. PiaDta di grandezza naturale suIP estremita delle Cistcsire. b. Alcuni fill cento volte ingranditi. c. Uno degli stessi visto sotto 1' ingrandimento di 580 volte. IV. II. Bangia? cosfervoides. a. Grandezza naturale. b. Fili cento volte ingranditi. c. Filo 580 volte ingrandito. N.° III. Aglaophylluji acuminatum. a. Pianta di grandezza naturale. b. Porzione della fronda venticinque volte ingrandita. c. Alcune cellule della fronda 100 volte ingrandite. N.° IV. Conferva ? contervicola. a. Grandezza naturale della pianta sulla Conferva ur~ bica. b. Cespuglio visto colla semplice lente. c. I no dei fili cento volte ingrandito. d. Filo 580 volte ingrandito. — 2C2 — N.° V. NeBIALIOR RAMOSISSIMUM. a. Esemplare ;il naturale. b. Sezione orizzonlalc della fronda G5 volte ingrandita. c. Sezione verticale visla al medesimo ingramlimento. (I. Uno dei fdi dcllo slrato periferico delta fronda 100 volte ingrandito. e. Favellidio co' suoi fdi involucranti 400 voile in- grandito. N.° VI. DlCHOPIIYCUS REPENS. a. Pianta di grandezza naturale. b. Porzione di un rarao fornito di coccidi, visto colla semplice lente. c. Porzione di un ranio fornito dci sori, visto pure colla sernplice lentc. d. Sezione orizzontale dclla fronda 100 volte ingran- dita. e. Sezione verticale vista al medesimo ingrandimento. f. Porzione del soro cento volte ingrandito. g. Otricello sporifero del soro colle sue paralisi 580 volte ingrandito. h. Sezione verticale del coccidio 100 volte ingrandito. i. Spore del coccidio 380 volte ingrandite. — 263 — Poscia il Membra eflettivo prof, de Visiani legge la seconda parte di un suo scrillo inlitolato: Co asi- de razioni sul geaere e la specie i/i botaaica. Quest a seconda parte riguarda la specie. L'autore rammenta a quanto arbitrio e confusio- ne sia ora soggetta per colpa di alcuni botanici la for- niazione delle specie; come questo disordine vada ognora crescendo, e sia assolutamente necessario porvi riparo Considerando poi atlenlamenle quail debbano essere i veri caratteri della specie, ne deduce per la lormazione le seguenti regole : 1. La vera specie dev'essere distinta dalle congeneri per uno o piu caratteri comuni c costanti tratli dagli or- gani della vegetazione, dagli accessorii della riproJuzione, o anche dagli stessi organi riproduttori essenziali, quando (piesli ultimi non siano st.iti adoperati ncl genere. 2. Quando il carattere spccilico e unico, dev' esscr tratto dagli organi di maggior conto e dagli attributi lo- ro piu important'!, i quaii sono la esislenza o la mancan- za primiiiva o I originaria degli organi, e la relativa loro posizione. 3. II carattere tratto ilal numero delle parti relati- vo e costante, quando questo non sia velato o conf'uso da (iil'etio o da cccesso di sviluppo, ovvcro da acciJcntali ade- reoze delle inedesime, ha valore specifico. i. Le dimension] gcnerali di una piatita non hanno valore specifico, ma le dimensioni relative o le proporzio- ni di alcune parti di una pianta con alcune altre, quan- do sieno oormali e fisiologiche, costanti e indipendenti da — 264 — cause estrinseche e accidcntali, forniscono ccccllcnti carat- tcri. 5. La forma degli organi presenta in generate carat- teri spocifici comuni e costanti, ma solo allora chclc suerao- dificazioni sieno legate c indipendenli da modificazioni ana- logic nella struttura anatomica, ossia nella distribuzione de' vasi di un dato organo. C. La disposizione rclaliva delle parti offre alia spe- cie al pari che al genere la sorgcnte piii pura d'ottimi ca- ratleri dilTercnziali. 7. I caratteri tratti dal colore, dal sapore, tlall'oilore delle piante non possono in astratto consilerarsi come spe- cifici, e in nessun caso un solo di cssi puo hastare a stabi- lire una specie. 8. I caratteri del portamento oJ aspetto gencralc del- le piante, considerati alio scopo di riunire in ispecie gli individui che phi si assomigliano, e di separarli da (pielli di un' altra, non bastano mai a fbndare soli una specie. !). La specie fondata sopra individui vivi, spontanei; numcrosi e cresciuti in condizioni diverse di clima, di suo- lo, di clevazione, di umidita, presenta maggior sicurezza sulla validita e costanza de' suoi caratteri, che non quella, che tro\isi in condizioni contrarie. 10. La specie e tanlo piu naturalc e disiinla quanlo e maggiore il numei o e 1' imporlanza de' caratteri sn cui si fniula. 1 1. Qnando una specie crcsce commista ad altre a |ei legate per molliplici analogic, senza che se ne scorgano in alcun caso i passaggi da quella a queste, malgrado la parita delle condizioni in cui \ivono, avvi fond.imcuto a cre- derla vera specie. 12. Quando una specie dubbia, e soinmamentc alfi- s / Htwfjta innestiftts, ' II Ihim/ia conftrooidi \ 'minu! /'/ Dithophytm rtp \\ | ( i* ..> ■a — 265 — ne ad un'altra,crescc in luoghi e condizioni diverse da que- sta, e ne seinbra quasi una sostituzione, prima di accettarla come distinta, se nedebbono eimimtare i caratteri, coltivan- dole l'una presso 1'altra, o almcno in condizioni simiglianti per accertarne la distinzione: senza tal prova, pun sorter dubbio che la specie ambigua non sia che forma locale. ■13. Quando occorrano individui intermedii fra specie c specie, che pero tengano alcun che di proprio e diflfe- rente da entrambe, pria di formarne una specie nuova e distinta, e necessario il provare 1'immutabilita del carat- tere diflferenziale, o coll'esame di copioso numero d' indi- vidui di difTerenti Iocalita, o meglio ancora ricorrendo alia coltivazione e alia semina. II cav. prof. Santini presenta alcune uolizie In- torno alia Cometa scoperta in Londra da I signor Hind nella sera 6 febbraio p., ed osservata succes- sivamente nella Specola di Padova dal 1 5 al 1 8 rnarzo. Dopo cio F Istituto si riduce iu adunanza se- greta. Secondo linvito gia diramato, ed a tenore degli articoli i5 del Reg. organico e 3i del Reg. interuo, il Presidente invita F Istituto a formare la terna pel posto di Vire-Presidente. Da alcuni si inuove dubbio se cio possa larsi , vi 34 — 260 — e, dopo una breve djsoussione, l'Istituto determina che I., formazione della tenia sia prorogata ad altro mcse. « I'oscia 1' adiiDanza si scioelie. Adunanza uel 29 harzo 1847. Si legge 1' alio verbale della aduoanza privata 21 febbraio, che e approvato. II M. E. dottor Nardo Iegge le seguenti : Osservazioni aiiatomiche sopra V a/iimale marino delto volgarmente Rogaone di mare. L' cssere singolare, sul quale interesso la cortese vo- stra attenzione, e tra il novero di meno schiacciate, rassomi- glianti talvolta ad un fico, spessc volte ad un rcne. Tali mas- se ora sono solitarie ed ova aggregate, talvolta liberc od aderenti con un lembo a qualche corpo solido, e non di rado sovrapposte ad esso, c come involgenti. II loro colore c quasi da per tutto oscuro, fnligginoso o nerastro negli esemplari liberi, e per breve tratto aderenti. In quelli so- vrapposti a qualche corpo c dilatati, osservasi la parte tolta all' influenza della luce di colore bianco o giallastro. Nella superficie di tali esseri, ch'c liscia, lubrica per mucosita chc trasudano, e luccicante come fosse vcrniciata, non rimarcansi ad occhio nudo pori di sorte alcuna, ma so- lo in punti indeterminati osservasi qualche foro piu o meno grande, rotondo od ellittico, di rado laciniato ne'suoi bordi, conduccntc a cavita interne canal iformi di svariata esten- sione. Negli esemplari sovrapposti a qualche corpo, la parte aderente, ossia bianchiccia, riceve per ordinario leimpronte della superficie che copre, c non e cosi luccicante come l'op- posta, die e ncrastra: vedesi pero di tinta cguale, mentre 1'altra, specialmente ai margini dei loin, mostra certa appa- ren/.a madreporica, ossia di stellette dendritiche piu o me- no fittc ed irregolari individualmente, ma di uniforme modo di presentarsi nel loro complesso. Cr ederebbesi al primo a- spetto aver sott' occhio un'ascidia composta, ed essere tali stellette formate da animaletti, disposti come osservasi nc' bottrillari. od almeno rappresentare uno stato rudimenta- rio od embrionale di essi; ma, studiandone attentamente col microscopio la contestura, e d'uopo rinunziarca qualunque ipotesi di simil genere. Sc si divide un tal essere con coltello, d iscoprcsi inter- namente di materia sarcoidca, cartilaginea, die si crcderebbe — 269 - scirrosa degenerazione di qualche tessuto ghiandolarc, prc- scntandonc, oltrcche I' aspetto, anche sotto il taglio la con- sislenza. Essoappariscc come composto di due sostanze diffe- rent!, (use insieme; una di colore lattiginoso rappresentante la parte maggiore ossia la base del tessuto, I'altra meno ab- bondante, pellucido-bruna, sparsa in guisa di dare all' in- liera massa l'aspetto di spugnosita. Rare, minime ed irrego- lari sono le cellette o porosita die si presentano; non havvi traccia di vascolarita, proprianiente detta, ma solo apparen- za di essa, derivando dal canale interno comunicante coi fori superiormeote notati, il quale dalla sua origine si re- stringe sempre piu di capacita, e diramasi per 1'interno del- la massa. Trovasi circoscritto da una specie di corteccia di unif'orme contestura, e di consistenza coriacea, grossa poco piu di una linea, pellucida, la quale tenacemente vi ade- risce, e puossi tuttavia distaccare usando un poco di forza. Tale iovolucro da 1' esterna apparenza a questi corpi sar- coidei; ed introflettendosi esso per gli accennati fori, ne investe, come all' csterno, anche le indicate cavita canali- formi interne, costituendone le pareti. Soltomettendo a microscopica indagine le due sostanzc accennate, vedesi la prima, ossia la polpa interna, compostadi miuutissimi corpicciuoli vescicolari, molto prossimi a quelli che si scoprono nell' intima struttura delle cartilagini. Sono tali globetti di grandezza presso a poco eguale, irregolari di forma, trasparenti, e distaccansi l'uno dall' altro median- te macerazione: non potei nclP interno di essi scoprire trac- cia di corpicciuoli minori. Framezzo al tessuto formato dalla loro unione, che apparisce omogenea, benche in alcuni punti sia piu fitto che inaltri, non osscrvansiaghetti di sorta. La struttura della scconda sostanza, ossia del tessuto corticale, presents, in confronto della prima, notevoli diffe- — 270 — rcnze. K composta anche essa di minimi corpicciuoli vesci- colari, ma sono questi di grandezza mi poco maggiore, di- sposti in aggruppamenti di forma angolare, ed uniti ad al- tri globetti, tinti da oscuro pigmento . quando appar- tengono alia parte corticate colorata. Se pero spetta- no alia parte corticalo biancastra, piu si approssimano a i]iic!li della sostanza polposa interna. Tanto I 5 una come I' altra specie di corticale tessuto distinsjnesi subito, mi- croscopicamente osservata, dalla sostanza polposa interna pel Inion nnmcro die contiene di aghetti silicei non visibili ad occhio nudo, calcolati dal prof. Menediini di crrossezza da 0, m 0045 a 0, m 009, e di lunghezza fino a 0,'"5. Sono questi ictti od un poco ricurvi, alcuni acuti in entrambe le estiemita, come nel genere Remera, altri acuti da una parte, e dull' altra rigonfi o capitatr come nel genere Suburiles. Non solo la sostanza corticale estcrna distinguesi dall' inter- na polpa per la presenza di tali aghetti, ma quella pure che ho detto introllettersi nelle intime cavita. Anche l'altra so- stanza pellucido-oscura, che semhra fusa fra 1' interna polpa in niodo di dar ad essa 1' aspetto di spugnosita, contiene aghetti simili ai descritti, cssendo essa della natura mede- sima del corticale tessuto. Osscrvando con microscopio una porzione della cor- teccia, tolta laddove si prcsenta dipinta a modo di stellette, scopresi aver origine tal apparenza da particelle coloranti aggrumate dendriticamente, piuttostoche da organica strut- tura; ma su questa e sopra altre particolarita anatomiche, relative a cosi singolarc produzione marina, entrero altra volta in piu minuti dettagli. Ebbi di rado occasione di osservare tali csseri alio stato di vita ed in varii stadii di sviluppo; non potci quin- di fare studii molto profondi sulla loro animale economia. — 274 — Semprc in vano esaminai ogni punto di loro superficie per rinvenirvi polipi od almeno traccie di essi, ma titlte le volte die li ebbi appena estratti dal mare , rimarcai nei fori descritti, comunicanti colle interne cavita , le solite correnti che si osservano negli spongiali. Abbandonate all' aria od al sole, tali masse sarcoidce riduconsi facilmente a diseccazione, senza decomporsi e spargere odor nauseoso, come avviene nelle cartilagini; ed evaporandosi la parte acquosa di cui sono imbevute, perdono affatto 1' aspetto lor naturale, minorano assai di volume sen- za raggrinzarsi,ed acquistano coriacea tenacitaecousistenza. Se in tale stato dividansi con coltello, presentano I'a- spetto ela durezza del corno, e se si sottomettono alia combu- stione, mandano forte odore di sostanza animale bruciata. Cosi diseccate, possono conservarsi quanto lungamente si voglia, ancbe in luogo umido, mostrandosi assai poco igro- metriche. Ne possedevo un esemplare, raccolto l'anno 4822 vicino alle coste d'Istria, ridotto a completa diseccazione; volendo sottometterlo ad esame, lo lasciai nell'acqua dolce per qualcbe giorno , e lo vidi con mia sorpresa ritornato alle naturali fattezze, quasi fosse appena sortito dal mare. Potei su di esso praticare anatomicbe indagini, come fosse stato della pi li recente freschezza. l\li provai a diseccarlo e ribagnarlo piu volte, e sempre col medesimo esito. Lasciato per molti giorni, specialmente nella calda stagione, nell'ac- qua dolce, abbandona ad essa, spandendo odore leggermen- te putredinoso, molta sostanza mocciosa, la quale, trattata col solfato d'allumina, precipita in fiocchi, e sembra pros- sima alia chondrina. Vi presento due pezzi che conservo nell'acqua dolce da circa otto mesi, e che provarono 1'azione della state e del verno, mantenendosi, come si vede, in istato molto pros- 272 simo ;il naturale. Pcrdcttero questi in cosi lungo tempo buona parte di loro sostan/a mocciosa, equiodi si mostrano pin consunti; tuttavia non putono molto, c promettono di resistcre ancora lungarncnte al proccsso di maccrazione. Faccndo riflcsso alia singolarita dei carattcri anato- mici c ehiinici di questo mar i no prodotto, alia presenza dcgli aghi silicei, benche invisibili ad ocehio mido nella sua parte corticalc , alle sue cavita interne canaliformi , alle correnti acquose che niostransi nclle aperture di tali cavita, alia mancanza de' polipi sulla sua superficie, ed al poco rap- porto fra il suo tessuto e quello di altre produzioni vera- mente polipari, non tardai a persuadermi doversi collocare fra gli spong'ali, e costituire per esso non solo un nuovo ge- nere, ma una nuova famiglia, c forse un online particolare, al quale potrebbe riferirsi anche il gencre Haltsarcad\ Du- jardin, se fosse abbastanza studiato. Non trovando quest' esscrc da altri nominato e descrit- to, credeva chiamarlo genericamente Chondrosia, per segna- lare la natura del suo tessuto tanto prossima a quello delle cartilagini, distinguendone la specie col vocabolo reniformis per indicare una delle forme piu frequentemente da esso presentate. Non arrischierei riguardare come specie distinta l'esemplare die vi presento segnato, N. 2, il quale differisce dal primo per forma, per essere quasi libero, per aver co- lorito oscuro quasi uniforme da per tutto senza macchie stclliformi, c per aver i fori come laciniati ai loro margini. essendo I'unico che potei fino ad ora osservare. II professor Baer di Pietroburgo, al quale feci cono- scere le mie osservazioni lo scorso autunno, mi disse aver veduti anch'egli piu volte esscri di tal natura, pescati nel Golfo di Trieste, e presentatigli dai pescatori unitamente ad ascidie composte, ma che era sempre rimasto incerto rela- — 273 — tivamente alia loro natura, non avendo niai potuto scoprirvi traccie di polipi. Tali erano lo mie cognizioni sopra un marino prodotto, che credeva sfuggito intieramente allc indagini de' natura- list!; quando, consultate le opere del chiarissimo De la Ghiajc di Napoli, lo trovai con sorpresa in esse figurato e descrit- to, come un nuovo genere de' suoi polipari sarcodemici. Lo denomina egli Imperata, collocandolo vicino alle Anthe- lie, recedendo cosi dall'opinione precedenteraente emessa, che fosse un Tunkato Policlino. Ecco quanto scrive su di esso questo benemerito au- tore: » L'alcionio foraminoso, solamente figurato dall'im- jj mortale noslro concittadino F. Imperato, fu riferito dallo » Gmelin alia Sp. nodosa, e dal Lamark alia spugna arbore- >•> scente, indigena del mare di America; dubito assai che ;> non siansi riunite due specie diverse. Cavolini in verita, » che prima di me lo raccolse nel nostro cratere, l'accenna ?? col nome datogli dallTmperato, senza tener conto della ii sinonimia del commentatore di Linneo. » Fin dal 4825 nelle mie Memorie sugli Animali senza « vertebrej vol. II p. 274 e vol. Ill p. 89, io esitai di collo- >■> carlo fra gli alcioni e le spugne, sia per la diversa natura » del tessuto, sia per gli attributi vitali e sia per qualche j' rassomiglianza co* Policlini. Ora do maggiore conferma « allc mie idee, e lo tengo per nuovo genere di Polipnjo ca- 33 ratterizzato come segue. Corpo carnoso, raraificato in ogni >■> strozzamento con ellittica apertura, fornito di spigoli aci- » colari, polipi solitarii rari, muniti di gambetto che sostie- J3 ne un calice allungato con otto solchi lobati, da cui esce il 3> polipo con bocca ccntrale ciliata, cinta da otto lacinie » scmplici. VI. 35 — 274 — j> — hnperata foraminosa (Imp. nodosa. Dcla Chia- n je). — E comunissima nclle pcrtinenzc di Posilipo ed a » seconda dcllc profondita del marc, presenta forme divcr- « se. Di fatto, quando i marinai la slrappano da macigni » appena sommersi, e di poco tempo, vedesi corta, rcniforme » alquanto convessa, levigatissima, di color fosco c carnicino >•> con dermiche ramificuzioni stellato-dendroidee. Nel suo >■> arco minore apresi per lo piu un canalc largo quanto il >-> canncllo di una piuma d'ocu che tragitta dentro la sua n sostanza, ove manda de'rami verso la perifcria. La intcr- :■> na sua massa ramificata , spesse volte acquistando ba- » stantc dimensione, componesi di molti pezzi successiva- » mente ristretti e sviluppati. Mercato ben a proposito la j' paragona alia radice d'iride. Risulta da tcssuto corticale " duro, contrattile, e da polpa centrale gialla, irrorata da •' sicro granoso, poco porosa, quasiclic cartilaginea. Tagliata » sparge odorc graveolento e nauscoso. E cibo predilctto 5? de' Vleurobranchi c del Pleurobranchido. I marinai la » chiamano Rocfnone di mare. I poli petti n'escono da' soli 35 margini della faccia inferiore attaccata agli scogli su'quali « rcsta sdraiata: ecco la difficolta di poterli osservare. Pel 55 loro abito esterno sono abpianto diversi da quelli delle » hobularic ; mi parvero privi di denti laterali nclle otto >■> lacinic, avevano lo stomaco ; ne cavitA distinsi tra l'in- 35 terno del loro corpo, il rispettivo gambclto e la sostanza 35 del polipaio di cui lanno parte. » Confrontato quello chc osservo il De la Chiajesti que- sto marino prodotto con quanto esposi con maggiori dct- tagli anatomici relativatnentc ad csso, vedesi consistere 1'es- scnziale difFerenza in cio che quell' autore ammctte esistervi de'polipi che io non seppi rinvenirc, mentrc trovai nel suo tcssuto corticale aghetti silicei de' quali egli non fa cenno, — 275 — lo che implica necessariamente disparity di opinione cir- ca alia classe cui debbasi il medesimo ascrivere. Rispcttando io sempre le osservazioni dell'illustre JXa- poletano, devo dichiarare che non m'appariscono esse abba- stanza concludenti per diminuire di valore le ragioni, che mi fecero concludere trattarsi nel caso nostro di tin vero spon- giale, essendoche la presenza degli aghetti silicei e tin fatto irrevocabile e coslante, che pud sempre verificarsi; mentre, se non puo mettersi in contingenza quella de'piccoli polipi, osservati dalle- stesso loro scopritore una sola volta ed in cosi piccolo numero da non permettcrne completa ed esal- ta la descrizionc, e lecilo almeno muovere i! dubbio se fos- sero accidentalmentc aderenti a quel marino prodolto, piut- tostoche costruttori di esso. Anche il celebre luglese Grant descrisse, col nome di Cliona, animaletli creduli perforatori de'sassi e dellecon- chiglie, e produttori della sostanza spongiale da me nomi- nata Vioa, i quali si riconobbero poscia parassiti di essa. E chi puo sottrarsi a simili abbagli?Ad ogni maniera, per quanto difficile mi fosse cornbinare le caratterisliche del- l'essere, che fu soggetto del mio dire, con quelle proprie delle prodtizioui polipariche, cederei sempre ad un fatto bene avvertitoj e percio eccito i Naturalisti, che ne hanno il mezzo, a far nuove indagini in proposito , come faro io pure quando mi si presentera roccasione. Espone il De la Chiaje doversi riferire un tale prodot- to marino all'alcionio foraminoso dell'Imperato, ed essere la specie stessa, sulla quale Cavolini fece esperienze. Anche su questo avrei a spargere qualche dubbio, se non sentissi trattenermi dall'autorita valevole di un patriotta dei due accennati celebri autori, trovando piu probabile che l'lmpe- rato figurasse altra specie di spongiale a tessuto piu solido, — 276 — qual sarebbe la mia Reniera dura, che nc prcscnta spcsso la forma, la spczzatura c la disposiziono dc' fori. In que- sto parerc mi conferraerebbe quanto scrive il Cavoltoi aver osscrvato circa la rigcncrazione dclla sostanza di un tal es- scrc, che nomina sempre come una spugna. Ad ogni modo sara vero merito del De la Chiaje di aver parlato per primo di questa singolare produzionejna- rina, di averle dato un nome, e di aver fornita ottima figura di una dellc forme die prcsenta ed altre notizie re- lative. Dictro di cbc avrci ceduto ben giustamenle al diritto di anleriorita, preferendo il vocabolo Imperaia alia voce Chondrosta da me proposta per designarlo, so non fosse quello gia adopcrato in botanica per indicare un gencrc di Graminaccc. Mi si potrebbc forse soggiungere, cssere pure di botanica spettanza le voci Chondrosium e Chondrosca, ma parmi cbe, se non e molto lodevole nel medesimo regno far uso di una voce distinta da un'altra solo per desinen- za, cio possa esscr tollerabile trattandosi di regno divcrso. Userci la voce foraminosa per distinguere una tale specie, se non fosse dubbioso traltarsi dcll'alcione forami- noso dell' Impcrato ; prefcrisco quindi l'epiteto reniformis, poiche piu prossimo al nome volgare di essa. Ma, la si prenda su tal proposito come piu piace, non fu pel rcstante ad altro dirctto il mio dire che a pura ricer- ca di verita. II M. E. dott. Natnias espone alcune osser- vazioni sopra i buoni efTelti ch' ebbe la rlvaccinazio- ne a frenare la presente epidemia di vaiuolo. Questa cpidemia sembra vicina al suo fine. — 277 — vaiuoli vaiuoloidi varicelle Tn gennaio vi furono 19 80 9 n, febbraio i3 28 i/\ 3a 108 2,3 Di questi. i63, morirono soli i3 ; gli altri gua- rirono o sono vicini a guarire. Dei 1 3, nove moriro- no sui 3a vaiuoli, quattro sui 108 vaiuoloidi. I casi, separati secondo le eta, confermarono le deduzioni esposte all' Istituto nelf altra comunicazio- ne. L' utilita della rivaccinazione venne sempre piu dimostrata. Crede il dott. Narnias di aver operato proficuamente a frenare 1' epidemia, persuadendo roolti de' suoi concittadini a rivaccinarsi. Tuttavia la guerra contro la rivaccinazione e la stessa vaccinazio- ne si continuo da alcuni, che hanno voce autorevole sui popolo. Uno di questi pubblicamente narrava che un bambino di sei anni, regolarmente vaccinato, stava in ospedale vicino a raorte per vero vaiuolo. Era invece preso da mite vaiuoloide, e il padre assicuro cbe non era mai stato vaccinato. Di ci6 si conserva il documento dal dott. Namias. Ora gli resta solo ad aggiungere qualche osservazione rispetto alia morta- lity del vaiuolo, la quale in questi due mesi avvenne nel modo seguente. De 1 nove morti di vaiuolo, 5 era- no bambini tra uno e dieci anni, nessuno tra i die- ci e i venti, n tra i venti e i trenta, uno tra i trenta — 278 — e i quaranta, uno di oltre quaranta. La massima mor- tality fu dunque nella prima eta, in bambini che non erano stati vaccinati. La vaccinazione, se non valse a impedire lo sviluppamento di qualche caso tra i died e i veuti anni, ne scemo per altro 1' efficacia a segno che non si avesse alcun niorto. La facolta preserva- Irice del vaccino diminuisce nel corso degli anni e quindi si veggono a morti tra i venti e i trenta, i Ira i trenta e i quaranta, i oltre i quaranta. E vero che dopo i trenta scema ne' corpi la disposizione a contrarre il vaiuolo, ma non quella di contrarlo leta- le. Contratto che sia, il pericolo e in ragione della lonta- nanza dall'epoca dell'innesto vaccino. Cio ha egli osser- vato parimente nelle rivaccinazioni. Dopo i trent'anui queste si mostravano efficaci sopra un minor numero d'individui ; ma ne'casi in cui si sviluppavano le pu- stole vacciuiche, avevano i piu pronunciati caralteri del vero vaccino, erano accompagnate da intensa rea- zione, come, e piu forse della prima eta. In cio pure vide vaiuolo e vaccino seguire la stessa legge ne' corpi umani. Ne vi ha ragione di pretendcre dal vacciuo un' immunita a contrarre il vaiuolo, maggiore di quella che la raalattia vaiuolosa lascia a contrarla nuo- vamente. In due vaiuolosi da lui curati, uno de'quali mori, oltre la vaccinazione, era preceduto da alcuni anni un vaiuoloide che lascio in ambedue cospicue vestigia alia faccia. Due ammalati di varicella di oltre — 279 — 4o anni avevano avuto il vaiuolo nella prima eta. Conclude il dott. Naraias che non ostante queste ec- cezioni, che seguono pei vaccinati, come per quelli che furono presi da vaiuolo, si estirpera 1' epidemia di esso e se ue impedira la riproduzione, se le rivaccina- zioni si estenderanno quanto e richiesto dalle espo- ste osservazioui. II Segretario Pasini rende conto delle perfora- zioni artesiane intraprese in Venezia nei campi di s. Maria Formosa, di s. Polo e di s. Stefano. In s. Maria Formosa la perforazione e giunta a soli 1 3a metri di profondita. Si e ancora in mezzo ai depositi fluviatili di sabbie alternanti con argille, ed il lavoro e reso assai lento e difficile dal continuo rimontar delle sabbie entro il tubo. In campo a s. Polo si ha limitato la perforazione a 6o metri, per avvantaggiarsi del velo d' acqua che in s. Maria Formosa zampillava da quella profondita ad alcuni metri sopra il suolo. Di fatto, attraversati gli stessi depositi di sabbia e di argilla, e gli stessi veli d'ac- qua come nel primo pozzo, si trovo verso i Go metri uno strato acquifero che zampilla a piu di 3 metri sopra la superficie del campo, e che, a i m ,2o di al- tezza, somministra i3o a i5o litri di acqua al minu- to. Insierae all' acqua esce gas idrogeno carbonato, — 280 — ed in tal copia che alimcntcrebbe quattro delle co- muni lampade a gas. La canna stabile per la salita dell' acqua sara posta iu breve. Allora si potra e niisurarne esatta- mente la quantita, che senza dubbio dee farsi mag- giore, e proferire un adequate giudizio sulle sue qua- lila. Tutto induce ora a credere che si debba avere da queslo zampillo una buona acqua potabile. Nel campo di s. Slefano la perforazione e appe- na cominciata. Si calcola di termiuare il lavoro in due mesi, e di otteuere la pure quell' acqua dolce, che due Irafori, faiti alia distanza di 900 metri, ban gia dimostrato csistere solto tutta la citta di Venezia, e sotto una gran parte delle Lagune. II M. E. prof. Cortese legge la seguente memoi-ia: Sopra un miovo metodo di risegamento delle ossa, e sui felici risultamenti con esso metodo ottenuti^ Del dott. Francesco Marzolo. Se T eucrgica chirurgia operatrice vale sovente a re- dimere numerose vittime dalla morte, egli e pur mesticri confessare come ad essa soltanto quasi ad cstrema ancora di salvezza si debba ricorrere. Glispasimidel paziente, !emu- tila/ioni residue, i pericoli dell' atto operativo, le fasi della reazione successiva staono ad appoggio di questa sentenza. Egli e percio che il merito precipuo del chirurgo non cou- — 281 — siste gia ncll' cseguire e moltiplicare le cruente operazioni, ma nell' evitarle piuttosto, ogni qaal volta da mezzi raeno crudeli possano essere sostituite. Glie se la verita dell'asser- zione in ogni caso cbiaramente apparisce senza la piu pic- cola dimostrazione, tanto piu riesce evidente in quelle cir- costanze in cui 1' opera chirurgica non possa condursi a compimento senza la mutilazione dell' infermo. La mancan- za di un arto e tale privazione per la consociata deformita, per il difetto di alcune funzioni, per 1' impaccio nell' eser- cizio di alcune ultre, da rendere nnn di rado incresciosa la stessa esistenza. Ond'e die il chirurgo, umano e prudente, a malincuore e peritoso a tale operazione si accinge, men- tre confidente e securo intraj)rende quegli atti die riparano alia mancanza di organici tessuti, o da cui la forma e le fun- zioni vengono redintegrate, come nelle operazioni d' orga- nico innesto o negli ortopedici maneggi. Se poi la perversa natura di una degenerazione devastatrice, ad ogni piu mite trattamento ribelle, o la maligna influenza d' un morboso prodotto sopra Punivcrsale economia costringono alia estre- marisorsa della demolizione di un membro, allora nulla piu vagheggia il cliirurgo die rimuovere per il minor tratto pos- sible gli organici tessuti, e rendere meno seusibile e inco- moda la superstite mutilazione. II maggiore progresso della cbirurgia sotto qnesto aspetto venne segnato dalla dottrina dci risegamenti delle ossa; die, ad onta delle molteplici op- posizioni e dei casi eccezionali, die pur devonsi ammettere in ogni specie d' impresa, questa opinione espressa da Saba- ticr resta tuttora abbracciata da tutti coloro die pesino ed apprezzino giustamente la prevalenza della conscrvazione di un arto, talora anche illeso nelle sue funzioni, in con- front) della perdita incparabile dello stesso. Ijencbe si riscontrino alcune tracce di risegamenti nei VI. 36 — 282 — piu antichi trattatisti, c specialmente nelPottavo libro di A. C. (also, dove con questi dctti si esprime: quod totum vitio- sutn, latum eximtndum est, si inferior purs integra est, eatenus quod corruption est excidi debet, item sive capi- tis, sive pectoris as, sive costa cariosa est, inutilis sec/io est el excidi necessitas est , pure il generale precetto e 1' iso- late pratica in alcuni casi spcciali non furono ridotti ad un enrpo di dottrina, talc da arricchire il dominio dell' arte, se non che verso la meta del secolo scorso, in seguito dell'inge- guoso ardimento del chirargo inglcsc White, clie seppe coi ragionamenti e col fatto vittoriosamente combattere le con- troversie numerose dei pratici, nemici al nuovo processo operativo. La sagace intraprendenza di White attacco non solo Ic cstremita articolari, ma si anche la dialisi delle ossa; e i chi- rurghi contemporanei e posteriori a quel primo passo ri- sposero ricalcando con animoso zelo 1' orma battuta, in mo- do da non lasciare, per cosi dire, intentato qucsto mezzo di efllcace opera chirurgica in alcun osso, c da rendere sicuri cd universali i dettati pratici nei casi affini, che potessero indicare il coraggioso imprendimento. I lavori di Vigaroux, di David, di Bent, di Moreau, di Parck, di Percy, di Lar- rey, di Graefe, di Guthrie, di Syme, di Textor, di Jaeger e d'altri molti, contrihuirono efficacemente al perfezionamen- to di questa partita di chirurgia operatrice, e a stabilirne alcune regole fisse. L'opcrazione, che da prima tentavasi allora soltanto che doveansi eombattere alcune lesioni trau- matiche o le conseguenze delle stessc, come le fratture com- plicate, le pscudo-artrosi o i calli deformi, si rivolse anche contro alcune malatlie organiche delle ossa, ed in ispecie contro la caric, le necrosi, 1' osteosarcoma c varii lumori osteogeni. — 283 r-- I risultamcnti divcrsi chc si ottennero, a scconda del vario osso riscgato, a scconda degl'individui infermi c del proccsso adottato nei casi speciali, lasciarono differcnti spe- ranze nci pratici e raaotennero in molti la diffidenza el'in- credulita intorno all'cfficacia di questo metodo operative Ma le statisticlie risguardanti questo argomento, die furono diligentcmente rcdatte da molti studiosi di chirurgia, c quel- la in ispecie che Jaeger raccolse e fu commessa al Manuale chirurgico di Rust, ammessc lc debite eccezioni, non fanno esitare i chirurgi ad accogliere con aninio volonteroso l'o- perazione in discorso, ogni qual volta la indicazione oppor- tuna se ne presenti. Un vero acquisto per la dottrina dei risegamenti si fu l'applicazione che ne fece nel 4812 Dupuytren ai mor- l)i altriinenti insanabili della mascella inferiore. Molti in- fermi, dannati da prima a trangugiare a lenti sorsi la mor- te, furono per mezzo di questa operazione redenti. La mo- derata rcazione, che lien dietro ordinariamente alle lesioni della faccia. corono nel maggior numero de'easi di felicis- simo csito le demolizioni della mascella inferiore, ed ac- crehbe il pregio della pralica intrapresa. Se non che le e- stese ferite delle parti molli chc praticavansi per l'esecu- zione del risegamento di quest' osso, talora la incompleta o deficiente adesione, la deforme cicatrice, le fistole salivali residue, la difficolta di riparazione al rimosso tessuto, la emorragia perlinace che seguiva il taglio dei tegumenti, co- stituivano altrcttante impcrfezioni disgustose di questo ar- dito e felice proccsso. A tali troppo sensibili difetti riparo con nuovo metodo operativo il lagrimato mio maestro prof. Signoroni, cseguendo con taglio affatto intrabuccale non solo le parziali esportazioni della mascella inferiore ammor- bata, ma anche la sua completa disarticolazione. La deseri- — 284 - zionc del proccsso operativo e i risultati ottcnuti dallo stes- so furono fatti di pubblico diritto (i ) per opera dclla stampa, ed un operato di complcta demolizione di qucsto osso col raetodo indicato prescntossi il giorno 27 scttembre dell' anno 1842 alia sczione chirurgica del quarto congresso degli Scienziati italiani ia Padova; c ne riscosse I'intrcpido e intraprendente operatore le piu confortanti dimostrazioni di compiacenza,
  • — Del proresso operativo impiegato nell'eseguire I'estirpazione totale (1 ell a inaseella infeiiore, lettera del prof. Dartolomeo Signoroni, tratta dagli Annali universal'! di medicina. — Milano 1 844- {••' Atli della /j.i Riunione degli Scienziati italiani. Adunanza del 27 set- : 1 1 a sottosezione
  • i i8'|5. — Chirnrgie Resectionen von doct. Beger in Dresden. — 285 — zione organica fra 1c due operazioni in rliscorso, io aggiun- gero la succinta storia di alcuni risegamenti della mascella, ch' ebbi ad eseguire. I. Nel mese di gcnnaio del 1845, nientre il chiarissimo prof. Cortese occnpava la doppia caltedra di anatomia e di chirurgia pratica nell'Universita di Padova, ed io aveva la fortuna di approfittare dei di lui saggi insegnamenti come assistente alia clinica chirurgica, vi si accolse Maria Favero Petteno di Treviso, da parecchi anni malata di esostosi eburnea al lato destro della mascella inferiore con carie progressiva ed incipiente degenerazione osteo-sarcomatosa. La inferma di anni 52, dotata di temperamento sanguigno, di buona coslitvixione corporea, prescntavasi immune da qualunque altro morbo, eccettuato il riferito tumore, che, avendo resislito a tutti i piu logici, insistenti e svariati me- todi curativi, e mostrando un'indole maligna ed un pro- gresso di pericolosa influenza, non permetteva di appigliarsi ad alcun altro partito se non che al risegamento della por- zione d' osso investita dalla malattia. L'animatrice condi- scendenza del sullodato diretlore della clinica cbirurgica voile a me afTidata 1'operazione, ed io, sorretto da cosi valido appoggio di mano e di consiglio, mi accinsi al risegamento da eseguirsi col metodo intrabuccale secondo 1' invenzione del prof. Signoroni. La lesione dell' osso cominciava in corrispondcnza del dente canino del lato destro, ed csten- devasi dalla stessa parte sulla branca ascendente della ma- scella verso T origine del suo terzo di mezzo. I tcssuti molli erano illcsi, se non che un piccolo foro alia rcgione del bordo mascellarc inferiore presso la meta della branca de- stra, continuato con un breve seno fistoloso, conduceva lo specillo csploratore Delia cavita centrale dell'osso cariosa. Piimosso il dente canino e il prossimo molare, che segnava- - 286 — no il limite delta lesionc, adoperando lo scarpcllino scarni- ficatore, dcscritlo nellc Mcinoric di Signoroni sopra citato, slaccai i tessuti molli dalla faccia esteroa dclla mascella, per tutto il tratto occupato dal morbo, c servendomi dcllo stcsso struincnto, ho ripetuto qucsto distacco nella faccia interna dell'osso, riservandomi quindi per ultimo l'isolacoento del boiilo inferiore, che, riuscendo a mio parere difficile con uno strumeato retto, fu da me praticato con uno scalpelli- no a bella posta costruito, e che dal suo aspetto denominai scalpellino falcato ( fig. A ). Una robusta lama in for- ma di falce, tagliente nella sua faccia concava, si appoggia ad angolo rctto atl una breve ripiegatura dell'asta che ne limita il manico. La lama tagliente sporge dal deslro o dal sinistro lato del sostcgnometallico, a cui si attacca a scconda della regione della mascella che deve isolarsi, cosi che ncl- l'apparecchio due di questi scalpellini devono trovarsi, per sodilisfare alia indicazione del risegamento dell' uno o del- 1'altro braccio della branca trasversalc della mascella. L'im- piego di tpicsto strumento riescc facilissimo, perche, isolati i tessuti molli dall'osso sulla sua faccia interna ed esterna, basta spingerc la lama, dall'esterno all'intcrno, al di la del punto ove tormina la lesione dell'osso da esportarsi, e, fa- cenJone scorrere la punta al di sotto del bordo inferiore, stirare il tagliente dalla parte posteriore verso Panteriore contro il proprio petto, strisciando sul margine ossco , per ottenere un sollecito e regolare distacco, cosi che 1' osso che si rimuove scmbri preparato dal raschiatoio di un ana- tomico. Questo completo isolamento e di grande irnpor- tanza per la riparazione al tcssuto rimosso mediante un'af- fine deposizione inodulare. Compito (juesto tempo della opc- razione, applicata la cesoja a becco di gru alia regione del rimosso denle canino, con un solo colpo pote recidersi la — 287 — branca mascellare che nc fu compresa dalle lame; restava la continuita del tumore da esportarsi colla branca ascen- dentc delta mascella, e per questo momento ricorsi alia ce- soja a becco di pappagallo, che, prcsentando le lame piuttosto corte in confronto dell'osso che doveano recidere, non po- te interromperne la continuita che dopo ripetuta applicazio- ne, e determinando la formazione di qualche scbeggia. Estrat- to per la naturale apertura della bocca il frammento risegato, non si osservo alcuna emorragia , I'acqua ghiacciata fu il solo mezzo emostattico posto in uso, e qualche insulto con- vulsivo il solo accidentc che tenne dietro all'operazione. La branca trasvcrsale del lato sinistro si sposto alquanto, portandosi un poco internamente verso il margine inferiore ed al lato destro, ma questa deformita a poco a poco qua- si completamente si tolse. La reazione successiva fu mo- dcratissima, cosi che, tolti gli ordinarii ripercussivi locali nei primi giorni applicati, e dappoi il cataplasma ammol- liente e qualche eccoprotico per uso interno, nulla piu si dovette adoperare. La leggiera febbre di reazione era gia afl'atto ceduta il seltimo giorno dalla operazione. 11 seno fistoloso, che prcesisteva nei molli tessuti, spontaneamente si obliterava dopo dieci giorni ; una sostanza fibro-carti- laginea, ognora piu densa, occupava per progressivo trasu- damento lo spazio iuterposto ai superstiti frammenti; il moto dcila mascella veniva pcrfettamente restituito, e li- bera e forte concedevasi la masticazione sul lato sano ; (juando in capo a due mesi dall'operazione, l'infermasi dimetteva dalla Clinica perlettamente risanata. Esaminatala dopo un anno, quel tessuto di nuova deposizione, che si frappose ai frammenti, avea gia acquistata tale solidita e resistenza ossea da prcstarsi sufficientemente alia masti- cazione, come la mascella di uno sdentato. - 288 — II. Ail una impresa d'csito cosi pienamente (ortunato un'altra d' incomplcto risultamento dcggio contrapporne, perche questo con Iron to fara cbiaramcnle risaltare la cc- cellenza della operazione esegnita con taglio intrabuccale. Molini Antonio <. 1 i Fpllina, ili anni 59, di temperamento ma- linconico, di abito scrof'oloso, in seguito ili ripetute affeziooi reumatiche, ebbe ad incontrare una carie assai cstesa alia raascella inferiore dal lato destro, accompagoata da seni fi- stolosi, infiltramenti di marcia nci tessuti molli, ipertrofia della parotide nel suo tratto inferiore, esulcerazioni ed abbeverarnenti dellc labbra. La malattia fino dal suo prin- cipio venne combattutu con energica cura, c la scbiera tut- ta, pud dirsi, dcgl' indicati farmachi fu tratta in uso senza alcun arrcsto ncl proccsso devastators ognora progredien- te con ispaventcvole rapidita, pertinacia, diffusione e per- versa influenza sulla universale ecunoniia. Esaminai l'in- fermo nel mese di giugno iSiG, e riscontrai una conside- revole gonfiezza in tutto il lato destro della faccia, parte dipendente da semplice cderaazia, parte da lussureggiante vegctazione, parte da marciosa raccolta e da turgore flogi- stico; il labbro superiore, corroso da estesa ulcera di fondo impuro, lardacco, e considerevolmente tuinido; P inferiore gonfio, ma non esulcerato; la guancia corrispondente a dis- misura cresciuta nel volume e specialmente nell'inferiore appendicc della parotide, ovc osservavasi una ipertrofia di aspetto fungoso. II lato destro del mento quasi cribrato da un agglomeramento di aperture listolose geraenti marcia, che conducevano con caminino piu o meno tortuoso all'os- so scabro, dcniulato, carioso, vacillante cd intcrrotto nella sua continuity. L'inutilita dei tnezzi terapcutico-chirurgici da prima impicgati, I'estensione, la gravezza c l'indole del gaasto organico [>rcsente, le gravi moleslie derivanti c i — 289 — pcricoli minacciati mi condussero a consigliare il risega- mento della parte malata e della sospettadi malattia, accom- pagnato dall'cscisionc dci tessuti molli prevalentcmente al- terati. Ma le lesioni dci tegumenti, la raorbosa vcgetazione dclla parotide e dellc parti contigue toglievano la possibi- lity e I'indicazione del processo sotto-cutaneo, per cui do- vetti, mio malgrado, eseguire l'operazione secondo gli an- tichi dettati. Io condussi una incisione sui tegumenti dal- 1' angolo destro della mascella al corrispondente della boc- ca, la estesi da quel punto fino alia fossetta del mento, di- sccsi quindi al porno d'Adamo, e dirigcndo verso la parte supcriorc il tagliente, ritornai all'angolo della bocca, a cui nel primo taglio era giunto lo scalpello: cosi compresi le aperture ulcerose della regione menlale in un triangolo, die presentava come punti estremi I'angolo destro della bocca, la fossetta del mento e il margine superiore e centrale della laringe. Staccai quindi Pintegumento comune dall'angolo masccllare al porno d'Adamo, formando cosi un lembo at- taccato alia parte sana da una linea, distcsa dall'uno sino al- l'altro dei due punti teste accennati. Sollevai pure la pelle che copriva la parte superiore della guancia, cscisi il corno inf'eriore della parotide, allarmato dal suo incremento d' in- dole almeno sospetta, staccai il tratto corrispondente della mascella dai tessuti molli nella sua faccia interna, e quindi recisi I'osso colla ccsoja a becco di pappagallo alia regione piu alta della branca ascendente, cioe all'originc del con- dilo, e colla sega a catena di Aitken alia meta della branca trasversale. La prima sezione offriva qualchc scheggia, la seconda era liscia, pulita c Icvigatissima. Una insistcnte emorragia mi condusse alia legatura d' iunumerevoli vasel- lini, il cui lumc crasi morbosaraente accrcsciuto. Applicato il bagno freddo, dilTerii, secondo il consiglio di Dupuytrcn, VI. 3; — 2!)0 — la unione del labbri della praticata ferita, chc ottenni dopo qualche ora racdiante tin puuto di cucitura nodosa, chc mi congiunse I'angolo saliente del lembo cutanco conserva- to , e che da prima corrispondeva all'unione delle lab- bra, all'angolo rientrante formato alia fossctta mcntoniera, cd altro punto di sutura nodosa chc attacco la porzione li- bera, conservata del labbro inferiore alia linca superiore cd interna del suddetto lembo cutanco-, congiungendo da poi colla piu diligente cucitura attortigliata lc facce corrispon- dcnti della residua soluzionc di continuity. La reazionc suc- cessiva non fu molto gagliarda, il lembo labiate si attacco al corrispondente tessuto innestalo per prima intenzionc, pro- ccsso che servi pure all'adesionc della linea verticale nclla regionc mediana del mento e del collo, eccettuata la pro- vincia inferiore, ch'io lasciai esprcssamente divisa per pro- curare nn libero scolo alia marcia, e che si congiunse coin- pletamente quando questo scolo si sospese. Ma, ad onta di tutte lc cautele impiegate, non fu possibile di giungere al- l'adesionc dei bordi della ferita trasversale nella sua pro- vincia anteriore, che, superati tutti i fenomeni di locale e generate rcazione, cd ottenuta la cicatrizzazione, si mantenne un'interruzione di continuo a bordi perfettamente aderenti coi tcssuli sottostanti e rovesciati all'interno, che prolunga in senso trasversale di circa un pollice e mezzo l'apcrtura della bocca. Tcntai piu tardi la cruentazione dei margini, il distacco dei lembi, la nuova cucitura, ma indarno. Sara d'uopo per riparare alia considerevole deformita di tentare un'operazione di anaplastica col ractodo italiano o con quel- lo dei Bramini. Del rcsto, raoderati i fenomeni flogistici suc- cessivi coi mezzi ordinarii, una interna cura coll' idroclo- rato di barite corrcssc di molto 1' universale impasto, e i baeni locali col cloruro di calec vinscro lc csulccrazioui — 291 — persistenti nel labbro superiore, che fa conservato. Ma I'a- spetto deU'operato e tutt' altro che soddisfacente : oltre Ie cicatrici residue all'ottenuta adcsionc, si riscontra pro- luogata l'apertura della bocca per < j u a s i un pollice c mezzo dal lato destro, c questo prolungamento con margini rove- sciati lascia una considerevolc distanza fra l'uno e l'altro bordo, per cui i molari superiori e il lato eorrispondeote della lingua e della cavita della bocca appariscono, il cibo e la bevanda facilmente per (piella parte rigurgitano, e v"ha pure continuo stilliciilio di saliva, mcntre inoltre il moto della mascella del lato illeso e mal sicuro per la poca com- pattezza della deposizione fibrosa che occupo il tratto dove si esegui I'esportazione ; disgustose reliquie dell' atto ope- rativo, che dipendono in vero in gran parte dalla cattiva costituzione deU'operato, ma che in ogni caso si sarebbero evitate colla demolizione intrabuccale ; conseguenze che appena veogono compensate dal conforto di aver libera to l'infermo dai pericoli di un inorbo dcvastalore e dalle gra- vissime sofferenze che I'banno accompagnato. III. Ben diversa fu la sorteepiii confortante I'esito del- l' operazione di risegamento della mascella che io praticai il giorno 12 dicembre 1 8 46 sopra Domenico Gambin di Mosnigo nella provincia di Treviso. Iudividuo di tem- peramento nervoso, di lodevole costituzione di corpo, al- l'eta di circa quaranta anni , da meglio di tpiindici me- si presentava un tumore osteosarcomatoso alia mascella inferiore nel lato sinistro, che, ollrendo ragguardevo- le sviluppo negli ultimi tempi c destanJo sensibili inco- modi, lo determine* a chiedere V opera mia per csser- ne liberato. Allorche io lo esaminai, il tumore dell' indole gia ricordata cominciava aU'ultiino molare sinistro, e giun- geva al cauino destro inclusivamente, sporgendo cosi alia — 292 — regione anteriore del mento cd alia guancia da renderc de- forme I'ammalato. Dopo breve cura preparatoria, alia pre- seoza di parecchi illustri collcgbi, sottoposi il Gambia alia operazione cbe bo eseguito col scgucntc processo. Estrassi il dente molarc c il canino cbe limitavano il confine del mor- bo, staccai la faccia anteriore del tumore con itilta cautc- la dai tegumenti, e la posteriore dai tessuti molli, riservan* do pern I'isolamento della regione coneava del mento al- lultimo tempo dell'operazione, per difTerire per quanto fos- se possihile la temibile retrazione della lingua ; applicai la cesoia a becco di gru in relatione al dente canino, ma sicco- me l'altczza dell'osso superava quella della lama tagliente, non ottenni cbe una irregolaresezionecon unascheggia infe- riore della lungbezza di circa quattro linee; tentai l'applica- zionc della stessa cesoia al dente molare, facendo retrarre con uncini ottusi all'csterno l'apertura della bocca, ma non potei giungere fino a quel punto lontano; diedi di pi- glio alia cesoia a becco di pappagallo col pensiero di reci- dere obbliquamente la mascella dall' ultimo dente molare verso il suo angolo inferiore, ma fu sventato il mio pro- poslo dalla lungbezza della linea cbe dovea segnare col mio taglio, afTalto sproporzionata in confronto della limitata cstensione dcllc lame scindenti. Abbandonai percio il pro- getto d'impiegare le cesoie, e ricorsi alia sega a catena, ma invano tentai coi mezzi ordinarii \\\ passarla sotto il bordo inferiore della mascella senza lesioue dei tessuti molli ; i miei sforzi, per la forma particolare del tumore, special- menle sporgente verso la regione posteriore, e per la lon- tananza del sito dove dovea la sega applicarsi, riuscivano infruttuosi: cost per non prolungare indeterminatamente l'alto operativo, forse senza potcr raggiungere lo scopo prefissomi, mi adattai ad abbracciarc una variantc nel pro- — 295 — cesso originario di dcmolizione intrabuccale, e percio, pra- ticato un taglio nei tessuti molli lungo mezzo pollicc in cor- rispondenza dell' angolo posteriore della mascella, condus- si per opera di uno specillo crunato e di un nastrino la sega a catena nella cavita della bocca a ridosso della brap- ca trasversale della mascella sul lato suo esterno; ripiegai questo stni iiicnio articolato cosi da formare un'ansa sul bordo superiore dell'osso da cscidcrsi, e ne ricondussi la cstremila all'esterno, passando per lo stesso foro d'ingresso, dopo essersi adagiato sulla faccia interna della branca tras- versale. Avendo cosi abbracciato 1' osso colla sega , con brevissiini tratti lo recisi. ed ottenni un risegamento af« fatto regolare. Tolsi gli attacclii anteriori dei muscoli genio- glossi, ed esportai per la cavita della bocca colla tenaglia distraente di Signoroni il voluminoso tumore della circon- ferenza di 6 pollici e 4 linee nell'altezza, ed 8 pollici e 6 linee nella lunghezza. La lingua era allora trattenuta da un assistente col ferma-labbro di Ceinl, e, per impedire il suc- cessivo minacciato rovesciamento e le gravi conseguenze, la fissai all'esterno passandovi un filo per il corpo presso al frenulo, secondo il mctodo di Delpech. Tolsi quindi la scbeggia residua alia sezione praticata colla cesoia. La le- gatura dell'arteria miloioidea ed il tamponamento i'atto col- la cera rammollita della dentale inferiore, uniti ai bagni freddij sospesero l'eniorragia. L'operazione fu lunga e dif- ficile, e interrotta da tre gravi lipotimie die attaccarono l'inferrno; dopo l'esecozione del risegamento il malato ne fu afflitto pertinacementcjefucolto da spaventevoli convul- sioni. Tuttiqucsti allarmanti epigenomcni scomparvero col- V uso del rum, e sotto le aspersioni fredde. La febbre di reazione non poteva essere piu mite, comparve dopo 56 ore; si fece piu gagliarda il giorno successivo, ed indussc a — 294 — praticare un satasso. Del rcsto ncssuna altra cura si richie- sc fuorche qualche eccoprotico. La deglutizione resto per alcuni giorni difficile, il nastro clie assicurava la lingua si rimosse il quarto giorno. La suppurazione locale al terzo ebbe principio, c duro sino aldecimo. Allora si chiusedase la piccola ferita praticata nci tegumenti, e si tento di riparare alia deformity che era presente, per il considerevole sposta- mento della branca trasversale destra verso la regione infe- riore interna e posteriore, tenendola avvicinata al tratto cor- risjiondente di mascella superiore per opera di un filo di fcr- ro, chc si adopero per congiungere gli opposti primi raola- ri dell'osso mascellare superiore ed inferlore. Si abbandono I'impiego degli ammollienti, sostituiti al cominciamento del processo suppurativo ai bagni freddi, e si aggiunse una fa- sciatura a capeslro doppio per mantcnere nicglio in opposi- zione i frammenti mascellari superstiti. A poco a poco si riem- pi il vano esistente per I'ordinaria deposizione fibrosa ogni giorno piu solida, i movimenti si concessero liberaniente, fu ripristinala la masticazione sul lato sano, c solo rimase una leggiera depressione in corrispondenza dell'angolo della boc- ca, uno spostamento appena sensibile della mascella residua all'intcrno, spostamento clie si toglie eompletamente sotto la masticazione, ed una non disdicevole sporgenza dal mento. L'operato dopo 22 giorni dalla praticata demolizione, era dimesso risanato perfettaraente. L'osservai dopo tie mesi, e vidi a poco a poco decrescere le piccole mende superstiti, e cancellarsi quindi quasi alTatto ogni deformita; auincntar- si lasolidita del nuovo prodotto, cominciando dai frammenti conservali verso il centro, e mantenersi e prosperare in lui la salute piu fiorente. Se si richiamino alia meinoria i discapiti della espor- tazione della mascella con taglio esterno, gia superiormente — 295 — enunciati, e la mancanza di questi nell'operazione sotto- cutanea, c sc si raffronti il diverso andamento e risultato finale dei due difFerenti processi nelle poche storie qui ri- ferite, senza ulteriore ragionamcnlo emerge la preminenza e la incontrastabile superiority del metodo novello. Un fat- to pero importante, su cui sembrarai opportunu di fissare I'attenzione, si e il diflercnte lavoro di riparazione al ri- mosso frammento a seconda che i tessuti molli vengono o no rispettati, la maggiore prontezza di vegetazione nell'o- perazione sottocutanea e la compattezza e solidita del tes- suto sostituito • circostanze ch'io crederei dipendere dal completo isolamento e per cosi dire raschiamento dell'osso, per opera del quale si lasciano in sito ed illese le parti cir- costanti, da cui dipende la deposizione della sostanza cal- carea. Ad onta di tutti questi vanta ggi, che costituiscono la demolizione intrabuccale un prezioso acquisto della odier- na chirurgia operatrice, pure mi sembra in parte incom- plete, difficile e talvolta impossible il processo indicato, per la mancanza d'uno strumento d'universale applicazione che valga a recidere 1' osso regolarmente. Infatti, le difficolta che mi si offersero nei maneggi c nell' impiego delle ce- soie ossivore, e le schegge che risultarono dal taglio con es- se eseguito, valgono a prova dell'enunciato difetto. E di vero le dette cesoie, dovendo applica rsi ed agire a un di pres- so come le forbici ordinarie, non possono a meno di reci- dere obbliquamente l'osso ; e siccome a questo e negata la elasticity dei molli tessuti, cosi, piuttosto che un taglio netto, uno schiacciamento ineguale deve seguitarne. Che se tale accidente accompagna quasi sempre 1' impiego delle cesoie nelle ossa piane, le cni tavole sono parallele, tanto maggiormente deve risultare |dalla sezione praticata con — 'JOG — esse in un osso lc cui Limine s'ineontrano ad angolo, come sarebbe il mascellare superiore. E<1 inoltre, sc I'altezza del- 1' osso super;) la lunghczza della lama tagliente, e affatto inetto lo strumento ad un risegamento regolare e nmlto nieno ad una se/.ione limitata al punto dove la lama si ar- resta; perche essendo la cesoia piuttosto grossa, quando si addentri eon forza in un osso, agendo quasi a guisa di cuneo, deve necessariamente determinare una fessura phi o nieno irregolare, in ispecialita ncl tratto inferiorc che non pote esser coinpreso dalle lame dell'osteotomo. Aggiunga- si a tuttocio la facilita con cui le cesoie si rompono, cd in- Gne la mole spaventevole che prescntano, per la quale I'a- nimo dell' operando non puo a meno d' esscre anche per questo grandemente turbato cd atterrito. In seguito di queste osservazioni io formai fra me stcs- so il pensiero d' investigare fra i varii istrumenti chirut*' gici destinati ai risegamenti, se alcuno potesse meglio del- le cesoie provvedere alia sottocutanea rimozione della ma- scella. Le tenaglic incisive, le forbici osteotome ordinarie, lc tenaglie di Liston, consigliate da parecchi nei risegamenti, dividono gli stessi inconvenienti dclle cesoie ossivore, se non pure in grado maggiore, stante la maggiore brcvita e tenuita delle lame di cui souo provvedute. Le seghette volanti, la sega a cresta di gallo di Hey, le coltellari, e in una parola tuttc le seghe a lama unica e rigida non trovano applicazione per la mancanza di spa- zio ove muoversi nelle operazioni sottocutanec : le pii'i tenui poi fra centimetri, terminante ad una estremita in un anello, che ne impedisce la sortita dall'asta, e dall' altra in una sottile laminetta fles- sibile (susta da orologio), lunga circa IS ccntimetri, che por- ta al suo estrcmo un bottone d'argento della forma d'una sfera schiacciata, con foro cilindrico nel mezzo, per cui e impedita l'uscita dello stiletto c della susta, anche dall'altra parte della cannula d'argento. Stirando o spingendo lo sti- letto, si nasconde o si mostra la molla elastica estrema, che a guisa di spira si ripicga in un determinato senso segnato — 303 — i L n - gliente, della forma di una foglia di pesco, lunga 6 centi- metri e larga 12 millimetri circa, e sostenuta da un manico lungo 1L' centimetri. E piegata ad arco sul suo piatto, e ser- ve a denudare le ossa cilindriche dai tessuti molli aderenti, senza ripetcrc le esternc incisioni. G) Uncino ottuso triangolare. Un uncino ottuso or- dinario termina nella sua estremila adunca in un triangolo isoscele vuoto nel mezzo, colla base di 15 millimetri e i lati eguali di 18 per cadauno. Parcccbi di tpiesti uncini allontanano e difendono i tessuti molli dall' azione del tra- pano perforatore e della sega a catena, presentando alio carni piu cstcsa base e piu sicuro punto d' appoggio de- gli uncini ottusi comuni. Finila questa lettura, llslitulo si riduce in adu- nanza segreta. Si legge f alto verbale dell 1 adunanza segreta 22 febbraio, cb'e approvato. Si legge il rapporto della Commissione incari- cata di rispondere alle domande latte dal Municipio di Venezia intorno alia pressione a cui debbansi as- - 505 — soggettare i tubi della illurainazione a gas : le con- clusioni ne sono approvate. Si legge pure il rapporto dell' altra Commis- sione a cui fu data 1' incombenza di rispondere alia interpellazione fatta dalf I. R. Governo circa alia istru- zione popolare sulla Idrojobia del sig. Toffoli. II rap- porto viene approvato dopo una breve discussione, in conseguenza della quale sintroducono in esso alcune modificazioni. Si partecipa che S. A. I. R. il Principe Vicere approve* il progetto delT Istituto di erigere busti e uionumenti in marmo da collocarsi lungo le pareti del Palazzo Ducale in onore degli uomini illustri del- le Provincie Venete. Sono nominate due Gommissioni j 1' una com- posta del Presidente, del Segretario e dei M. E. Pa- leocapa, Manin e Casoni per promuovere la esecu- zione del mentovato progetto *, la seconda per 1' og- gelto particolare delle Epigrafi, composla dei M. E, Barbieri, Carrer e Bianchetti. Si nominano alcune altre Commissioni, Dopo cio T adunanza si scioglie. •' / Adunanza DEL 17 APRILE 4847. Si legge 1' alto verbale dell' adunanza privata del giorno 28 inarzo, che e approvato. II Menibro effettivo cav. Sautini legge Alcuni cenni storici intorno alle comete apparse dal prin- cipiq delVanno 1824 fino a tutto V anno 1846, per servire di continuazione ai cataloshi srenerali dellc o o comete anteriormente pubblicati. II numero grande di comete scoperte in questi ultiini anui, e calcolate dalla diligenza degli astronomi, sembro al cav. Santi- ni che ortnai domandasse una sommaria esposizione storica intorno a ciascheduna di esse, e tale che po- tesse servire di continuazione ai cataloghi che lurono pei tempi . nteriori pubblicati. II vautaggio, o, per dir meglio, la necessita di questi cataloghi non vi ha bi- sogno di dimostrarla. II cav. Santini li viene anno- verando uno ad uuo fino all' ultimo di Olbers, che abbraccia 1 29 comete e giuuge fino al 1 829. Da que- - 508 - st ultima epoca furono osservate c calcolatc 38 co- mete, cbe il sig. cav. Sanlini prende a considerare ncl suo nuovo lavoro, riunendo le notizic ad esse relative che si trovano sparse ne' diversi giornali e nelle cf- femeridi, ed aggiungendone in fine un catalogo tabcl- lare, come quello da lui pubblicato nelle sue Lezioni di astronomia per le comete comparse e calculate a tulto 1 anno i 829. II Membro effeltivo cav. prof. Catullo legge po- scia imo scritto intitolato: Cenni sopra il terreno di scdirnento superiore del Veneto e descrizione di al- cune poche specie di polipai fossili contenuti nel medesimo. I depositi terziarii del Veneto hanno maggiori rapporti coi terreni analoghi dell' Ungberia e del- 1 Austria di quello sia con le colline terziarie presso ai piedi dell' Apeunino. Si possono ripartire ne' quattro gruppi divisati da Lyell, il piu antico de' quali sareb- be rappresentato dalF arenaria verde (eoceno), il se- condo dalla calcarea grossolana c dal molasse (mio- ceno ), e i due ultimi dalle marne pliocene c pleisto- cene, riconosciulc- dal Lyell medesimo ne' suoi viag- gi in Italia. L' autore entra in alcuni particolari sul- 1' arenaria verde e sulla calcarea grossolana. Segue poi la illustrazioue de' polipai l'ossili del- 1' ordine degli Anthozoari che ha raccolti nel Vicen- - 309 — tioo, e che in parte trovo nella collezione Castellini, ora esistente nell' I. R. Gabinetto di storia naturale dell Universita di Padova. Le specie che finora ha determinate sono cinquantasei, ne tutte appartengo- no ai terreni terziarii, essendone alcune le quali spet- tano in parte alia formazione della creta ed in parte a qnella del Trias di^^^/'e^awdistretto di Levinallungo. Egli aveva in animo di pubblicare nella presente me- moria tulte le specie finora determinate ; ma, essen- do sua intenzione di dare V intera serie de' polipai trovati nel Veneto, riserba le venti che rimangono per aggiungerle alle altre uon per anche descritte, e riferibili ai generi Monticularia ( Hydrophora , Fi- scher), Madrepora, his, Meandrina (Meandra, Okeu), Stylinae Astrea. A queslidue ultimi generi apparten- gono le venti specie superiormente indicate, ed en- trano fra le spoglie che trovo sepolte nel terreno mio- ceno del Vicentino. Dopo cio l'lstituto si riduce in adunanza segreta. Si legge 1' atto verbale dell' adunanza secreta 28 marzo, che e approvato. Coi metodi prescritti dai regolamenti sono norni- nati Socii corrispondenti dellTstituto, iuori delle Pro- vincie Venete, i signori:Endlicher Stefano Ladislao, pro- — 340 — iessore di botanica a Vienna; de Berraldo Bianchini INa- tale, ten. maresciallo; Czoernig Carlo, cons, aulico, diret- tore dell' officio della statistica amministr. in Vienna; Pratobevera bar. Carlo Giuseppe, membro della fa- colta legale della Univ. di Vienna; Unger Francesco, prof, di botanica e zoologia a Gralz; Hyrtl Giuseppe, prof, di anatomia a Vienna. Si nomina una Cominissione per esarninare i progetti di esperimenti che saranno presentati all'Isti- tuto, e per lare la scelta di quelli da eseguirsi a spese del Municipio di Venezia ? neH'occasione del 9. Cou- gresso degli Scienziati Italiani. Essa si compone dei M. E. Minotto, Paleocapa, Meneghini, Bizio, Zantede- schi, Jappelli e Pasini. Dopo cio T adunanza si scioglie. Adunanza DEL 18 APRILE 1847. Si legge Patto verbale dell'adunanza privata del 29 marzo, ch'e approvato. Si aonunziano i doni fatti all' I. R. lstituto : 1 . Dall' Ecc. I. R. Governo di Venezia. Manuals del Regno hombardo-Veneto per V anno 1847. Milano. 2. Dalla Societa per le Scienze naturali del Cautone di Vaud. Bulletin des Seances de la Societe Vaudoise. N.° 13, novembre 1846. 3. Dal membro effettivo nob. G. Freschi. / numeri 52 ( marzo 1847 ) e i.° ( aprile 1847 ) del Giomale intitolalo .• L' Amico del Contadino. — 312 — \. Dal socio corrispondentedotl. L. P. Fario c dal doll. A. Benvenuli. Memoriale della Medicina contcmporanea. Fasc. di gennaio c febbraio 4847. Vcnezia. 5. Dal sig. L. R. de Fellenberg, di Berna. Fragments de recherches cotnparecs sur la nature con- stitutive de diffi'rentcs sorles de //brine du cheval dans /'rtat normal ct pathologique, Berne, 1841, di pag. 70 in 8.° G. Dal sig. Pietro Biagini di Pistoia. Sopra un caso inlcrtssanlc di strangolamenlo intcsti- nalc. Milano, 1840, di pag. 18 in 8.° II Scgretario Pasini da il consuelo ragguaglio mensuale delle perforazioni arlesiane intraprese in Ve- nezia. Nel pozzo di s. M. Formosa le sabbie risalenti non hauno permesso di oltrcpassare la profondita di i3ii metri, e il lavoro progrediscc con grande len- tezza. In campo a s. Polo l'acqua zampilla come nel marzo. In campo a s. Stcfano la perforazione e giunta a 4° metri, e Cnora, con leggiere differenze, si attra- versarouo i medesimi strati di alluvione di s. M. For- mosa. Un nuovo pozzo si cominciera fra poco in s Margherita. 6\o — II M. E. prof. Mencghini legge il seguente scritto : Cenni geologici sul terreiio, nel quale si trova il combustibile jossile di Raveo in Carnia. II fatto della presenza di un combustibile fossile, il qua- le preset) ta tutti i caratteri di vero Litantrace, come in al- tra occasione ebbi V onore di mostrare a questo I. R. Isti- tuto, e per se stesso cosi importante, cbe rende meritevoli di menzione anche i pochi dati geologici che potei finora raccogliere e mi faccio in oggi ad esporre. Tutta la regione compresa fra il Tagliamento ed il De- gano, e che si distende come un gran triangolo dal nord-o- vest, ove ha la base, al sud-est, ove ha l'apice, alia confluen- za di quei due torrenti, e che con interrotto pendio discen- dc dalle sommita dcll'Avedriegno fino all' altipiano del pae- se di Villa, presenta le impronte di grandi sconvolgimenti, che non poterono essere cancellati o mascherati da succes- sive tranquillc formazioni. Ad ogni passo s' incontrauo ele- vatezze e valli interposte ; numerosi torrenti, seguendo (juella generate direzione, inclinano a destra al Tagliamento, come il Lumiei, o a sinistra al Degano, come il Chiarso; e la direzione ed inclinazione degli strati sembrano a prima giunta farsi ad ogni istante diverse, o mascherarsi ed avvi- lupparsi in contorcimenti, in rovesciamenti ol in totale cancellamento della originaria deposizione nettuniaoa. Una piu attenta el estesa osservazione fa rilevare che la direzione general e degli strati c dal nord-ovest al sud- est, e la inclinazione predominate e di atTondamento verso il mezzodi. !Ma in quel tratto della vallata del Tagliamento vedon- VI. ',,' — 314 — si a destra eel a sinistra corrispondere alia stcssa altezza le testate dei medesimi strati : quclli delta destra inclinare a mezzodi nel senso della inclinazione generale, ma piu rapi- da; quelli invece della sinistra inclinare al nord invcrsa- inente alia inclinazione generale. Lo stesso si osserva nclla valle del Dcgano. II lelto del Ltimiei invece prcscnta l'op- posta condizione, conflucndo verso ad csso la inclinazione degli strati. Gli altri minori torrentelli, come il Chiarso c la Falaigna, scorrono sugli str ati, che inalterati continuano da sinistra a destra la generale inclinazione loro verso il sud. A chi consideri questa locale cond izione sor^c tosto il so- spetto che parziali sollcvamenti la abbiano determinata, ori- ginando per isquarciamento le due vallate del Tagliamento e del Dcgano, posteriormente al sollevamento raaggioreef- fettuatosi nel senso della grande catena alpina, e che dctcr- mino la generale inclinazione al mezzodi. E di f'atti, chi si f'accia piu da presso ad csaminare la Datura di quel terreno, trovera grandi ammassi di roccie decisamente dolcritiche, di porfiriche, di arenacec, che sembrano piu o meno pro- iondamentc metamorfosate, e de' conglomerati, che in mol- ti hioghi costitniscono la base di tutte quelle montagne, c si elevano talvolta a consiilerevole altezza, senza per altro prolungarsi in distinti filoni. La fDrma/.ione, che fu imme- diatamente sconvolta cd include quelle roccie di emcrsione, e un' arenaria rossa intieramente quarzosa, ad elementi va- riabilissimi nolle dimensioni, ison mai j)iceolissimi, c spesso anchc assai grandi. A questa formazione arenacea, della quale non potei ancora rettamente precisare la potenza, immediatamente sopra incombe la predominante. Questa e iii un calcare in massima parte uniforme, c s'innalza per parccchie centinaia di mctri. Esso calcare e in generale compattO; bianco, opalino, pcllucido, a frattura piana, c con- — 515 — tiene magnesia. In esso si trovano gli strati di Litantrace, cd in prossimita a quelli divien grigio, poi nerastro, ed alia fine nerissimo c bituminoso. Esso e frequentemente attra- vcrsato in tutti i sensi da numcrose ed anche grosse vene spatiche. Sotto ai colpi del martello esala spesso odore di idrogeno solforato. Ove iramediatamente si appoggia sulle rocce di apparenza doleritica, prende decisa struttnra sacca- roide. In alcuni luoghi perde della sua compattezza, si fa piu. friabile e polverulento, ed acquista maggiore candidez- za; ma non mi riusci di determinare, se cio avvenga in pia- ni determinati e costant.i. In questo calcare, che, quando e compattoedopportuno al lavoro, denominasi dagli scalpelli- ni del luogo pietra piacentina, non potei trovare finora che poclii petrefatti, fra i quali parecchie impressioni ben di- stinte ecaratterizzate di Halobia hommelii (Wissmann), cor- rispondente a quella descritta e figurata dal Miinster come propria degli strati di Weugen. Solamente nelle piu elevate vette, e presso alia sommi- ta dell'Avedriegno, comparisce una nnova serie di rocce. Sono arenarie psamiticlie, a cemento calcare argilloso, ric- chissime di pagliette micacee piu o meno scissili, di colore rossastro dilavato, rosso, feccia di vino, giallastro, verdastro e grigio di piombo, die alternano fra loro e fanno passag- gio a strati di marnc calcari e di deciso calcare grigio ed alluminoso. Fra questi alcuni di quelli arenacei, e sempre quelli di calcare grigio alluminoso, sono pieni zeppi di nu- clei di molluscbi, ma cosi immedesimati colla roccia da non poterneli giammai completamcnte isolare. Distinsi e descris- si 28 specie, ma non potei con sicurezza riferire a specie note che le seguenti : (ioniatites JFissmanni, Terebralula ruhjaris, Avicula socialis, Avicula gryphaeata. Le altre appartengono per la massima parte ai generi — 5-16 — Possidonomya, Aiicula, Terebratula, ed alcune, hcnchc sia- no suflicicutemente cooservate o presentino distintissirai ca- ratteri, pure sono aflalto diverse da quante potei trovarne descritte e figurate negli autori da m« finora consultati. In tuttc per altro e cvidente una decisa afTinita o snmiglianza di forme colic specie de^li strati di s. Cassiano, descritte c figurate dal Monster. Devo citarc anche due altrc forme di corpi organici per me indelerminabili, Una e qaella dclla qaale fu presentato un esemplare all' I. R. Istituto dal sig. dolt. Bologna, proveniente dalla stessa locality, ove e fre- quente, e che il Trattcnero trovo nell'Arenaria vaviegata del Vicentino. L' altra presenta irregolari c flessuose rilcvatczze enteriformi, di uno a due poliici di diametro e trc a quat- tro di lunghezza. A compiere la descrizione di quanto osservai in questa interessante regione, non mi rcsta die accennare qualche fi- lone di pi rite marziale, c possenti banchi di gesso c di tuf'o, che trovansi adagiati sui fianchi dei torrenti, ed afTatto di- scordant'! cogli strati di arcnaria o di calcare sui (]uali si appoggiano. II gesso e piu o meno coinpatto o cristallino, bianco o incarnato, puro o agglomerato con (rammenti di altre roccie, e principalmente di tu(o e anche di Litanlrace. Questi banchi non si clevano che a circa dieci metri di al- tezza a partire dal letto dei torrenti, e lo spessore loro non sorpassa i quattro o cinque. Abbondano principalmente lun- go i torrenti minori c nella parte loro inferiore. II tul'o e in cssi sempre soggiacente al gesso. Questi dati sono di gran lunga insufficient! per deter- minare con sicurezza a quale formazione realmcnte appar- tenga quel calcare, in cui si trovano deposti cosi nuinc- rosi e cosi potenti strati di Litanlrace. he addotte osserva- ioni per altro mi sembrano chiaramente dimostrare, che lc — 317 — formazioni arcnacco-calcaree ad csso sovrapposte apparten- gono al terreno triassico. Ma l' ammasso di arenarie e di conglomerate sconvolto dalle doleriti e da altre roccie di e- mersione, a quel calcare stosso soggiacente non presenta ca- ratteri abbastanza palesi per poterlo con certezza riforire a tale piuttosto che a tal altra formazione. Solo potrebbersi qui chiamare in sussidio le osservazioni del Festari (Viag- gio ined. nel Friuli ), il quale, lungo tutta la riva sinistra del Tagliamento fino al Degano, trovd la base della nionta- gna forma ta di matrice arenaria, fra la quale ve n' ha di tinta nera e raolto compatta, che a prima vista semhra lava. Queste arenarie ( egli dice ) sono alteniativamente separate e divise da altri strati arcnarii dicoti • altre giallognole, al- tre rossiccie, alcune altre di color verdognolo e tagliate al- tresi da calcaria di color fosco chinante al nero, in cui si distingue qualche seguo di corpo marine. Alzansi ( conti- nua ) (pielle arenarie in elevate e ripide montagne, e di fre- <|uen(e si vede fra gli strati loro una terra o ardesia bitu- minosa, la (|uale rende scissile e divisibile in sottili laminet- te la matrice dove predomina. « Cosi il De Buch ( Minera- log. Taschenb. 1824, pag. 590) asserisce, che il Taglia- mento, dalla sua origine frno alia sua uniooe con la Fella, forma il limite seltentrionale di monti calcari, eil il meri- dionale delle formazioni del grauwache. Questi schisti c grauwachi ( egli dice ) stanno direttamente in connessione con quelli che si mostraoo presso la Pbnteba ». Sembrerebbe derivare da queste osservazioni, che qucl- la formazione arenacea polesse riguardarsi come anticliissi- ma, ma io crederei precipitato e non sufficientemcnte ap- poggiato quel qualunque giudizio che su di cio si volesse profcrirc. Considcrando invece nel suo insieme qucsto ter- reno, coslituito inferiormente di una formazione arenacea, — 518 — successivamcntc di una calcarc sviluppatissima, c supcrior- mente tli una serie arcnaceo-calcare chiaramcnte triassica, mi sembra trovarvi qualche corrispondenza con quello clic il De La Heche denomina Gruppo del gres rosso. Equivale- rebbc quindi quella forraazione calcareal calcarc magnesia- no, calcarc alpino dcgli antichi, peneano dei rcccnti, ma- gncsian-limcstonc degl 5 Inglesi , Zechstein dei Tedeschi , prendendo qucsta denominazione nel senso dell'Humboldt comecomplessiva, cioc di (juclle particolarmente denominate Asche, Stinkstein, Rauchwacke, Zechstein c Kupferschiefer. Che sc ricorriamo |>cr cio al paragone colle contrade cen- trali della Germania, come la Turingia, il Mansfcld, 1'IIartz, 1'Assia e la Franconia , della contea di Sommersct e di al- tre regioni vicine nelPInghiltcrra , di Calvados e della Bor- gogna nella Francia settentrionale, ove la formazionc dello Zechstein e bene sviluppata, troveremo un qualche appog- gio a quella supposizione. Mancano e vero le distinzioni dei diflferenti piani, o non furono almeno fino ad ora determi- nate, ma vi corrispondono le condizioni generali di giaci- tura. Mancano bensi reliquie fossili caratteristiche, come sa- rebbero il Palaeothrissum di Mansfeld e di Darham, i Pro- ductus ed i Spirifer, che il De Huch trovo invece nelle roc- cie schistose che s' incontrano discendendo dal Bleibergj ma abbiamo impronte di Ha I obi a Lommdii. Dappoiche il Bronn ( Jahrb. 1850 e 1858, pag. 10G) dislinse le varie specie di Monolis e Halobia, che si confondevano sotto al nome di Pectinites sulinarius di Scblothcin, e dopo che il prof. Catullo distinse ed esattamente rappresento le due specie keuperianc e la jurassica, che a prima giunta potreb- bero conl'ondersi colla Halobia hommtlii o colla Aricuta pectinifonnis, scmbra che anche quella specie possa acqui- starc un qualche valoro caratteristico per la formazionc nel- — 319 — la quale si trova. E il Braun dichiara chc tale fonnazione e contemporanea a quelle che si comprcndono fra il piu an- tico Grauwacke c la fonnazione jvirassica ( Yed. Miinster, Beitr. 4, pag. 22 nat.). Una tale doterminazione e ben vaga rispetto a quanto oggidi si esige, perche con essa non si decide se intendasi parlare di terreno peneano, di carbo- nifero o di devoniano. Ed in quanto ai due primi, il peneano cioe ed il carbonifero, e ben noto come riesca difficile la di- stinzione, ove i depositi dell' uno e dell'altro gruppo siansi effettuati successivaraente e senza interruzione violenta, per cui i calcari del carbonifero estendendosi nella parte supe- riore del rispettivo terreno, si avvicinarono al superiore, ed il Zechstein, disccndendo fino alia parte inferiore dell'are- naria rossa, ando a fondersi col terreno inferiore. Ma nel no- stro caso particolare mancano i caratteri mineralogici e paleontologici j)er poter apposigiare un simile sospetto. E se la stessa mancanza non ci permette di riferire con cer- tezza quel terreno arenaceo-calcare a tale piuttosto che a tal altro dei soprannominati, ci conforta la sentenza di ben autorevoli testimonianze, non essere presso noi possibile la distinzione di tutte quelle divisioni che altrove si riconob- bero, o perche in realta esse non esistano, o perche non pre- sentino sufficienti caratteri. Che se invece altri crede non mancare se non piii diligenti studii a rilevarle, io certo non temero di confessare di non aver potuto sollevare quel velo chc rimase impenetrabile ai miei maestri. Cio che mi sembra importantc poter dedurre si e, che il Litantracc della Carnia, come per i suoi fisici e chimici caratteri si appalesa riferihile alle piu antiche epoche geolo- giche secondarie, tale pure risulta per la sua giacitura in un terreno corrispondente o al peneano o alia massa dei sottoposti al triassico. E se la determinazione puramente — 520 — generica del tcrreno, sul quale si trova, toglie di approfitta- rc dei dali comparativi che si potrebbero desumere i Ci grave, la flogosi o in- fiammazione di nn organo, di un lessuto o di nn sistc- nia, si durante la vita clie dopo la morte. ■>•> Alia soluzione di questo tenia si sono presentate dieci Memorie, delle quali si da in succinic) festratto. Colla epigrafe <■• l\'on sempre facile a coqliersi r la palma, » 1 autore in due scarse pagine inlende di avere sciolto il quesito, affermando clie non vi sia ma- latlia, la quale uon sia soggetla a flogosi, o ncl princi- pio o uel corso \ escludendu per eccezione qualche prostrazione di forze in tut to il corpo o nella vista, o per perdite di sangue. Aggiuuge altresi, fuor di quan- to richiede il programma, una sua defiuizione dello slalo di salute, d irritazione o flogosi, di morte o de- composizione, del sisleina flogislico e dell' anlillogisti- co, dulla quale si riconosce agevolmente, essere clii ha sent to alFalto digiuno di scienza e di pralica niedica, ed estraneo pur anco quasi aflallo alia piu comune intelleltuale colturu. Fu percio la Commissio- ne Concorde nel giudicare queslo scrilto inimerilevole di allenzione. Nella Memoria col rnotlo « Hominum intellect ui non plumae addenda?, sed plumbum, etc. •• . s' intro- — 329 — duce l'autore nell'argomento, affermando che I'inGam- mazione, quale i niedici la cousiderano, non e il piu delle volte altro che una verminazione - , che la vermi- nazione e il principale e piu frequente motore dell'u- mano infermare. Tutto il suo lavoro tende a sostenere questa tesi, e si riepiloga nei segni per riconoscere la verminazione stessa, restringendoli alia lingua punteg- giata, e nella cura sua che si" liniita all' uso della san- touina a due o tre grani, succeduto dall'amministra- zione dell' olio. Molte storie di malattie, esposte seuza ordine e senza clinici dettagli, molte declamazioni con- tro la medicina comunemente professata, e molti van- tamenti della sicurezza e felicita del suo inetodo esclu- sivo intrecciano tutto il lavoro, e fanno abbastanza ve- dere che l'autore, se e medico, manca delle piu ov- vie cognizioni cliniche , e non ha contezza che di quanto riguarda le imperfezioni e gli abusi, de' quali sogliono accagionarsi alcuni tra gli esercenti l'arte sa- lutare. Di questa Memoria non ha la Commissione creduto necessario tenere piu Iimgo discorso. u. In nalura ana Veritas, facta plurima ••, e l'e- pigrafe della seguente Memoria, nella quale, definita rinGammazione per un aumenlo di calore in una par- te o nelT universale, unito ad un dolore piu o meno vivo, pensa 1 autore che a sciogliere il quesito occorra conoscere le cause che in se racchiudono tntt' ora gli i i \ — 330 — arcani dalla jllosojia naturale; e si aceinge senza meuo a svelarle, dando i principii c le leggi di una scienza universale in due volumi, col titolo il primo di sezione filosofica, il secondo di sezione medica. Siccome perno di tutta la scienza della natura considera due agenti antagonist], la luce e il calorico: la luce, agente frigido, astringente, acidificante, rigido, incompressible, ecc. ; il calorico, caldo, caustico, e- spansivo, doIciGcante, elaslico, compressibile, muto, tenebroso, ecc. Su questo perno, luce e calorico, e nel- la lotta dei due principii souo tutte le funzioni. Le parti bianche del corpo, come il cervello e i nervi, so- no sature di luce^le parti oscure, come il cuore, sono sature di calorico. Da questi due poli partono i due ^randi asenti, e sincontrano nei polmoni. Le malattie originano da quei due agenti in isnuilibrio, e si ridu- cono a (brmole algebriche. L'iufiammazione procede da esuberante calorico, e addomanda luce o materiali lueidi, per esempio 1' acqua. Non ci occuperemo a cercare qual modo di al- lucinazione abbia condotto il nostro autore a credere di aver data una nuova dottrina universale con quel giuoco di parole, e col guardare i fenomeni naturali da un solo lato e sotto una sola condizione, in cui tutli i corpi debbono necessariamente trovarsi rispet- lo al calorico posilivo o negativo, i'atto da lui diveu- tare sinonimo di luce. La Commissioue si liiuita a — 331 — conchiudeie che tutlo quel lavoro e affullo estraneo al >rogramma. Nella Memoria contrassegnata col motto : Le me- decin ne doit voir dans Chomme que des organes ct desjonctions, da l'aufore a divedere di avere in- teso die il programma domandi la Datura intima del- f infiammazione. Accingendosi a svelarla, pone il fon- damentale principio che la macchina animale Don puo infermarsi che per i nervi ; discorre a lungo sulla fi- siologia di questi, e conchiude il processo infiamma- torio essere tutto proprio, esclusivo e singolarissimo del sistema nervoso cerebro-spinale, senza Io scontro e liutervento delfalterazione del sistema ganglionare, nel quale, durante linfiamraazione, non \h che un processo fisiologico di aumentata attivita delle funzio- ni organiche. In conseguenza il pervertimento deipro- dotli delle funzioni organiche e un segno che esclude f esistenza deirinfiammazione, e lassenza di questo, con la presenza dell'alterazione di senso e di moto, di- viene caraltere sicuro e o\staute del processo dell'in- fiammazione. L'aumentata attivita organica e nell in- fiammazione destinata a proteggere 1' organismo, e Io fa colFaumento di linfa coagulabile, che e quanto del- ) infiammazione pu6 reslare dopo la morte ; onde nel cadavere la presenza di linfa coagulabile recentemente ed in breve spazio di tempo, in rilevante copia dopo- silata, e segno sicuro di llogosi, come la mancanza di quesla linfa esclude pure la llogosi. Trattandosi di principii teoretici intorno alia infiainmazione, i tjuali sono anche in aperlo contrasto colle idee comunenienle ricevule, nun crede la Cuui- missione suo ufficio di porli a disamina e porlarne giudizio; riconoscendo che uou suuo in alcnna rela- zione colle doraande del programma di concorso. QueW ailoro che tenete jra le mani se passasse sulfa miaf route ecc. el'epigrafe di una Memoria., in cui premetlonsi delle idee generali relative al macrocosmo e al microcosmo.La vita di ogni cosa ha incremento,apo- geo, decremento e fine naturale. Turbasi talvolta Panda- mento, e si accelera il fine. Ecco la patologia generale gbe si applica anche agli esseri inorganici, i quali, secondo 1' autore, hanno anco i loro geruii contagiosi. Qualunque causa pert urba trice desta reazione, esaltamcnto di vita e (logosi. La sola esaltazione vitale e segno costante e caratteristico di llogosi. Nella llo- gosi vi ha azione e reazione, principio attivo e princi- pio passivo, stiuiolo e coutroslimolo , esallamento e depressione coesistenli. L' autore di quesla Memoria si occupo ancor esso a fabbricare nuove teoriche originali, e diverse da quelle che generalmenle sono abbracciate intorno all' infiammazione, trascurando quasi allatlo i punli richiesti dal programma. Percio laCotnmissione esclu- de anche questa Memoria dal concorso. Coelum ipsum petimus stullitia. Colla definizio- ne descrittiva dell inGammazione del Borsieri, che esprime un ingorgo di vasi capillar!, vorrebbe Fau- tore che a significare la vera condizione flogistica s'intendesse congiunta 1' esuberanza od esallamen- to del processo orgaoico riproduttivo. A risolve- re 1 infiammazione e necessaria una perdita di su- slanza, e la crisi. Essendo l'infiammazione un pro- cesso sempre generalore, ma di prodotfi morbosi, ne- ga l'infiammazione cosi delta adesiva, dubita che lul- cera sia malatlia infiammatoria, e propende ad equi- parare alia (logosi alcuni stati nalurali della vita, co- me la gestazione e lo sviluppo smodato di un organo, per causa d' insolito e protral to esercizio. Riportan- dosi egli a due soli element]*, sangue e vitalita, agenti 1 unosulfaltio reciprocamente, spiega come un' im- pression e sopra una parte possa determinare maggio- re afflusso di sangue, o sangue pretto, ove non entra- va che vapore sanguigno o siero. Sussegue a cio man- canza della relativa quiete del sangue, corrugamcnto do' minimi vasi inservienti alle secrezioni ed alia nu- trizione, crosta infiammatoria nel sangue, pletora, op- pressione di circolo, spossatezza generale. Quindi la flogosi e malattia di tutti i sistemi, e identica per — ooi — condizion patologica, procedimento cd esili ; e con- tinua e non interrolta ; lia cosfanti remissioni diurno ed esacerbazioni notturne •, ha febbre continua ; fini- sce colla risoluzione, con perdita di materie sovrab- bondanli, o con prodotti che possono rinvenirsi poi anco nel cadavere. Da questa esposizione succinta e facile dedurre, essere stalo 1' antore guidato a compilare quesla Me- moria piu da viste leoretiche che da pratiche osser- vazionl, e non avere messo in campo nulla che non fosse conosciuto. Percio conviene la Commissione nel partito di escluderla dall' arringo. Ad onto, degl incredibili progrcssi. Cosi cornin- cia la seguente Memoria, nella quale si considera lin- fiammazione nei quattro elementi, rossore, calore, dolo- re e tumefazione, aggiungendovi il sangue con cotenna ed eccesso di fibrina. Mostra Tautore che ciascuno di quesli isolatamente puo niancare, senza che manchi la flogosi, ed esistere, senza che esista la llogosi. Ad- dita alcuni crilerii per far distinguere quando ciascu- no di questi elementi non sia flogistico, e quando sia •, risolvendosi per !o piu quesli criterii in cio, che cia- scuno di questi sia flogistico quando due o piu degli altri element i vi concorrano. A carat terizzare la flogosi vuole si ricorra anco ai fenomeni generali, al corso, alle cause prcgressr, — 335 — alia considerazione della frequenza douninante della (lugosi, al criterio a juvantibus el laedentibus , ed al melodo di eselusione. Procedendo ai segni necroscopiri, nota il rosso- re ed il tumore come taii da confermare la diagnosi, purche non si confonda con quello nato dopo morte o durante fagouia. Paila pure dci prodotti, e del pus che e sempre segno di flogosi. Questo lavoro si presenta in generale assai po- vero di latti e di idee, aggirandosi q^iasi intieramen- te sul notissimo principio, che, a pronunciare intor- n o ad una supposla malattia di flogosi, sara tanto piu sicuro il giudizio, quanto concorrera maggiore nume- ro di que fenomeni che caratterizzano il flemraone od altra delle forme infiammatorie piu solenni. Per cui la Commissione nun lo crede meritevole di premio. Segue la Memoria colle parole, Amplissima voca- buli in flammationis signification scrilta in lingua latina. Alfoggetto di rilevare i caratteri distintivi del- 1' infiammazione si fa i' aulore a considerarla nelle cause, nei sintonii e nei rimedi ulili. Accennate quin- di le cause piu comunemente ammesse, rammemora l'ra i sintomi quelli della iufianunazione esterna, ca- lore cioe, rossore, tumore e dolore. Non nega le in- fiammazioni senza o con sordo dolore, e le occulte dei visceri, riconoscibili pel calore urente, per l 1 espres- — 350 — sione afllitta del vollo sotlo la compressione, per l'an- scullazione e la pcrcussionc, e per la febbre con sele ed orina rossa. Dal decorso dei sintomi ritrae un ca- rattere specialmente per distioguere dalla infiamma- zione T irrilaziooe e la congeslione. La sottrazione sanguigna e 1' uso del vino sono per fautore mezzi opportuni e criterii a riconoscere dal conseguitoue vantaggio o danno la infiammazione o me no. Nel cadavore si svela 1 infiammazione alia inie- zione dei capillar!, alia Iinfa plastica enlro e fuori es- sudala, all esfogliazione dell epidermide ed epitelio, alle adesioni, effusioni di siero torbido e misto a ma- teria purulenta o pnriforme con pseudo-membrane, cancrena, sfacelo, e nel caso fosse cronica, coll indura- mento, tessitura mutata e confusa nelle varie parti. Da alcuni caratteri per distioguere l 1 infiamma- zione dalla congestione, e termina con un coniionlo tra f encefalite e 1' entente col tifo e la febbre tifoi- dea, fra la clorosi e 1'arterite, la fiebite e lo scorbulo, colla scorta dei caralteri dilTerenziali die si trovano negli autori. Come nel giudizio di questa e delle due reslan- ti Memorie non fu in tutto Concorde il parere dei membri della Commissione, cosi si passa a dare 1' e- stratto nudo di ciascuua, per aggiungere i relativi giu- dizii in line. OOl All' autore della Memoria conosciula per 1' epi- grafe : « Possibil cosa e mai die la medlcina addi- i'en^a scienza positiva ? ••> piacque preoiettere dei principii generali e delle norme per la classificazione dei morbi, dietro le quali couchiude die le classi del- le malatlie devono desumersi, non dullo stalo genera- le della maccln'na, non da uno o piu sintomi, non dal- le cagioni esterne, non dal concentramento del mor- bo in questo o quell' organo, non dai reperti necro- scopici, ma da quel sintomi die esternano la predo- minante alterazione organico-funzionale. La specie poi si desumera dalla sede e dalle vane modificazioni per ragioni etiologiehe o di altra natura. Dividendo poi 1' inGauiraazione in varii stadii, considera l'angioidesi o congestione sanguigna sicco- rae il prodromo a cui, per di venire vera infiamma- zione, dee associarsi un cambiamento molecolare non visibile, ne argomentabile dalle cagioni. Nel secondo stadio veggonsi, dice 1' autore, col microscopio dilatati i vasi, ingrossati i nervi, fibre nuove. Tre fattori quindi sono necessarii all'infianjina- zione; un tessuto organico con nervi e vasi, l'esalla- zione dell'eccitainento e un cambiamento molecolare. Nei varii suoi stadii rinGammazione procede all'a- pogeo, e da quello per ordine in verso alia risoluzione od al cronicismo od agli esiti, alcuui dissolutivi (fra quali egli considera la ferita interna), altri degeneranti. Vi. 43 — 338 — Riguardo allc alterazioni necroscopiche, ripete I 1 idea dci nervi ingrossati cd acccnna altre anatonii- che deviazioni. Parla pure del criterio a juvantibus et laedenti- bus, e dice che giova nell'infiammazione tullo cio che attenua 1' esaltazione vitale, e caltna il tumultuoso per- vertimento delle funzioni naturali, e quindi anche i sottraenti, gli evacuanti, ecc. L'usarsi poi con profit- to questi stessi evacuanti e sottraenti negli esantemi ed in altri morbi acuti non e per l'autore prova che in essi v' abbia flogosi, poiche egli crede sia diverse- e sia facile distinguere quando gli evacuanti giovino collo abbattere la vitalita, come nella llogosi, e qnan- do giovino per liberare il corpo da materie mor- bose. Nella terza parte del suo lavoro intende 1' auto- re ad additare gli errori pe'quali si pone la flogosi ove non e, o la si riguarda primaria ove e secondaria. E questi errori stanno nell'abuso delle teoriche pato- geniche, nel fermarsi ad alcuni sintomi , nell'abuso dell' analomia patologica, nell'ammcttere la classifica- zione degli agenti in eccitanti e deprinienti ; conipren- dendo fra questi ultimi gli evacuanti, e giudicando flogistiche quelle malattie che si vincono con simili argomenti, cio che si fa, secondo 1' autore, da alcuni che hanno perdulo il ben dcllo intelletto ; e finalmen- te e fonte di errore il considerare come priucipale la — 339 — ilogosi, quando non e che la complicaziooe di una malattia. La Memoria coif epigrafe, /Irs longa^ vita bre- vis, e divisa in due parti. La prima comprcnde le idee generali sul processo llogistico, ed i principii che l'autore ha creduto poter desumere come costan- ti e caratteristici delle flogosi procurate con artificio sui vivi animali, osservati sulle parti visibili, e ricon- fermati colle autopsie. La seconda e un' applicazioue di quei principii alle roalattie inGammatorie ruiti e gravi dell'apparato respiratorio. Prelude con cenni critici sul vocabolo infiamma- zione, preso nel senso di combustione, e sul concetto che vi si associo per caratterizzare la malattia segna- lata dai quatlro noti caratteri , ai quali noto essersi aggiunti il moto accelerato del sangue, la funzione impedita, la mutazione del tessuto organico, e le mu- tate od inceppate secrezioni. Dichiara, di questi se- gni altri essere generali e comuni, altri proprii del- 1' organo aflfetto. Nei caratteri comuni e, secondo l'autore, prin- cipio generale e inconcusso non darsi mai infiamma- zione seuza stasi, laddove la stasi poo esistere senza esservi llogosi. Questo fenomeno cominciare nei ca- pillari venosi e diffondersi poscia negli arteriosi qua- si per successione materiale. E pero gli organi, ridon- — 340 — ilanti di vcne desliuate alia testaurazione del sangue, esserc di necessilu piu disposti a queslo genere di malattie. Alcunc idee fisiologiche si premettono a queslo teorema. II processo di formazione della slasi e provato con esperienze sui vivi animali, destandovi ad arte uu lavoro flogistico. Si comincia, egli dice, a vedere 1' apparato vascolare periferico a contrarsi, la circo- lazione procedere normale nei contorni, ma al luogo irritato il lume dei vasellini cbiudersi per formazione di uu trombo, nascere piu tardi il versamento plasti- co, causa di cicatrice. Di qui trae argomento ad av- vertire che il semplice rislagno capillare e diverso dalla flogosi, perche come puo esserne principio e cagioue, cosi finche sta in quei limiti non e llogosi. E parimenti vuole si distingua il processo di sanazione d una ferila da quello di una infiammazione, il primo essendo niente allro che uu lavoro vegetativo piu e- nergico, e l'altro una causa di pseudo-morfusi, dallo scambio dei quali processi ritiene essere avvenuto 1' errore precipuo alia estimazione del fallo. Pertanto il processo flogistico, eccitato median- le stimoli artiflciali, preseota i seguenti stadii : Stadio i. Conlrazione dei capillar! Gno a _ del loro diamelro, stadio fugace, durante il quale la cor- reute sanguigna si accelera, ed i globuli tengono in quella corrente la Iinea mediana , e scorrono col — 541 — loro grand 1 asse parallelo alfasse del vaso. Effello, il pallore. Subito dopo cessata la contrazione, i vasi si di- latano, il sangue alfluisce con rilardo di velocita, coa tortuosita dei vasi, posizione piu trasversale dei glo- buli, il moto del sangue in essi si vede oscillatorio, come un andirivieni, fra la sistole e la diastole del cuore, isocrono al polso. In ci6 consiste la congestio- ne. Tale e anche il caso, se si lega una grossa vena : il riitagno nasce nei capillari venosi piu piccoli, la risoluzione all 1 incontro comincia dai grossi. Efletto, il rossore. Conseguenze secondarie, facile risoluzione, ovvero passaggio al secondo stadio. Stadio 2. Stasi del sangue. Cou)parsa di striscie grigie a lato ai capillari, e inacchie. Continnazione del moto sanguigno, e possibilifa di una risoluzione. Nei cadaveii coi lavacri si cancella ogni vestigio di cio. In questo stadio ba luogo uu'alterazione dei globuli, e la successiva formazione dei corpuscoli sanguigni, di cui l'autore discute sul modo di generarsi e sui ne- cessario distacco da essi della ematiua. Effetti, il tu- more, il dolor pulsante, la roltura di alcuni capillari, le isole di sangue straveuato. Stadio 3. Trasudamento d' albumina, sali, siero, fibrina, globuli ed emalina, secondo la natura dellor- gauo infiammato. Conseguenze, Tingrandimento del- 1'organo e la macerazione del tessuto nel siero strava- — o%v, sato. Nel cadavcre, anche in quosto stadio, colla la- vatura si cancella ogni vestigio delle avvenute altc- razioni. Stadio !\. Stravaso con vuotamento prima dei vasi, poscia nuovo iugorgo con successivo strava- so piu tonne e coagulamenlo della fibriua. Sop- pressione di ogni rapporto fra il sangne, i nervi e le fibrille organiche , scomparsa del sangne rosso, rnarcia. Qnesti stadii si veriGcano nella oftalmia, dalla congiuntivile all'irite. Considerato il processo flogistico sotto nn aspet- to aualomico-patologico, si ha per carattere generale che gli organi si fanno piu duri e pesanti, che le mem- brane si oscurano e si addensano, che i prodotti or- ganici e secretorii si pervertono, e quindi nello Stadio i. Sfugge il segno della contrazion capil- lare , ma si comiocia a vederlo quando avviene la congestione. Caratteri anatomici : accumulamento del san- gue nei capillar!, colore arrossato dell' organo, pe- so specifico accresciuto, elasticity aumentata, sic- cila, come efletlo di scemata produzione del fluido nu- trizio. Caratteri fisiologici: sensibilita mutala e perver- tita ; seerezioni scemate, cangiate e sospesej funzione impedita. — 343 — Stadio 2. Stasi del sangue con trasudamento albuminoso. Caratteri anatomici e fisiologici : tumore diver- so secondo l 1 organo ; accumulamento di sangue nei vasi piu grossi dell'organo, quindi rossore-, secrezio- ne cresciuta, ma pervertita, colorita spesso in rosso, ovvero acquosa, albuminosa, ec.,nia sempre deficien- te di fibrina ; qualita proprie al tessuto perdute, quin- di funzione impedita, dolore, calore intenso in ragio- ne diretta della compattezza dell 1 organo, segni di diflfusione, reazione. Anche in questo stadio e possi- bile la risoluzione. Stadio 3. Stravaso. Segni anatomici e fisiologici : colore rosso mu- tato in pallido, grigio o bianco ; tessuto snaturato per interposizione di fibrina, che si coagula e ne separa gli elementi ; mancanza di sangue per decomposizio- ne avvenula deU'ematina, che si sciolse nello siero, e trasudo dalle pareti dei vasij peso dell' organo cre- sciuto 5 secrezioni sospese ed anche annihilate. La ri- soluzione e impossibile in questo stadio ; e possibile la disfruzione dell' organo e la organizzazione della fibrina. Laonde, secondo 1' autore, lo stravaso e l'unico segno rimarcabile ed infallibile della flogosi superstite anche alia morte, ed e tal segno che rivela perfino il caraltere della llogosi stessa. Al primo stravaso succede — 544 — un secondo piu denso del pritno, e cosi Iianno luogo i diversi csiti dclla flogosi, die sono: I' ioduriinento, il rammollimento, 1 esulcerazione e la suppurazione , la cancrena e lo sfacelo. Ma questi esiti non apparten- gono piu al processo flogislico propriamenle dello; si bene soqo un lavoro di riparazioue o iucoalo o sos- peso, e che si compie colle leggi fisiologiche. In questa parte del lavoro dellautore non man- cano ne le indagini sul sangue, ne quelle sui prodotti di secrezione. Le prime contrastano il pensiero di Meckel che 1 infiammazione sia un esaltato travaglio vegetal ivo del sangue, perche cio che esubera in esso e la (ibrina aumentata da j^ a {~ t ? n la qual Gbrina , dice Tautore, non serve alia nutrizione a paragone dellalbuniina, e 1' accrescimento di essa e per lau- tore effetto di metamori'osi regressiva. Fra i carat- teri del sangue sta dunque 1' essere piu ricco di fibrina , rosso-chiaro, tenue, e percio piu facile a fluire. La indagine sui prodotti di secrezione riguarda glielemenli chediveutano ridondanti, secondo la coni- posizione naturale dell' organo e le sue iunzioni se- crelorie particolari. Queste mutazioni, come pure le congestioni nieccaniche che Iianno luogo in organi lonlaui, da alcuni spiegate colle simpatie, nonche il polso che si reude celere, pieno, teso, molle, piccolo, vuoto, ecc, sono tulli segui secondarii del morbo. - 345 — II trattato generale della flogosi si compie con digression! iotorno al suo processo retrogrado ed a- gli esili. intorno alle dilferenze fra la stasi flogistica, la cadaverica e la tifoidea, i segni distiutivi delle quali sarebbero nella stasi cadaverica la iutegrita del tessu- to, laddove nella tifoidea e congiunla a mollezza e snaturamento del medesimo ; oltre al sito, che nella prima e sempre declive, e nell' altra varianle a se- conda del processo che lo genero. E cosi la flogosi passiva sarebbe analoga a queste, e peixio affatto di- stinta dall' attiva. La parte speciale del trattato comprende tutle le flogosi dell'apparato respiratorio, dal grado piu mi- te al piii grave, corninciando dalle narici fino al pol- mone, distinte in tre classi: quelle della mucosa, quel- le del parenchima, quelle della sierosa polmonare e del parenchima. Questo trattato speciale e un' applicazione' dei principii generali, di cui e fondamento il triplice sta- dio, della stasi, del trasudamento e dello stravaso. Ma vi sono espressi i fenomeni proprii nosologici dogni stadio, siano funziouali, microscopici e necroscopici. Quindi si discutono le ragioni di quei fenomeni sul foudamento dell' anatomia, dell'auscultazione e della percussione. L' investigazione si estende eziandio alle parti, ove il processo morboso di sua nalura diflbnde la pro- VI. 44 — 34G — prla influenza, come e, p. e., al sangue analizzato nei suoi componenli nei varii stadii del morbo, alia feb- bre, alia respirazione, con esperienze baronielriche fatle dall autore, vcc. Quindi sono slablliti confronti sulla frequenza delle polmonie a destra ed a sinistra, sulla ipostasi ti- foidea, e sulla stasi cadaverica. Due menibri della Commissione, il prof. Corte- se ed il dott. Namias, si unirono nei seguente giudi- zio intorno alle tre ullime Memorie : i. L' I. R. Islitulo ha deliberato di coronare il migliore scritto die sara prcsentato sopra il seguente argomento : Le conlroversie che regnano fra i medici, di- chiarando alcuni d' indole infiammatoria questa o quella malattia, mentre altri la tengono d' indole af- falto diversa, attestano o cbe non sono ancora ben definiti i caralteri pei quali si pu6 riconoscere il pro- cesso iufiammatorio o llogislico, o almeno che i pato- logi non sono di unanime accordo su la imporlanza o validila clinica di questi caralteri. Si propone quin- di di k deferminare i caratteri costanti pci quali si pos- sa sicuramente riconoscere in tutti i gradi , dal piu mite al piu grave, la flogosi o infiammazione di un or- gano, di un tessutoodi un sistema, si durante la vi- 1a, che dopo la morte. •>•> II proeinio del tenia le controversie ccc. indica — 347 — unicamente la ragione per cui venne proposto. Ma I'esplicita richiesta, che lo costituisce, e determinare i caratteri costanti dellinfiammazione. Laonde chi avesse voluto diseulere le ragioni delle seuole, che contraslano su la uoaggiore e minora estensione della flogosi, avrebbe poluto dare un la— voro commendevole per erudizione, loglca e critica; ma il suo lavoro sarebbe rimasto ineoncludente, sen- za la determinazione de' domandati caralteri. I quali, se mancano alcune volte, come avvieue il dolore, il lurgore ecc. ? beucbe abbia luogo il ruorbo infiamma- torio, non ponno considerarsi caratteri costanti di es- so. Noi quiodi giudichiamo che non siano stati deter- minati dagli autori delle Memorie, Amplissima voca- buli signijicatio , e Possibil mai ec. , perche poco o nulla si fcrmarono sulle lesioni di tessuto riconoscibili dai sensi, che sono i piu costanti caratteri delle ina- lattie. Quelli desunti dai turbamenti di funzione pos- sodo rispondere a diflerenti nature di infermita. Sta- bilire poi che sia necessario il cumulo de' fenomeni, rossore, dolore, calore, turgore, ecc. e la corrispon- denza delle cause e dell' utilita dei riioedii per am- metter flogosi, e volere cosa troppo contraddetta dai- 1' osservazione, che niostra fesistenza di questo raor- bo anche maucaudo I uno o f altro di quelli. I con- fronti falti Ira le febbri liioidee e le enlero-encefaliti, tra lo scorbuto e la flebite ecc, le indagini su le ca- — 348 — gioni degli errori di quella scuola che da soverchia estensione al concelto di llogosi, oltrcche non servono alio scioglimento del quesito, non si presentano cor- redate delle pruove, senza le quali, anche i giusli pensamenti non banno la nccessaria dimoslrazione. L' autore invecc della tnemoria, drs lonsa. vi- ta brevis i forse considerando che analoghi lurbamenti di fuozione possono derivare da differenti lesioni, cer- c6 i caratleri costanti della flogosi, piu che in quelli di necessity variabili, nelle alterazioni sensibili di tessulo. Tre sono le fonli a cui e possibile di attinge- re questi caratteri costanti, e a tutte tre egli ricorse. Studio le mutazioni che incontrano gli esterni tessuti dell'uomo presi da flogosi, p. e., la congiuntiva, e qua- lunque visibile parte degli animali, in cni si provochi artiGciosamente quel morbo ; per ultimo le alterazio- ni che negli organi rimangono dopo la morte di chi sofhi infiammazione ne' varii suoi stadii. Riferi sem- pre anche le piu accurate osservazioni microscopiche. Indico le relazioni di questo triplice ordine di falti che mauifestano i caratteri costanti, coi sintomi locafi e generali che si osscrvano nei maiali , comprese an- che le mutazioni nei sangue. Estese i suoi esami ai prodotli dell 1 infiammazione, e slabili le diflferenze tra essa, la stasi cadaverica e la tifosa. Determine) gli sta- dii, i caratteri costanti di ciascuno, e fisso quelli che — 349 — svaniscono nel cadavere, e quelli che restano inalte- rabili. L'autore sciolse dunque compiutamenle il que- sito, perche determind in geuerale i segni costanti della flogosi, dal piu debole grado al piu forte, in qua- lunque parte, organo, o sistema, o tessuto, tanto nel cadavere come nelluomo vivente, per quanto possono nelf ultimo maniiestarla gli esterni segni, e addito pu- re il procedimento alia guarigione. Stabilite da lui le niateriali condizioni della flogosi, cioe i suoi caratteri costanti, vengono tolte le controversie se un tal gene- re di malattie appartenga alia famiglia delle llogosi, rimanendo quelle sole incertezze che non si possono evitare nelle applicazioni de' principii a casi partico- lari. Perche 1 Istituto non pretese, non domaudo, ne poteva pretendere e domandare che, stabilite le con- dizioni materiali, cioe i caratteri costanti della flogo- si, si rendesse facile e possibile di averne indizio in ogni singolo caso, si rendesse facile un' arte per sua natnra difficile, che addomanda ognora molta diligen- za e perspicacia di osservazione. L Istituto cerco di togliere le controversie di scienza, chiedendo i costanti caratteri dell'infiamma- zione, ossia le alterazioni di tessuto riconoscibili dai sensi, senza di cui linfiammazione non esiste, e l'au- tore fece il dovere suo nella prima parte del lavoro. Ed ha fatto anzi di piu, appiicando quelle idee gene- ral! ad una importaute serie di flogosi speciali che at- — 350 — taccano uno dei piu imporlanli apparati organici, co- me e il respiratorio. Addito cosi una strada per os- scrvare quelle degli altri sistemi organici, poiche in questa parte speciale espose nun solo le cognizioui a- natomicbe e microscopicbe, ma le basi diagnosticbe piu sicure che la moderna mediciua ba introdotte, e tutte le illustrazioni della cbimica organica dale sino al di d oggi. Cbe se noi non possiamo rispondere dell esat- tezza di tulte le particolari osservazioni delf aulore, percbe non ci siamo fatti a ripeterle, e se alcune, co- me per esempio quelle della qnantita dei globuli sau- guigni nelle flogosi o delle cause della colenna, non sembrano aflfatto giusle, o forse sono contradditorie , dobbiamo avverlire cbe formano un omamenlo, non parte integrale del lavoro; cbe ancbe senza di quelle resterebbe consono al tenia. Nello svolgere il quale V autore mantenne una coerenza di principii, cbe dinota convincimento generato dalla uniformila de' risulla- menli delle proprie ed altrui osservazioni. E ci6 ad onta cbe lo scritto si vegga manifestainenle esteso da cbi bene non conosce I 1 italiano idioina , dal quale di- fetlo furse originauo le inesattezze cbe abbiamo di so- pra notate. Per tali considerazioni noi giudicbiamo cbe il quesito dell' Istitulo sia stato sciolto nclla Memoria, Arslonga^ vita Z>rew, cbe questa rneriti di essere pre- — 35 i - miata, non soloperche la migliore delle presentate al con- corso, ma perche ancora, fondandosi sullabase piu cer- ta, e percio meno contrastabile del fatto anatomico, con- duce alia scientidca couoscenza della infiammazione, e incammina i pralici su una via di osservazione, nella quale o cesseranno le controversie o condurranno a piu utili risultamenti. L'altro membro della Commissione, il prof. Gia- couiini, non pote concorrere nel vote de'suoi colle- gia. A parer suo le mire del programma, secondo die e dichiaralo nel principio, tendevano a togliere le con- Iroversie ciie regnano fra i medici e ad ofTrir modo accio i palologi venissero di unanime accordo a defi- nire i caratteri sensibili della flogosi, e pesarne l'ira- porlanza e clinica validita. Non poteva essere intenzio- ue del programma il chiedere un nuovo trattato sulla infiammazione, ne 1' aspettarsi che i caratteri costanti della infiammazione venissero deteraiinati a priori^ poiclie sopra nessun altro argomento quauto sopra la iuGammazione hanno tanto e cosi sapientemente scrit- lo i moderni , e nessuno di lali scrittori ha mancato di dare i caratteri costanti della flogosi che si prese a modello. II concetto d' infiammazione e puramente convenzionale. Da quel primo tipo che fu preso, e corrisponde al flemmone , si sono mano mano disco- slati i medici, e ne estesero, qual piu qual meno, il significato. Cosi qualche celebrato autore comprende nella f'amiglia delle flogosi tutfc quelle malattie clie sono accompagnate da febbre (Tommasini) ; per qual- che altro, a giudicare di flogosi, basta la febbre ancbe non cootinua (iVTongellaz) ; per qualche allro basla la formazione di un morboso prodotlo si fluido che so- lido, e nelle membrane biancbe e transparent i il sem- plice opacamentu (Broussais). Altri per contrario, re- stringendo il concetto di flogosi a poche morbose con- dizioni speciali, accusano i primi di vedere llogosi ove non sono, declamano conlro la flogoso-mania ecc. Nes- suno fin qui prese in convenienle disamina queste varie maniere convenziouali di ravvisare lo stato llo- gistico. Molti scrivono e parlano di flogosi, partendo da un tipo clie non e quello degli altri; onde le con- troversie dei medici, dicliiarando alcuni d indole in- fiammatoria questa o quella malattia , mentre altri la tengono d' indole aflatto diversa. Mancava che i carat- teri dclla flogosi, assegnati dai varii piii celebrati au- lori nella serie di quelli cbe danno al processo ilogi- slico una grande e forse sovercliia estensione, e di quelli che la danno il piu possibile ristrelta, venissero posti a intimo confronto, per trarne quelli piu costan- ti che giova ritenere per la migliore inlerpretazione dei fenomcni morbosi, e pel clinico esercizio. II delerminare adunque i caratteri costanti del- I iufiammazioue, voluto dal programma, non pc»teva venire che come corollario di un critico esame di — 553 — quelli su 1 quali si aggirano le mediche controversie. Ora questo critico esame non s'e fatto da nessuoo dei concorrenti; ciascuno ha stabilito dellinfiamttiazione quel tipo che conveniva alle sue viste, dichiaraudo nou flogistiche tutte quelle malattie che da quel tipo si discoslauo. Cosi ha falto per esempio 1'autore della Memo- ria, Amplissima vocabull injlammationis signification col suo coufronto fra I'encefalite e 1 entente, ed il tifo e la febbre tifoidea, fra la clorosi e l'arterite, Ira la flebite e lo scorbuto. Le controversie, alle quali allu- deva il programma, sono appunlo intorno a simili ar- gouienti ; se il tifo, per esempio, e la febbre tifoidea sia una di versa forma di encefalite, come alcuni au- tori pretendono ; se sia una special forma di gastro- enterite la febbre gastrica; se la clorosi sia una varieta di lenta arteriteecc. II portarein campo che fa l'auto- re la diflferenza de'sintomi e dell'andameulo non prova che non possano essere malattie appartenenti alia stes- sa famiglia, dappoiche ogui pratico sa quanta difleren- za di fenomeni sia fra la parotite, per esempio, la pe- ritonite, la peripneumonia, fra il flemmone, fra il fo- runcolo, fra la resipola, che sono tutte malattie infiam- matorie, e fra il flemmone di una parte o di un grado, e quello di un'altra parte e di altro grado, e in un individuo e in un altro individuo. L' argomento addolto della ditferenza della cura Vi. 4 5 — 35i - a combattere queste varie affezioni non ha maggior valore, iuiperocche egli e innegabile die la cura della stessa infiammazione puo esigcre differenti inezzi nei diversi suoi gradi e sladii, e ne' varii individui, e nel- le varie circostanze. Lanalogia daltronde dei mezzi curativi e uno degli argomenli, che sogliono addurre, a sostenere 1' indole infiammatoria di alcune malattie, quelli che inclinano a dare al concetto della flogosi un siguificato piu esteso. I/autore di quesla Menioria ha supposto dimo- stralc) quello che era da dimostrarsi, che cioe fra quel- le malattie vi sia, e i medici concordino nell'arnmet- terla, una essenziale differenza di natura. Egli e par- tilo da quel punlo al quale doveva condursi colle sue invesligazioni, ed uscl aflatto dallo spirito del propo- sto tema. Nelle stesse mende e caduto lautore della Me- nioria Possibil cosa e mai, il quale oltre a ci6 ha pre- teso di dare una nuova norma per classiGcare le ma- lattie, e diede in quella vece que' principii che i no- sologi insegnano a specificarle individualmente j in- trodusse per carattere essenziale della ilogosi un intlmo cambiamento molecolare non visibile ne ar- gomentabile dalle cagioni, con che le coulroversie sarebbero anzi cresciule che tolte \ afifermo senza pro- ve che nelF infiammazione i nervi si veggono io- grossati, e si scorgono nuove fibre \ e parlando delle — 335 — fonli di errore ne! giudicar flogisticbe alcune mala! tie, porta delle avventate, irreverenti e gratuite afferma- zioni. Finalmente tra le fonti di errore pone il consi- derare come principale la flogosi , quaudo uon e che una complicazioue di altra malattia; e questo argo- mento appunto suolsi usare a provare il coutrario da quei medici che inclinano ad estendere il concetto di flogosi. Poiche dicono essi, gli avversarii della flogosi, qnando sono costrelti a riconoscere presenti gli esili flogistici in questa o quella malattia da loro giudicala di altra indole, si danno alia facile scappatoja di di- chiarare quella flogosi per una mera complicazione, quand'anche sia quella che uccise l'inferrno. Non esi- to percio a dichiarare anche questa Memoria, confor- memente al parere dei miei colleghi, immeritevole di premio. Quanto alia Memoria An longa, vita brevis^ e piu di tutte lontana dallo spirito del quesito, e l'autor suo non fa che dare un' idea fisiologico-anatomica del processo infiammalorio piu comune e meno contro- verso di una membrana, come della congiuntiva. Egli stabilisce a priori come principio inconcusso, che la stasi del sangue nei vasi capillari sia necessaria perche vi sia flogosi. Posto il quale principio, si dornandera se quei tessuti bianchi, che non ammetlono globuli rossi ne loro vasi, non siano suscettivi d' infiammazio- ne, e se gli animali a sangue bianco vadano esenti da — 5")G — malaltie Jnfiammatorie. Si domandera se la sostanza nervosa , ossea ecc. nella infiammazione presentera quella stasi, quello stravaso, quel secondo trasudamen- to che vuole l'autore? La membrana interna delle ar- terie, per esempio, e uno di que'tessuti ne quali i vasi non amnteltono sangue rosso, ed e uno di que'tessuti che danno sovente motivo a quislioni se siano o no infiammali, onde alcuni parlano cosi di frequente di ar- teriti, ed alt ri ne negano perfino la possibility. Una ben ordiuata soluzione del quesito avrebbe dovuto togliere siniili controversie, e questa Memoria certamente nol fece, che limilo i suoi studii ad una sola forma d' in- fiammazione ; nella quale inoltre, anziche dare i richie- sti caralteri costanti pei quali pos